Riviviamo in tv i 33 giorni di Papa Luciani. Lunedì 11 alle 13,10

6 agosto 2015 Foto e video story

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Il 6 agosto del 1978 a Roma muore papa Paolo VI, nel cuore di una delle estati più fredde del XX secolo. Per l’elezione del nuovo pontefice serviranno venti giorni, finché il 26 agosto diventa Papa l’allora Patriarca di Venezia: Albino Luciani, il “Sorriso di Dio”, l’uomo semplice arrivato dalle montagne del Veneto che scelse come nome quello di Giovanni Paolo I.

Proprio a lui, il giornalista Massimo Bernardini dedicherà la puntata di lunedì 11 agosto del suo programma Il tempo e la storia, in onda su Raitre alle 13.10. Si tratta di uno speciale che ripercorre i 33 giorni del brevissimo pontificato dello sfortunato Luciani.

Ad accompagnarci in questo viaggio nel tempo è il professor Alberto Melloni, storico italiano e studioso della storia del cristianesimo. Il racconto si apre con la ricostruzione del Conclave del 25 agosto del 1978: il primo che si svolge quasi in diretta mondiale sotto gli occhi delle telecamere dei telegiornali internazionali. 

La scelta di Luciani, caso unico nel Novecento, avviene quasi all’unanimità: ottiene, infatti, 101 voti su 111 pur non essendo considerato favorito, vista la forte candidatura del cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova. 

La sua prima decisione è già storica: il doppio nome, Giovanni Paolo. Spiega il professor Melloni: «Il nome è singolare e apre una questione. Infatti, da una decina di secoli, i papi cambiano nome prendendo il nome di un santo della chiesa di Roma e lui sceglie quello di due santi: il Papa che aveva iniziato il Concilio Vaticano II e quello che lo aveva chiuso, rifiutando così una logica di contrapposizione e “cucendo” i due nomi che poi Giovanni Paolo II ha creduto necessario mantenere». Così la storia scopre quel Papa semplice, umile, che si comporta quasi come un curato di campagna: non a caso sceglie come suo motto la parola “Humilitas”, che vuol dire “Umiltà” in latino. Un Pontefice per certi versi vicino a papa Francesco, infatti come Bergoglio oggi, anche lui cerca di modernizzare la Chiesa: Luciani rinuncia alla “sedia gestatoria” e all’uso del “plurale maiestatis”, ossia il “Noi”, inizia a occuparsi di temi vicini alla gente come il lavoro, la famiglia, le questioni finanziarie. E suscitando, in qualche caso, una certa irritazione da parte degli ambienti religiosi più conservatori. «Luciani – aggiunge Melloni – ha la capacità di essere sincero e quello che dice fa. Questo stile dimesso e disadorno è ciò che crea intorno a lui dissensi e consensi, ma ci sono un paio di nuclei nella chiesa molto radicali e netti: la questione del denaro e della morale familiare. Chi lo elegge, chi lo sceglie sa che lui ha un rigore tutto suo». Tutto fino alla triste morte: a poco più di un mese dall’elezione, il suo fisico debole (già dall’infanzia aveva rischiato la vita) cede. Una scomparsa dolorosa circondata anche da tanti misteri… 

Appuntamento con la trasmissione Il tempo e la storia
Raitre lunedì 11 agosto ore 13.10.

di Matteo Valsecchi

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