La sfida del Papa ai clan di Ostia per il Corpus Domini

6 giugno 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Dobbiamo ammetterlo: chi, come la sottoscritta, vive a Roma, domenica scorsa ha provato un attimo di sgomento nel vedere papa Francesco celebrare la messa nella solennità del Corpus Domini non sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, com’era tradizione da quarant’anni, ma nella parrocchia di Santa Monica a Ostia. Per non parlare della processione che, dopo la messa, si è snodata per le vie del decimo municipio in direzione Idroscalo: il luogo tristemente noto per il feroce assassinio di Pier Paolo Pasolini, e non per via Merulana, la strada che collega il complesso del Laterano alla basilica di Santa Maria Maggiore. 

Tuttavia è stato, come dicevamo, solo un attimo perché è bastato ricordare quanto le periferie, umane ed esistenziali, siano il centro del pontificato di Bergoglio. E ci si è quindi resi conto che il Papa non avrebbe potuto scegliere per la celebrazione luogo migliore di Ostia, da tempo sulle prime pagine dei giornali per la cortina di illegalità, paura e omertà che la avvolge da anni, spesso nel disinteresse delle istituzioni. 

Come il Corpus Domini, cioè la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, offre all’uomo la salvezza, così la celebrazione di domenica scorsa ha offerto a Ostia la speranza che una salvezza è possibile anche per il martoriato lido di Roma. Naturalmente a certe condizioni: «L’ampio lido di questa città richiama alla bellezza di aprirsi e prendere il largo nella vita. Ma per far questo occorre sciogliere quei nodi che ci legano agli ormeggi della paura e dell’oppressione. Gesù desidera che siano abbattuti i muri dell’indifferenza e dell’omertà, divelte le inferriate dei soprusi e delle prepotenze, aperte le via della giustizia, del decoro e della legalità» ha detto Francesco durante l’omelia, invitando i presenti (alla messa e alla processione hanno partecipato circa diecimila persone) a non lasciarsi paralizzare dalla paura proprio in nome del Corpo di Cristo: «L’Eucaristia invita a lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, a non rimanere zavorrati sulla spiaggia in attesa che qualcosa arrivi, ma a salpare liberi, coraggiosi, uniti». 

Naturalmente Gesù non ci lascia soli. Anzi, ha sottolineato Francesco, Gesù è impegnato a prepararci qualcosa di buono. Un posto e un cibo nella vita, a volte complicata, che viviamo oggi: «Gesù prepara un posto, molto più degno della “grande sala arredata” del Vangelo. È la nostra casa spaziosa e vasta quaggiù, la Chiesa, dove c’è e ci deve essere posto per tutti». Ma ci prepara, ha ricordato Francesco, anche un posto e un cibo nella vita futura: «Ci ha riservato anche un posto lassù, in Paradiso, per stare insieme con Lui e tra di noi per sempre. Oltre al posto ci prepara un cibo, un Pane che è Lui stesso. È il pane del futuro, che già ora ci fa pregustare un avvenire infinitamente più grande di ogni migliore aspettativa. È il pane che sfama le nostre attese più grandi e alimenta i nostri sogni più belli. È, in una parola, il “pegno” della vita eterna: non solo una promessa, ma un pegno, cioè un anticipo, un anticipo concreto di quello che ci sarà donato». 

Per Bergoglio, insomma, l’’Eucaristia è la “prenotazione” del Paradiso: «È Gesù, viatico del nostro cammino verso quella vita beata che non finirà mai. Questi due doni, il posto e il cibo, sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia. Cibo e posto». 

Naturalmente anche noi dobbiamo fare i nostri preparativi: «Gesù non predilige luoghi esclusivi, ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi». In che modo? Francesco non ha dubbi: «Tutti conosciamo delle persone sofferenti, bisognose. Noi che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli, riversando nel mondo l’amore che attingiamo dal Signore. L’Eucaristia nella vita si traduce passando dall’”io” al “tu”». 

Al termine della messa, ha preso il via la processione che ha portato il Santissimo Sacramento, racchiuso in un ostensorio sottostante un baldacchino, fino alla parrocchia di Nostra Signora di Bonaria. Papa Francesco, che a tratti è apparso soffrire un po’ il gran caldo, non ha percorso il tragitto (poco più di un chilometro) a piedi ma è andato in auto e ha atteso i fedeli nel parcheggio di via della Martinica, vicino alla chiesa, dove ha impartito la benedizione solenne.

COSA SI CELEBRA NEL CORPUS DOMINI

Nella solennità del Corpus Domini celebriamo il Corpo del Signore, cioè la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Le origini della festa risalgono al XIII secolo quando a Liegi, in Belgio, la beata Giuliana di Retine, priora del Monastero di Monte Cornelio, ebbe una visione mistica che fu interpretata come la rappresentazione della mancanza nella Chiesa della solennità in onore del Santissimo Sacramento. Il suo direttore Giovanni di Lausanne presentò al vescovo la richiesta di introdurre questa solennità. L’approvazione arrivò nel 1246, mentre l’11 agosto 1264, papa Urbano VI emise la bolla “Transiturus” che estendeva la solennità a tutta la Chiesa, collocandola il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste, sessanta giorni dopo Pasqua.

LA PREGHIERA CHE PAPA FRANCESCO HA RECITATO AL TERMINE DELLA MESSA

Vieni, Signore, a visitarci.

Ti accogliamo nei nostri cuori,

nelle nostre famiglie, nella nostra città.

Grazie perché ci prepari il cibo della vita

e un posto nel tuo Regno.

Rendici preparatori attivi,

portatori gioiosi di Te che sei la vita,

per portare fraternità, giustizia e pace

nelle nostre strade. Amen.

ECCO PERCHE’ PAPA FRANCESCO HA TUONATO CONTRO I CLAN DI OSTIA

Agli occhi dell’Italia intera la “questione Ostia” si è svelata in tutta la sua complessità e nella sua gravità probabilmente solo alla fine dello scorso anno. Nel pomeriggio di martedì 7 novembre 2017, per essere precisi, quando Roberto Spada ha sferrato una ormai celeberrima testata in faccia al giornalista Daniele Piervincenzi, inviato del programma di Raidue Nemo - Nessuno escluso, aggredendo anche Edoardo Anselmi, il cameraman che era con lui.

Roberto Spada fa parte di una famiglia – gli Spada di Ostia, appunto – che negli anni si è praticamente impadronita di Ostia, la “frazione” di Roma che si affaccia sul mare (Lido di Ostia, com’è il suo nome ufficiale, è il X Municipio di Roma Capitale e ha circa 85mila abitanti).

In quel giorno di novembre Spada non aveva gradito l’insistenza con cui il giornalista gli chiedeva conto di rapporti con Luca Marsella, che aveva partecipato alle elezioni municipali (le prime dal 2015, anno in cui il Municipio fu commissariato a seguito dell’inchiesta su “Mafia Capitale”) come candidato di tre liste di estrema destra, la principale tra le quali apparteneva al movimento politico  CasaPound. 

L’episodio ha suscitato finalmente l’attenzione di tutti su una realtà denunciata da tempo. La testata, infatti, non è stato certo il primo episodio violento e intimidatorio avvenuto a Ostia, ma l’ennesimo di una lunga serie.

Questa attenzione non si era accesa nemmeno anni fa, quando si era scatenata quella che può essere considerata una guerra, con tanto di morti ammazzati in strada tra clan in lotta per controllare le attività criminali più redditizie, dall’usura all’estorsione e al traffico di stupefacenti. 

A dare il via al “conflitto” era stato, nel 2002, l’omicidio di Paolo Frau, già esponente della Banda della Magliana. I nomi dei clan in guerra sono noti da tempo: gli Spada, i Fasciani e i Triassi sono i clan che da anni si affrontano a colpi di vendette e ritorsioni, senza dimenticare, come dicevamo, la Banda della Magliana, che ha ancora propaggini in cerca di affari, naturalmente illeciti.

Per capire quanto i criminali siano ormai inseriti nel tessuto sociale di Ostia, basta rivedere le interviste fatte subito dopo l’aggressione a Piervincenzi.

Molti abitanti di quartieri ormai diventati roccaforti dei clan, si sono schierati dalla loro parte. 

Nelle parole di queste persone, le “famiglie” avrebbero il merito di offrire ciò che le istituzioni non sono in grado di dare: casa (tramite loro passa l’assegnazione di numerosi alloggi popolari, grazie anche alla “distrazione” di chi dovrebbe occuparsene ufficialmente), lavoro e perfino “assistenza economica”. È stato detto più volte, per esempio, che Roberto Spada lasciava frequentare gratuitamente la palestra che gestiva (in locali del Comune) a chi non poteva pagare la retta. 

 Chi segue le cronache sa che quasi non c’è attività su cui gli Spada e le altre famiglie non abbiano messo le mani, direttamente o attraverso il pagamento del pizzo: bar, ristoranti, chioschi, attività commerciali e portuali… Per non parlare degli stabilimenti balneari che a Ostia costituiscono da sempre il boccone più ghiotto. È contro tutto questo che domenica Francesco ha fatto sentire la sua voce, esortando ad abbattere il muro della paura e dell’omertà una volta per tutte.

di Tiziana Lupi

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