Quando papa Francesco torna a fare il parroco

27 maggio 2017 Mondo di Francesco

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Credit Osservatore Romano

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In un gesto c’è il cuore del Papa. Raccontare le “sorprese” di Francesco nei suoi Venerdì della Misericordia (che lui ha voluto far proseguire oltre la chiusura del Giubileo straordinario) è ogni volta come entrare nel profondo del suo animo di parroco, del suo amore per il popolo di Dio. La “sorpresa” si rinnova nel pomeriggio di venerdì 19 maggio.

A Roma è scoppiato il caldo, ma l’auto del Papa non va a Ostia per cogliere la brezza che c’è sempre al mare. Il piccolo corteo è quello delle “sorprese”, è lo stesso team che ha sempre seguito Francesco nelle sue sortite non annunciate. C’è il comandante della Gendarmeria Domenico Giani; ci sono monsignor Rino Fisichella e il segretario monsignor Francesco Spinelli; ci sono Francesco Sforza, il fotografo dell’Osservatore Romano, e Cesare Cuppone, il cameraman del Centro Televisivo Vaticano che segue sempre il Papa. 

La destinazione è decisa da almeno una settimana, ma finora è stata tenuta segreta: si va ai palazzi del condominio di piazza Francesco Conteduca 11, zona di Ostia Levante. Qui attende don Plinio Poncina, parroco di Santa Maria Stella Maris, una delle sei parrocchie di Ostia, che con le sue attività è un riferimento per la comunità e un punto di aiuto per tanti. 

Don Plinio è l’unico a sapere della grande sorpresa, l’unico nella zona che non dorme da una settimana in attesa del Papa. Ma in parrocchia non ha tradito l’ansia. Ha continuato a fare tutto come sempre. E dunque ha appeso nella bacheca del condominio l’annuncio della benedizione delle famiglie. Certo, solitamente si fa prima di Pasqua, ma su questo non ci sono regole stringenti.

Venerdì pomeriggio, dunque, tutto è quieto in questi palazzi, ex case popolari costruite negli anni Cinquanta. Poi due, tre persone vedono una veste bianca: è il Papa!? È il Papa! Non trattengono la felicità, iniziano a dirlo a tutti, e la notizia vola nel quartiere

Il primo incontro di Francesco è con una donna che gli bacia la mano, mentre il suo bimbo continua incurante a mangiare il gelato. «Guarda, amore: è il Papa!», dice lei al piccolo, e Francesco sorride di fronte alla spontaneità del bimbetto, che è voltato di spalle ma che la mamma fa girare per un saluto. 

È un’emozione vera e per questo molti, quando aprono la porta, non trattengono le lacrime. Il Papa sorride dinanzi a tanta gioia, dà la benedizione e poi dedica qualche minuto a ciascuno. 

Francesco si muove proprio come un parroco: nelle due palazzine che visita (sono la A e la D, quelle con l’ascensore) bussa a ogni porta e aspetta. Alcuni non ci sono, altri non rispondono, altri ancora aprono la porta, ed ecco l’incontro. 

È un incontro con le fatiche della vita, con donne sole, con anziani che l’avevano visto solo in tv, con papà rimasti a casa mentre le mamme sono al lavoro, con stranieri che hanno la speranza e la voglia di una vita nuova e migliore, con bambini che lo guardano con l’imbarazzo che si riserva all’ospite importante.

Francesco accoglie nel suo sguardo di pastore l’umanità di tutta questa gente. Spiega di aver voluto rispettare l’orario di silenzio in cui i condomini riposano dopo il pranzo, come recita il cartello all’ingresso del palazzo, e dona a ognuno un rosario. 

Don Plinio racconta che c’è chi si è alzato dal letto dopo un’operazione, solo perché c’era il Papa, e di chi, piangendo, si è sentito toccato dalla grazia di avere Francesco in casa e di poter pregare con lui. 

«Oddio, come sono contenta!», dice una signora, che fissa il Papa dritto negli occhi per vedere se davvero è lui, e gli accarezza il braccio. 

Fuori dal condominio, intanto, si accalca gente per salutare papa Bergoglio. Ci sono anche i bambini che si stanno preparando per ricevere la Comunione; hanno portato i cartelli coloratissimi nei quali raccontano l’amore per Cristo e cantano Tu lo sai che ti voglio bene, la canzone che richiama le parole di Pietro dette a Gesù, per salutare il Papa e ringraziarlo della visita. 

C’è ancora tempo per fotografie, saluti, richieste di benedizioni per famiglie in difficoltà… Ma ci sono anche tanti che promettono di pregare per Francesco e per la sua rivoluzione della tenerezza, che sta cambiando il cuore di molti con gesti come questo. 

Al momento dei saluti il Papa ha poche inequivocabili parole per il sacerdote che lo ha “ospitato”: «Grazie, don Plinio». È un grazie inatteso per avergli permesso per un giorno di fare il parroco, di stare vicino alla gente, mettendosi dalla loro parte, vivendo in un certo senso ciò che, a 16 anni, lui stesso visse nel suo cuore dicendo sì alla chiamata di Gesù. 

Parlando di quel giorno (era il 21 settembre 1953) Francesco ha ricordato: «Fu lo stupore di un incontro con qualcuno che ti sta attendendo». Lo stesso meraviglioso stupore vissuto dai condomini di Ostia.

di Benedetta Capelli

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