Quando papa Francesco sentì la sua vocazione

7 settembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Abbiamo visto che un tema dell’insegnamento di papa Francesco all’udienza è stato quello del rapporto che c’è tra il gioioso ricordo della vocazione che ciascun cristiano dovrebbe portarsi dentro («Il vento della letizia che ciascuno porta nel cuore») e la speranza. 

Chi ricorda il momento della vocazione ha una fiamma con cui può ravvivare la sua speranza, perché si ricorda di Gesù e del suo fuoco d’amore.

E proprio tra pochi giorni Francesco avrà un’occasione in più per ricordare la sua vocazione. Il 21 settembre saranno 63 anni esatti dal giorno del 1954 in cui il Signore fece «cadere da cavallo» (parole del Papa…) il diciassettenne Jorge Bergoglio.

Martedì 21 settembre 1954, Jorge era uno studente d’istituto tecnico che  puntava al diploma di perito chimico e che stava raggiungendo gli amici per una scampagnata nella Giornata dello studente, la festa argentina per l’inizio della primavera.

Poi che cosa successe? È storia: Jorge passò davanti alla sua parrocchia, San José de Flores, e senza alcun motivo particolare entrò. E tutto cominciò. 

Ma lasciamo il racconto a come lo rievocò lui stesso, in una lettera di diversi anni fa. “Il 21 settembre 1954 mi fecero cadere da cavallo (è un riferimento alla conversione di san Paolo, caduto da cavallo sulla via per Damasco, ndr). Nella mia parrocchia ho conosciuto padre Carlos  Duarte Ibarra e per caso mi sono confessato con lui… E lì – senza che io stessi al banco delle imposte come faceva Matteo, che era il santo che si festeggiava quel giorno – mi aspettava il Signore miserando et eligendo (“Lo guardò con amore e lo scelse”: oggi questo è il motto di Francesco e indica l’atteggiamento di Gesù verso Matteo quando lo “chiama”, ndr). Lì non ho avuto dubbi che dovevo essere sacerdote. La vocazione, però, l’avevo sentita per la prima volta nell’ultimo anno delle elementari, e ne parlai anche con un famoso “pescatore di vocazioni”, padre Martìnez… Ma poi cominciai la scuola secondaria e… Ciao!”.

In pochi anni, però, la sensazione della vocazione di un bimbo diventò la certezza della chiamata nel giovane che sarebbe diventato Papa.

di Enrico Casarini

QUANDO IL SIGNORE PARLA AL CUORE: CHE COSA E’ LA VOCAZIONE

La parola “vocazione” viene dal verbo latino “vocare”, cioè chiamare: i termini “vocazione” e “chiamata”, infatti, sono usati come sinonimi.

Il credente “chiamato” deve dare una risposta concreta, ovvero orientare tutta la propria esistenza secondo il Vangelo. 

Con la vocazione Dio suscita nel cuore della persona un profondo desiderio di amore e di donazione di sé, che si può esprimere in varie forme di vita. La vocazione, infatti, non è solo preludio al sacerdozio. 

Può essere una chiamata alla vita religiosa contemplativa (monaci, monache) o apostolica (suore, frati), alla consacrazione laicale (persone che emettono privatamente i voti di povertà, castità e obbedienza), all’Ordo Virginum (donne che promettono castità e obbedienza al proprio vescovo), al matrimonio, al diaconato permanente (uomini sposati e no che si mettono a servizio della diocesi ricevendo un’ordinazione), alla vita eremitica, alla missione, al volontariato…

il Signore “parla” a ciascuno in vari modi: attraverso la sua Parola, la preghiera, i sacramenti ricevuti (nel caso di papa Francesco fu la confessione…), le vicende della vita, la mediazione di padri o madri spirituali… L’importante è saper cogliere i segni che svelano quale sia la propria vocazione e farsi guidare nella loro interpretazione. (Laura Badaracchi)

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