Quando lo chef è una guardia svizzera

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(credits: Getty Images)

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Ingredienti per un “piatto saporitissimo. Prendere una giovane guardia svizzera con un “passato” da cuoco di talento; aggiungere ricette per tutti i gusti e da tutto il mondo, foto straordinarie e curiosità sui luoghi del Vaticano; mescolare il tutto in un libro con i piatti preferiti di alcuni Papi e alcune delle personalità della Città del Vaticano… E il successo è servito!

La giovane guardia è David Geisser, nato nel 1990 a Wetzikon, cittadina della Svizzera tedesca. Lui (con l’aiuto di Daniel Anrig, comandante della Guardia Svizzera, del sergente Erwin Niederberger e della fotografa Katarzyna Artymiak) è l’autore del libro di cucina Päpstliche Schweizergarde – Buon appetito (Guardia svizzera – Buon appetito), pubblicato con gran successo in Svizzera e Germania (dalla casa editrice Weber) e atteso per il 2015 in italiano. Geisser ha un passato da cuoco di successo: dopo aver deciso, due anni fa, di donare la sua vita al Papa, con questo libro ha ritrovato la sua passione.

David, perché si è arruolato?
«Ho desiderato diventare guardia svizzera fin da bambino: mio padre era nella Guardia e mi raccontava tante storie, aveva tanti ricordi legati a questo mondo…».

Che cosa vuol dire essere al servizio del Papa?
«Ich bin Gardist, io sono una Guardia Svizzera! Servire il Papa e la sua Chiesa come guardia è la mia missione ed è un grande onore»,risponde David fierissimo.

Lei era un cuoco professionista: nella Guardia Svizzera ha tenuto lo stesso incarico?
«Io sono un alabardiere e in cucina lavoro solo in occasioni speciali: a volte sostituisco le suore polacche che cucinano per noi. Sennò svolgo il servizio ordinario in uniforme».

Com’è nata l’idea del libro?
«Al reclutamento, il comandante Anrig mi domandò perché desiderassi diventare guardia svizzera. All’epoca ero un cuoco già affermato, avevo scritto due libri di cucina, avrei potuto proseguire quella carriera… Ma risposi che desideravo da sempre diventare una guardia e che, per il momento, avrei rinunciato volentieri alla cucina. Poi, però, mi chiese se ero disposto a scrivere un altro libro proprio per il Corpo.  Naturalmente dissi di sì, visto che la cucina è la mia passione, e ho iniziato a scrivere, facendo le ricette nel tempo libero. Bella sfida!».

Che cosa troviamo nel libro?
«Molte cose. Per esempio c’è la presentazione dei nostri ufficiali con le loro ricette preferite, ci sono i piatti preferiti di varie personalità del Vaticano come il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e il prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gänswein… Si parla della vita delle guardie svizzere quando sono fuori servizio… Ci sono anche i sapori che ricordano i santi patroni del Corpo, san Nicola de Flüe, San Martino e San Sebastiano, e ci sono le preghiere che i soldati del Papa recitano prima di mangiare. Poi c’è una sezione dedicata ai piatti di tutti i giorni, una con i piatti per le occasioni speciali come la cerimonia di giuramento, e una con gli spuntini per i soldati. Ho fatto molte interviste per conoscere i vari gusti e tutti sono stati molto gentili. Poi ci sono le foto, molto importanti: in un libro di cucina l’occhio vuole la sua parte».

Cosa pensa della cucina romana e, in generale, di quella italiana?
«Ho provato tanti ristoranti a Roma: la cucina qui mi piace tanto e amo la cucina italiana. Apprezzo sia la pasta sia i risotti. E poi adoro Roma, la sua cultura, lo stile di vita: è semplicemente fantastica».

Mercoledì, dopo l’udienza generale, ha dato il libro a papa Francesco. Lo abbiamo visto sorridere: che cosa le ha detto?
«Era molto contento, anche del menù argentino che ho pensato per lui e ho sperimentato in suo onore. Si è congratulato e si è fermato con noi a sfogliare il libro».

Com’è il menù argentino che ha ideato ispirandosi al Papa?
«Ho pensato di iniziare con empanadas (dei fagottini di pasta fritti o al forno, con una infinità di ripieni possibili, ndr) accompagnate da un’insalata di peperoni, poi ho proposto la colita de cuadril e infine il dulce de leche, che Francesco – ormai lo sappiamo – ama molto».

Non è l’unico menù a tema…
«C’è un menù bavarese per Benedetto XVI, con insalata di salsicce di Regensburg e torta di ciliegie (ama i dolci!), e c’è un menù polacco per Giovanni Paolo II, che avrebbe potuto apprezzare molto il rollè di manzo con cavolo rosso».

E una ricetta per i lettori di “Il mio Papa”?
«Un piatto tipicamente svizzero: il rösti di patate»

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