Poveri in prima fila al concerto in Vaticano

7 maggio 2015 Foto e video story

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22/06/2013, Roma-aula Paolo VI, concerto La sedia che Francesco lasciò vuota (credits: Getty Images)

22/06/2013, Roma-aula Paolo VI, la sedia che Francesco lasciò vuota al concerto per l’Anno della Fede (credits: Getty Images)

Papa Francesco lo aveva dichiarato appena dopo la sua elezione: «Vorrei una Chiesa povera e per i poveri». E allora forse pochi hanno capito bene cosa intendesse. Di certo, nessuno avrebbe mai immaginato quello che accadrà giovedì 14 maggio per il Concerto della solennità dell’Ascensione, organizzato al fine di sostenere le opere di carità del Pontefice e con il patrocinio dell’Elemosineria Apostolica.

In quell’occasione, infatti, nell’aula Paolo VI in Vaticano, ad assistere in prima fila all’esibizione dell’Orchestra Filarmonica SalernitanaGiuseppe Verdi”, diretta da Daniel Oren, e del Coro della Diocesi di Roma, diretto da monsignor Marco Frisina, non ci saranno autorità e rappresentanti delle istituzioni in abito scuro. Bensì senzatetto, migranti e famiglie disagiate delle periferie romane, chiamati attraverso associazioni di carità e di volontariato.

Un parterre sicuramente poco abituato alle prime teatrali e alle sale da concerto, ma perfettamente in sintonia con il titolo della manifestazione che, in maniera a dir poco eloquente, si chiama “Con i poveri e per i poveri”. Ancora una volta, dunque, Francesco non ha perso l’occasione per dimostrare che la solidarietà non può tradursi solo nell’elemosina, in quella moneta lasciata distrattamente nella mano di qualcuno che, magari, nemmeno guardiamo, ma deve significare attenzione e condivisione.

Papa Francesco non dimentica i poveri 
E, anche, vicinanza fisica perché c’è da scommettere che il Pontefice, che nel giugno 2013, solo tre mesi dopo essere stato eletto, stupì tutti disertando il concerto per l’Anno della Fede e lasciando vuota la poltrona a lui riservata nell’Aula Paolo VI per non meglio specificati “impegni improrogabili”, stavolta non rinuncerà a essere presente e salutare questi spettatori così speciali.

Come ha già fatto il 24 marzo scorso quando, dopo avere organizzato una visita speciale gratuita ai Musei Vaticani e alla Cappella Sistina per 150 clochard, si è voluto recare personalmente ad accoglierli e salutarli ad uno ad uno: “Le porte sono sempre aperte per tutti” ha detto, in quell’occasione, ai presenti e non è difficile immaginare che le porte cui si riferiva non fossero solo quelle della Sistina.

I poveri, è innegabile, sono un pensiero costante di Francesco che, non a caso, ha scelto il nome del “poverello” di Assisi: “Non dimenticarti dei poveri” gli ha detto l’amico cardinale brasiliano Claudio Hummes quando, durante il Conclave che l’ha eletto, è diventato chiaro che il successore di Ratzinger sarebbe stato lui. E a lui, ha raccontato ai giornalisti di tutto il mondo ricevuti in udienza in Vaticano tre giorni dopo l’elezione, «quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi subito, in relazione ai poveri, ho pensato a Francesco d’Assisi».

Li ha voluti con sé per il compleanno
Come lui, fin dall’inizio del pontificato, quei poveri li cerca, li incoraggia, li aiuta. Con la preghiera, certo, ma anche con i gesti concreti che ormai, pur in un tempo ancora relativamente breve, quasi non si contano più: la lotteria di beneficenza per raccogliere soldi da destinare ai più bisognosi; le carte telefoniche regalate agli immigrati di Lampedusa; i soldi fatti arrivare (tramite l’instancabile elemosiniere monsignor Konrad Krajewski, per tutti semplicemente don Corrado) ai clochard della stazione Termini insieme al biglietto di auguri di Natale o di Pasqua; le docce e il barbiere per i senzatetto fatti installare sotto il colonnato del Bernini.

E poi, ancora, la vicinanza«Riconosciamo il volto di Gesù nei poveri» ha detto nell’Angelus dell’11 gennaio scorso. Lui questo volto vuole vederlo sempre, soprattutto nelle occasioni “speciali”. Il suo compleanno, per esempio. Nei due che, finora, ha festeggiato da pontefice Francesco ha voluto accanto a sé proprio i poveri: la prima volta li ha invitati alla messa mattutina a Santa Marta e, subito dopo, a colazione; la seconda li ha voluti all’udienza generale del mercoledì che cadeva proprio nel giorno in cui ha compiuto 78 anni. Entrambe le volte, naturalmente, in prima fila.

(credits: Getty Images)

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Curiosità: quando in conclave il suo amico Claudio disse..
Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo. Siamo al 13 marzo del 2013 e il cardinale Jorge Mario Bergoglio è appena stato eletto. Tra i più grandi sostenitore del pontefice arrivato “dalla fine del mondo”, c’è un altro grande uomo di Chiesa latinoamericano: il cardinale brasiliano Claudio Hummes.

Ed è proprio lui a suggerire all’amico Jorge il nome di Francesco, come lo stesso Santo Padre aveva raccontato: «Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico.

Quando la cosa stava diventando pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, è giunto l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri». E il Papa di quella parola non si è più dimenticato.

di Tiziana Lupi

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