Policlinico Gemelli: il Papa rinvia la visita

27 giugno 2014 Foto e video story

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Nel piazzale dell’ospedale è stata lasciata la papamobile perché i fedeli potessero avvicinarsi (credits: Getty images)

Nel piazzale dell’ospedale è stata lasciata la papamobile affinché i fedeli potessero avvicinarsi (credits: Getty Images)

Le parole di monsignor Giulio Dori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sono cadute come una doccia fredda nel piazzale antistante l’ingresso principale dell’ospedale: «Il Santo Padre, a causa di un’indisposizione giunta all’ultimo momento, non potrà compiere la visita al Policlinico Gemelli». Subito dopo, le disposizioni tecniche: «La messa verrà presieduta dal cardinale Angelo Scola che darà lettura dell’omelia preparata dal Santo Padre Francesco. Preghiamo tutti di riorganizzarsi un po’».

Sì, perché, per l’occasione, come sempre accade in caso di visita del pontefice (che, è stato assicurato, è solo rinviata), si era messa in moto una potente macchina organizzativa che, pur cercando di disturbare il meno possibile la normale attività ospedaliera, aveva comunque creato un po’ di scompiglio, fra transenne, telecamere e zone vietate. Comprensibile la delusione di quanti aspettavano l’arrivo del Papa sin dalle due del pomeriggio e ai quali, intorno alle 15.30, era stato già comunicato che il pontefice sarebbe arrivato con mezz’ora di ritardo.

Le rassicurazioni sono subite arrivate
In un primo momento, tuttavia, la delusione ha lasciato il posto alla preoccupazione. E sono stati in molti a chiedersi che cosa potesse significare l’espressione “lieve indisposizione”: «Vuol dire che il Papa sta male? Sarà qualcosa di serio?». Pochi minuti dopo, però, sono arrivate le rassicurazioni ufficiali: Francesco ha un forte mal di testa che, unito alla condizioni climatiche (venerdì pomeriggio a Roma faceva molto caldo e il sole picchiava forte), ha reso sconsigliabile la visita.

Anche perché le tre ore e mezzo (circa) di permanenza prevista avrebbero visto il Papa impegnato su più fronti. Innanzitutto il saluto alle autorità e, subito dopo, quello ai malati presenti nel piazzale e a quelli affacciati alle finestre; poi l’incontro con i pazienti del reparto di Ematologia del Policlinico, una breve sosta nella chiesa del Sacro Cuore, il dono delle reliquie di San Giovanni XXIII e di San Giovanni Paolo II, l’esortazione del pontefice ai rappresentanti della famiglia universitaria e del Policlinico Gemelli.

Infine la messa concelebrata, tra gli altri, con il cardinale vicario Agostino Vallini, il cardinale Gianfranco Ravasi e il cardinale Angelo Scola. È stato proprio quest’ultimo a celebrare la funzione, che si è comunque tenuta nel luogo previsto (il piazzale degli Istituti Biologici), e a leggere l’omelia che papa Francesco aveva preparato per l’occasione. Un’omelia incentrata sulla fedeltà che «è un valore in crisi perché siamo indotti a cercare sempre il cambiamento, una presunta novità, negoziando le radici della nostra esistenza, della nostra fede» mentre, invece, «il Signore è fedele e sopporta le nostre infedeltà, le nostre lentezze, le nostre cadute. Dio non ha paura di legarsi». Anzi: «La fedeltà di Dio ci insegna ad accogliere la vita come un avvenimento del suo amore e ci permette di testimoniare questo amore ai fratelli in un servizio umile e mite. È quanto sono chiamati a fare specialmente i medici e il personale paramedico in questo Policlinico, che appartiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui ciascuno di voi porta un po’ dell’amore del Cuore di Cristo e lo fa con competenza e professionalità».

Alla fine della messa, il cardinale Scola si è fatto portatore della «Vicinanza del Santo Padre a tutti voi, in particolare l’abbraccio agli ammalati e la gratitudine a quanti operano in questa prestigiosa struttura. Poi agli studenti, ai docenti, agli operatori sanitari e a quanti lavorano nel reparto amministrativo». Nello stesso tempo ha chiesto ai presenti di «inviare un grande abbraccio a papa Francesco perché presto superi questa indisposizione». Un abbraccio che, ne siamo certi, gli avranno inviato in tanti, non solo dal Gemelli.

di Tiziana Lupi

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