Piazza San Pietro: segreti e leggende

1 febbraio 2015 Foto e video story

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(credits: Agf)

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Un abbraccio che dura da quasi 350 anni e che con i suoi 240 metri di diametro è, con tutta probabilità, anche il più grande di sempre: quello di piazza San Pietro. Secondo la visione del suo ideatore Gian Lorenzo Bernini, l’intera area (completata nel 1667 dopo 11 anni) con i suoi lunghi colonnati che si estendono per quasi 320 metri di lunghezza avrebbe dovuto simboleggiare proprio l’abbraccio materno della Chiesa all’intera umanità. Un ideale epicentro della cristianità, ricco di storia, arte e fascino. Siamo così andati nel cuore della piazza per scoprirne tutti i segreti. E adesso ve li raccontiamo.

1. La facciata: i colori ritrovati
Splendida, imponente, uno dei luoghi più fotografati al mondo.  È la facciata della basilica di San Pietro. Larga quasi 115 metri e alta 45,44 metri, venne costruita da Carlo Maderno fra il 1607 e il 1614. La sua caratteristica principale sono le colonne cosiddette “d’ordine gigante” che fanno da cornice agli ingressi. In occasione del Giubileo del 2000 fu restaurata e riportata ai colori originali voluti dal Maderno che si erano persi con il tempo. La facciata è preceduta da due statue raffiguranti san Pietro e san Paolo, scolpite da Giuseppe De Fabris e Adamo Tadolini nel 1847. Sono state collocate sul sagrato e sembrano dare il benvenuto a coloro che si apprestano a visitare la basilica.

2. Il balcone: l’habemus papam
Al centro della facciata c’è anche la Loggia delle Benedizioni. È il luogo dell’“Habemus Papam”, ossia dell’annuncio ai fedeli dell’elezione del nuovo papa che comincia con la celebre frase «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam». Questa è ispirata al Vangelo di Luca (2, 10-11) che riporta le parole dell’angelo ai pastori quando nacque Gesù: «Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore».

3. L’orologio: stili differenti
Alle due estremità della parte superiore della facciata si trovano anche due orologi. Sulla sinistra (guardando la basilica) c’è l’orologio “all’italiana” che scandisce il tempo con i caratteristici rintocchi delle campane che avvolgono i visitatori nell’atmosfera profonda della piazza. Dal lato opposto gli fa eco l’orologio in stile francese.

4. La balaustra: manca un apostolo
Nella balaustra dell’attico della basilica sono poi disposte 13 statue. Al centro c’è quella del Cristo Redentore, poi troviamo san Giovanni Battista e quelle di undici apostoli. Il dodicesimo, quello mancante, è san Pietro. Questo perché, come abbiamo già visto, a lui è dedicata una delle due statue collocate sul sagrato.

5. Il colonnato: gioco di prospettiva
Chi, visitando piazza San Pietro, non si è fermato sulla piccola mattonella vicino all’obelisco che segnala il centro del colonnato del Bernini? Da questo punto di vista, infatti, grazie a un effetto ottico dato dalla prospettiva, le quattro file di colonne sembrano scomparire formando un’unica fila di pilastri. È un’illusione resa possibile grazie all’aumento graduale del diametro delle colonne. Sopra di esse ci sono anche 140 statue di santi e i grandi stemmi di papa Alessandro VII che collegano la Terra al Cielo.

6. L’obelisco: fu trasportato
Alcune delle storie più interessanti sono quelle che riguardano il grande obelisco situato oggi al centro della piazza, ma che una volta sorgeva sulla spina del Circo di Nerone, cioè sulla sinistra della prima Basilica costantiniana. A volerlo a Roma fu l’imperatore Caligola, il quale per evitare che si spezzasse lo fece trasportare dall’Egitto su una nave carica di lenticchie.

Curioso anche il racconto legato allo spostamento. della stele egiziana, compiuto da Domenico Fontana nel 1586. Il ricollocamento vide impegnati 907 uomini, 75 cavalli e 40 argani. Un’operazione che aveva costretto Fontana a far costruire un’impalcatura, dalla quale dava indicazioni agli operai con l’ausilio di bandiere, trombe e tamburi. Nella piazza venne, quindi, imposto il silenzio per non disturbare. Tuttavia proprio durante le fasi finali del riposizionamento, le corde iniziarono a cedere. Fu allora che un uomo di nome Benedetto Bresca, forse un ex capitano di nave, spezzò il silenzio urlando: «Acqua alle funi».

Il consiglio fu ascoltato e la delicata operazione venne portata a termine. Come premio, alla sua famiglia fu affidato il compito di fornire le palme al Vaticano per le festività religiose. Difficile dire dove finisca la realtà e inizi la leggenda, ma tant’è che i fornitori ufficiali della Santa Sede delle palme sono ancora oggi i discendenti di Bresca.

7. La rosa dei venti e la meridiana
Nel 1817 l’astronomo Gilij pose una rosa dei venti e una meridiana alla base dell’obelisco, utilizzando quest’ultimo come “gnomone” (così si chiama la parte dell’orologio solare che proietta la propria ombra segnando l’ora). Una fascia di granito rosso fu collocata sul selciato e sopra di essa furono appoggiati 7 dischi marmorei. I due alle estremità segnalano il momento in cui l’ombra della croce sopra l’obelisco cade nei due solstizi dell’anno (il 22 giugno e il 22 dicembre). Mentre i restanti 5 indicano il passaggio del sole nei segni zodiacali rappresentati. Blocchetti di serpentino rosso e verde adornano la rosa dei venti, formando il caratteristico selciato romano. Ecco perché si chiamano “sanpietrini”: vennero realizzati per la prima volta in questa piazza.

8. La porta santa: simbolo del Giubileo
Infine alle spalle delle statue di san Paolo e san Pietro c’è un altro importante elemento. Si tratta della Porta Santa, una delle cinque porte di accesso alla basilica situata nella parte destra dell’atrio. L’apertura e la chiusura di questa in occasione degli anni giubilari sono due fra i riti più attesi della tradizione cattolica nel mondo. Sia per la loro cadenza venticinquennale che li rende più rari di altri, sia per la loro particolarità. In effetti, l’immagine del Santo Padre che fino al 1974 abbatteva il muro di mattoni per aprire la porta ai fedeli, o anche il semplice gesto di spalancare i battenti fatto da Giovanni Paolo II nel 2000, regala emozioni davvero uniche. Peccato soltanto che bisognerà aspettare altri 10 anni per poterle rivivere!

di Adriano Alimonti

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