Parla Sebastian: “Quando Bergoglio mi battezzò”

18 aprile 2018 Parole e pensieri

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17 Bergoglio battesimoCollegio Massimo 40 anni dopo: i semi piantati da monsignor Bergoglio molti anni fa, danno i loro frutti. Abbiamo incontrato Daniel e Sebastiàn, padre e figlio, e con loro abbiamo ripercorso gli anni in cui Bergoglio era rettore del collegio dei Gesuiti, appunto. Daniel allora lavorava  in una struttura adiacente, una tipografia ed ebbe l’occasione di conoscere e frequentare quel prete speciale che anni dopo battezzò anche sui figlio. Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe diventato Papa? Con loro siamo entrati in questo luogo caro a Bergoglio. È stata una grande emozione per tutti. E questa è la loro storia, una storia inedita.

Daniel ci racconti la sua storia e l’amicizia con Bergoglio.

«Il mio nome è Daniel Corsiglia, sono argentino e vivo qui a San Miguel (nella città metropolitana di Buenos Aires). 40 anni fa iniziai a lavorare nella stamperia dell’istituto, nel Collegio Massimo di San José. Quando arrivai conobbi padre Jorge Bergoglio, oggi papa Francesco: era rettore al collegio. Una grande persona che mi è stata sempre vicina. È un uomo buono, soprattutto molto umile, che aiuta tutti e ascolta tutti. E questo non solo  ora che è Papa: è sempre stato così. A me personalmente ha dato molto aiuto nella vita e non ho che parole di ringraziamento per lui».

Ha ricordi del suo primo incontro con Bergoglio?

«Vagamente. Avevo 17 anni quando lo conobbi. Passò un giorno dalla tipografia a salutare tutti noi».

Com’era la vita di Bergoglio nel collegio?

«Aiutava moltissima gente: c’era una coda infinita di persone che portava a casa da mangiare, medicine, vestiti. Padre Jorge e gli altri religiosi del collegio aiutavano la povera gente per queste cose».

C’era molta miseria?

«Eeh… Lui aiutò molti ad avere la prima casa. Ci sono persone molto, molto umili, a cui diede un terreno con un prefabbricato affinché potessero avere un tetto. Lui ha sempre lavorato per il prossimo, e questo è il ricordo che conservo: viveva sempre al servizio della gente».

Avete trascorso anche momenti divertenti?

«Beh sì. Allora nel Collegio Massimo avevamo un porcile e lui non si vergognava di dare da mangiare agli animali. E non si sottraeva quando noi organizzavamo qualche grigliata! Mangiava insieme a tutti noi operai: ci si divertiva molto e lui era gentile e spiritoso. Ho bellissimi ricordi anche se sono ormai passati 40 anni. Testimoniano l’umiltà di quest’uomo». 

E ha battezzato tuo figlio.

«Sì, il rito lo ha celebrato proprio lui nel 1985 nella cappella del Collegio Massimo».

E dopo il Collegio?

«Abbiamo mantenuto i rapporti anche quando era arcivescovo di Buenos Aires. Ci siamo incontrati varie volte: ogni volta che desideravo vederlo lui mi ha sempre ricevuto. I miei tre figli hanno potuto studiare all’università del Salvador e laurearsi grazie all’aiuto che ho ricevuto da lui. Io sono un operaio e non me lo sarei potuto permettere:  padre Jorge mi ha sempre aiutato. E gli sarò riconoscente per tutta la vita».

Quando è stato il vostro ultimo incontro?

«L’ultima volta fu nel dicembre 2012. Non era ancora Papa. Andai a salutarlo per le feste e mi ricevette insieme a tanta gente. Poi gli ho scritto una lettera dopo la sua elezione. E lui mi ha risposto dopo pochi giorni. La tengo incorniciata in casa! Questo dimostra la sua umiltà, e come trovi sempre il tempo per tutti».

Parliamo con Sebastiàn: che cosa pensi di papa Bergoglio?

«Come dicevamo, padre Jorge mi ha battezzato e tutta la mia formazione è stata legata al mondo cattolico, e padre Jorge era sempre presente. Anche qui al Collegio Massimo la statua di San José all’ingresso ci fa sempre pensare a lui».

In che cosa sei laureato?

«Relazioni internazionali. Mi ha sempre affascinato l’idea di lavorare con la diplomazia e quando lo raccontai a padre Jorge, lui mi rispose che è una bella carriera e che l’importante è studiare sempre, formarsi, piaccia o meno ma è così. Quando gli dissi che avrei studiato l’italiano come seconda lingua mi ha risposto: “Bene, impara così poi mi farai ripetizioni!” Eppure lo parla bene».

Che effetto ti fa essere stato battezzato dal Papa?

«Ripeteva che Dio è più grande dei nostri mali e ci aspetta sempre per perdonarci. Poi la sua frase “pregate per me” ora è famosa ma l’ha ripetuta per tutta la sua vita! Lui è sempre stato una persona importante: era arcivescovo di Buenos Aires eppure ha sempre trovato il tempo per ricevermi anche solo per 5 minuti, faceva in modo che fossero i 5 minuti più importanti. La verità è che voleva sapere come stavi, come andava la vita, gli studi, la famiglia, e nonostante fosse una persona così importante riceveva me che ero un giovane di 18, 19 anni. E aveva sempre parole di incoraggiamento: “Abbi pazienza, ce la farai” diceva. E questo valeva per la salute, la famiglia, la vita insomma».

Adesso come va la tua vita?

«Ho due figlie, Catalina e Juana: il Papa ha potuto vedere Catalina l’ultima volta che l’abbiamo incontrato a Buenos Aires». 

Torniamo agli incontri con Bergoglio.

«Ero sempre molto ansioso quando andavo da lui perché avevo sempre paura di prendere qualche raddrizzata! Sa, era come un padre per me… Quando ci andavo, mia madre cucinava e io gli portavo in dono qualche piatto: lui riceveva tutto come se gli stessero regalando un quadro di Leonardo! Una torta o del pane fatto in casa lo hanno sempre fatto felice! Questo denota l’umiltà che ha come sacerdote e che mostra al mondo. Una vita da padre: quando lo vedevi ti indicava la strada da seguire».

di Adriano Alimonti 

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