Parla Ricardo Grzona: “Francesco? E’ il mio padre spirituale”

10 gennaio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Ricardo Grzona può essere definito un vecchio amico del Papa:  ha avuto il privilegio di essere un suo allievo spirituale. Attraverso la sua testimonianza possiamo condividere gli insegnamenti di Francesco quando ancora era monsignor Bergoglio. 

Come vi siete conosciuti? 

«Era il 1977, lui era il preside del Collegio Massimo a Buenos Aires. Io vivevo ancora a Mendoza ma mi spostavo ogni quattro, sei mesi per fare gli esercizi spirituali con lui. Poi, quando è diventato arcivescovo di Buenos Aires, ho collaborato con lui anche per la lectio divina». 

E ora che è Papa?

«Dopo che è diventato Papa l’ho incontrato a Roma e lui mi ha raccomandato di dedicarmi ancora di più alla lectio divina in famiglia, “perché la famiglia deve imparare a pregare con la Bibbia in casa.” Adesso mi ha chiesto di pensare ai giovani. Perché “devono acquistare i valori del Vangelo” dice. Devono cambiare la loro vita per cambiare il mondo, un mondo di giustizia, pace e uguaglianza come si legge nel Vangelo». 

Facciamo un passo indietro e torniamo in Argentina.

«Ricordo che è sempre stato un tipo serio, ma con un gran senso dell’umorismo: quando il clima di una riunione era un po’ freddo, lui faceva una battuta e cambiava il ritmo dell’incontro. Ci faceva ridere e in un ambiente più rilassato tutto risuonava meglio». 

Cos’altro l’ha colpita?

«Sicuramente la sua umiltà: ricordo quando facevo gli esercizi con lui tutte le domeniche nel collegio. Girava per l’istituto con un grande sacco di indumenti sporchi degli studenti che avevano giocato a calcio il sabato (immaginate l’odore…): faceva lui il bucato, stendeva ad asciugare e poi rimetteva gli indumenti negli armadi degli studenti. L’umiltà è agire».

Che insegnamento! «Lo vediamo anche adesso che ha preferito stare in una casa con altri fratelli e mangiare quello che mangiano gli altri. Quando uno va a Santa Marta vede il Papa che si alza con il suo piatto e prende l’insalata da solo. La sua umiltà non sta solo nelle parole».

Lei è stato a Santa Marta?

«Sì. Giovanni Paolo II si era reso conto che ai religiosi che venivano in Vaticano serviva una casa vicina. Io sono venuto molte volte. Si conduce una vita normale, è una casa dove lavorano persone che si dedicano completamente al servizio della Chiesa. C’è chi vive qui e chi è di passaggio».

Come si svolge la giornata del Papa a Santa Marta?

«Vita semplice: per tutti. La colazione è a buffet. Dopo la messa delle 7 il Papa saluta tutti e viene in mensa. Si serve un po’ di caffè, mangia poco. E mangia quello che mangiano  tutti gli altri ospiti in Santa Marta anche a pranzo o a cena. Lo si vede sempre sorridente ma sta per i fatti suoi, si sceglie un angolino. Gli piace essere tra la gente, ma non al centro dell’attenzione. Capita spesso di vederlo anche senza la papalina, proprio come se fosse a casa».

Ma è cambiato l’ambiente  con  l’arrivo di Francesco?

«Era più formale, ora è più rilassato; si sorride, anche al tavolo del Papa, cosa che fa bene a tutti. Prima era una casa di passaggio, adesso è una famiglia».

Ci parli della sua attività. 

«Andavo agli esercizi spirituali per capire se avevo la vocazione di prete. Bergoglio molte volte mi ha detto che la vocazione è in primis essere un portatore del Vangelo. Gli dicevo che volevo essere un gesuita e lui rispondeva: “pensa prima ad essere un evangelizzatore”».

Lei ha una sua associazione. 

«Sì, dedicata a Ramon Pané, un giovane spagnolo del ‘500 che aveva vissuto la sua vita a pregare. Al ritorno di Cristoforo Colombo dalle Americhe decise di andare laggiù ad annunziare il Vangelo a chi non lo conosceva. Era un laico che pregava e arrivò il suo momento. Dimostra quanto sia importante una vita di preghiera». 

Lei scrive anche libri.

«Da poco è uscito Dio con noi in spagnolo e in inglese: dal mio quaderno degli esercizi ho preso parole e osservazioni che Bergoglio mi dava allora e le ho trasformate in una specie di lectio divina. Ho dato il libro al Papa in agosto: era molto contento. In futuro ne verrà tratta una versione audiolibro per la Giornata della gioventù. E al prossimo sinodo sarà regalato ai vescovi in varie lingue».

La Fondazione di Ricardo Grzona si chiama Ramon Pané e si occupa di far conoscere il Vangelo oggi mediante app per i cellulari e libri. Grzona organizza ritiri spirituali per professionisti e lavora alla macchina organizzativa della Gmg.

di Adriano Alimonti

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