Parla Olga Munoz: “Quando il Papa mi chiese un favore…”

23 aprile 2017 Mondo di Francesco

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17 MunozPer anni ha condotto Facendo famiglia, seguita trasmissione televisiva dedicata alla famiglia e alla fede: per la giornalista argentina Olga Muñoz è stato un impegno importante, perché in sintonia con ciò in cui crede. La redazione era nel cuore di Buenos Aires, nella Plaza de Mayo. Per anni, quindi, è stata “vicina di casa” dell’arcivescovo, monsignor Antonio Quarracino prima, monsignor Jorge Mario Bergoglio dopo. E con l’attuale Papa si è costruito un rapporto molto forte…

Che cosa ci racconta del Bergoglio di Buenos Aires?

«Quando venne nominato cardinale, nel 2001, io lavoravo proprio di fronte alla cattedrale, in Plaza de Mayo. I custodi del mio palazzo mi dicevano: “Lo sa che tutte le mattine il cardinale si sveglia prestissimo e poi va in strada a dare da mangiare ai poveri?”. Poco dopo la nomina, gli telefonai perché volevo parlargli di alcune opere di beneficenza; rispose personalmente: “Sono un po’ impegnato per il nuovo incarico e sto ricevendo molti sacerdoti, ma se mi promette che si tratta di una cosa breve possiamo vederci”. Mi ricevette la sera dopo: gli dissi tutto in meno di 10 minuti… Mi guardò e disse: “È la prima volta che una donna è di parola e smette di parlare in così poco tempo!”. Uno pensa a una figura autoritaria e invece così mi mise a mio agio».

Non è da tutti chiamare il vescovo della propria città…

«Da allora, se avevo bisogno di lui chiamavo o scrivevo. Rispondeva sempre. Lo fa con tutti! La segretaria rispondeva: “Bene, mi lasci il numero che lo do al cardinale”, e lui in un attimo richiamava. Quando lo vedevamo in Tv, la signora che mi aiutava in casa diceva: “Guarda, c’è il tuo amico”. Io non sono sua amica, magari! Sono una umile servitrice che fa qualcosa, come altre donne cattoliche».

Il vostro primo incontro?

«Sarà stato il 1997… Seguivo dei corsi per il matrimonio e la famiglia all’Università cattolica e, alla fine, con i miei compagni andammo in ritiro. Fu invitato monsignor Bergoglio. Eravamo preoccupati su come riceverlo, su cosa fargli da mangiare… Ci dissero: “Non preparate niente di speciale, lui beve solo mate e mangia qualche panino”. Fu tutto molto naturale. Bergoglio credeva molto in questi corsi. La famiglia è un tema che lo ha sempre preoccupato». 

Cos’è il “Rosario per la vita”?

«È una iniziativa di preghiera, cara a papa Francesco. Con delle amiche volevamo fare qualcosa di positivo per il prossimo. Proposi di recitare un Rosario per la vita: sono sempre colpita da quanto sia diffuso l’aborto a livello mondiale. Una cosa tipica da società consumistica…».

E monsignor Bergoglio…

«ll primo anno il Rosario si pregò nella Plaza de Mayo; dal 2011 la celebrazione della Messa e del Rosario con esposizione del Santissimo Sacramento si spostò in cattedrale, e allora li presiedeva il cardinale Bergoglio. Ricordo quando mi disse: “Ok, lo facciamo nella cattedrale. Posso chiederle il favore di dire io la messa?” Era la sua casa e chiedeva a me il permesso…».

È stato al suo fianco anche per la sua trasmissione?

«Sì, anche lì la sua vicinanza mi è servita: aveva sempre buoni consigli da dare. Tempo fa c’era una persona che mi faceva impazzire… Lui mi chiamò, voleva sapere il suo nome, chi fosse e cosa facesse: voleva pregare per questa persona e mi invitava a fare lo stesso! Con il tempo ho capito questo suo insegnamento. È eccezionale nei rapporti con le persone. Per dire: gli bastava vedere la gente una volta per ricordarla sempre, per nome e cognome. È capitato anche con mio marito. Un giorno mi dice: “Mi sa che il cardinale si è sbagliato, mi ha salutato come se mi conoscesse, ma io l’ho visto solo una volta”. Giorni dopo incontrai monsignor Bergoglio e lui mi disse: “Suo marito si è sorpreso del mio saluto, mi ha guardato con una faccia…”. Capisce? E ripeteva sempre: “Non stiamo al balcone guardando quello che succede in basso”. Voleva che i laici fossero impegnati a fare del bene. Alcuni preti conosciuti alla Caritas mi parlavano di lui come di un padre. È capitato più volte che mettesse mano al portafogli, come un genitore che guarda i figli e conosce le loro necessità».

Poi è diventato papa…

«All’elezione qui si fece gran festa. La mia vicina aveva persino vestito il cane con i colori dell’Argentina. Pensate: il marito di questa donna serviva messa nella parrocchia di San Gaetano e conosceva monsignor Bergoglio. Quando si ammalò, Bergoglio chiamava tutti i giorni chiedendo: “Chi va ad aiutare Alfredo oggi? Se non va nessuno, vado io”».

È quasi incredibile…

«Quando Alfredo morì, pagò lui il funerale… Io sono felice di vederlo papa, ma mi manca. Qui in Argentina non lo vediamo più! Ma se noi abbiamo perso un padre, il mondo ha guadagnato un padre gigantesco!».

di A. Alimonti e F. Wals

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