Parla Luigi Sasso, parrucchiere di Bergoglio prima di diventare Papa

9 gennaio 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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All’occhio esperto di chi maneggia pettine e forbici da tanti anni non sfugge niente: «Ogni tanto lo guardo e dentro di me dico: “Santità, quei capelli andrebbero tagliati, lì di lato sono cresciuti troppo”. Poi, qualche giorno dopo, lo vedo con i capelli corti e sono contento perché lui, come tutti gli uomini che hanno più capelli ai lati della testa e dietro, deve portarli proprio così, corti».

A parlare è Luigi Sasso, Gino per tutti, barbiere storico di via dei Coronari, a due passi da piazza Navona, nel cuore del centro di Roma.

Nel suo negozio, che sembra più un accogliente salotto con i quadri, le raccolte di lamette e rasoi e gli oggetti antichi sparsi qua e là, di clienti “importanti” ne sono passati e ne passano parecchi. «Mio padre ha aperto nel 1950 e io, a sei anni, stavo già qui dentro», ricorda. «Pulivo per terra, spazzolavo i clienti e rimediavo pure qualche mancetta. In 65 anni ne ho vista di gente…».

Tra tutti, però, il più “importante” è stato sicuramente Jorge Mario Bergoglio che, quand’era Cardinale e soggiornava alla Casa del Clero di via della Scrofa, andava a tagliarsi i capelli proprio da Gino. «L’allora direttore di quella struttura era mio cliente, come tanti altri prelati e cardinali. Quando Bergoglio gli chiese se conosceva un barbiere, lui gli fece il mio nome. Anche perché, per andare da via della Scrofa a San Pietro, si passa proprio qui davanti».

Gino ricorda con affetto e un pizzico di orgoglio le visite di quel Cardinale che, qualche anno dopo, sarebbe diventato papa Francesco: «Un cliente tranquillo, come tutti. Arrivava, aspettava se c’erano altri clienti e, se incontrava qualcuno che conosceva, scambiava volentieri due chiacchiere. Sa, dal barbiere si parla…». E i capelli? La barba? «Capelli corti, soprattutto sul collo dove, come molti uomini, ha una piega e più lunghi possono dare fastidio. La barba, invece, non gliel’ho mai fatta». Lui deve essersi trovato bene visto che nel 2014, quando era già diventato Papa, ha salutato con gioia Gino.

«Ero all’udienza generale con mia moglie. Quando lui si è avvicinato, gli ho detto: “Santità, si ricorda di me? Io le tagliavo i capelli”. Lui mi ha sorriso e mi ha detto: “Certo che mi ricordo, eri anche economico!”. Poi abbiamo scambiato qualche parola, è stato un incontro bellissimo».

Con un po’ di emozione, Gino rivela: «Io sapevo che sarebbe diventato Papa, me lo sentivo. Tanto che il giorno che c’è stata la fumata bianca ho chiuso e sono corso a piazza San Pietro perché ero certo che sarebbe stato lui ad affacciarsi al balcone». Non sarà che tagliarsi i capelli da lei porta fortuna? «No, figuriamoci. Però ogni tanto ci scherzo su con un Cardinale africano mio cliente. Gli dico: “Si dice che dovrà arrivare un Papa nero, mettiamoci d’accordo: non è che se diventa Papa, cambia barbiere? Già m’è capitato con uno! Naturalmente è solo uno scherzo, per me Francesco dovrebbe rimanere Papa per sempre. È un grande esempio per tutti. Anzi, se non le dispiace, approfitto de Il mio Papa per mandargli un grande abbraccio e ringraziarlo per quello che fa e che dice».

di Tiziana Lupi

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