Parla l’archeologo del Papa

13 settembre 2017 Gente di Francesco, News

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Fede, politica, ambiente, carità: come vi raccontiamo tutte le settimane, sono tantissimi i campi di cui si occupano la Santa Sede e lo stesso papa Francesco. Un aspetto importante è senza dubbio quello delle attività culturali e storiche, tra cui quelle archeologiche. E proprio di queste parliamo con il professor Fabrizio Bisconti, il Sovrintendente Archeologico delle Catacombe presso la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Professor Bisconti, potremmo definirla come “l’archeologo del Papa”?
«Non esageriamo (risponde sorridendo; ndr). Diciamo che la nostra è una missione per tenere vive nella società di oggi la memoria e le radici del primissimo cristianesimo».

Esattamente lei di cosa di occupa?
«È un ruolo simile a quello della sovraintendenza archeologica di Stato. Noi curiamo le lavorazioni archeologiche nelle catacombe cristiane d’Italia che dipendono per affidamento alla Santa Sede. Si aggirano attorno alle 200 e la maggior parte di trovano nel Centro Italia e nel meridione. L’unica eccezione sono le grotte di San Pietro che invece sono gestite direttamente dalla Fabbrica di San Pietro».

Cosa sono esattamente le catacombe e perché è importante visitarle?
«Sono monumenti funerari sotterranei e rappresentano le più antiche testimonianze dei primi cristiani arrivate a noi. Visitarle è un’esperienza suggestiva perché ci avvicina alle radici della nostra fede. Inoltre nelle catacombe si trovano, sì, i loculi dei defunti cosiddetti “ordinari”, ma soprattutto possiamo trovare le tombe dei primi martiri».

Quello dei martiri cristiani, di ieri e di oggi, è tra l’altro un tema molto caro a papa Francesco…
«Questo è chiaro. I martiri incarnano il senso della fede più profonda. Non è un caso che la devozione nei loro confronti fosse già iniziata all’alba del cristianesimo ed è arrivata fino a noi».

Ha avuto la possibilità di confrontarsi col Papa sul vostro lavoro?
«La prima volta che l’abbiamo incontrato è stato il 24 giugno del 2013 a Casa Santa Marta, insieme al cardinal Gianfranco Ravasi che è il presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. In quell’occasione gli donammo una raffigurazione della Madonna di cui, come sappiamo, è molto devoto. Poi durante il Giubileo della misericordia c’è stato un incontro in cui ci siamo potuti soffermare sull’importanza degli scavi archeologici, anche nell’ambito dell’Anno Santo. Per il Papa si tratta di luoghi assolutamente da vedere».

Su quali progetti state lavorando ora?
«Negli ultimi 25 anni ci siamo concentrati soprattutto sulla conservazione e il restauro di quello che abbiamo già scoperto. Anche se poi naturalmente si continua a scavare alla ricerca di nuovi reperti. Uno dei fronti su cui siamo più attivi è quello della musealizzazione: ossia vogliamo affiancare, come già avvenuto con le catacombe di Santa Domitilla a Roma, dei musei alle parti sotterranee. Questo per arricchire l’esperienza della visita, ma anche per rendere più accessibili questi posti per i disabili che di sicuro si trovano in difficoltà se bisogna scendere 15 o 20 metri sotto terra».

di Matteo Valsecchi

Papa Francesco nelle catacombe sotto San Pietro accompagnato dal professor Bisconti. Credits: Osservatore Romano

Papa Francesco nelle catacombe sotto San Pietro accompagnato dal professor Bisconti. Credits: Osservatore Romano