“Porto a tutti su Internet il messaggio del Papa

3 marzo 2017 Mondo di Francesco

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10 papa ArgentinaJuan della Torre è un 36enne argentino che si occupa di marketing e comunicazione. Oggi è al servizio del Papa. «Lavoravo in una grande agenzia e mi è venuta l’idea di aiutare nella comunicazione Ong e istituzioni benefiche e lavorare su temi di ecologia e solidarietà» dice.

E siete arrivati fino a Roma.

«La mia è una bottega creativa dedicata alle buone cause. Abbiamo un ufficio a Buenos Aires, uno a Barcellona e una piccola base a Roma: siamo una decina di persone in tutto. Ci occupiamo di creatività pubblicitaria per il mondo digitale: Internet, telefonia mobile…».

Ora lavorate per il Papa.

«Abbiamo avuto la fortuna di collaborare alla “Rete mondiale di preghiera del Papa”. E da lì il sogno di lavorare per lui».

Che cosa fate esattamente?

«Cerchiamo di avvicinare le nuove generazioni alla Chiesa: il sito www.clicktopray.org (in inglese vuol dire “clicca e prega”) invita a unirsi alle intenzioni di preghiera del Papa per le sfide dell’umanità. C’è una preghiera differente ogni giorno, chi si iscrive riceve i messaggi per ricordarsi degli eventi importanti e del giorno mondiale della preghiera che è il primo venerdì di ogni mese».

Dove è nato il progetto?

«È stato inizialmente lanciato in Portogallo dalla Rete mondiale di preghiera del Papa, ora sta diventando più globale e conta una comunità di più di 87.000 persone in 138 Paesi».

In quante lingue è diffusa la preghiera del Papa?

«Nove. I più visualizzati sono: spagnolo (45%), portoghese (29%) e inglese (13%). Poi italiano, francese, cinese, arabo, tedesco e olandese».

E i video invece?

«Lavorando al sito Internet, parlavo con padre Frederic Fornos, direttore della Rete mondiale di preghiera. Ci siamo detti: “Perché non divulgare le intenzioni del Papa anche in video?”. Abbiamo così pensato di realizzare filmati un po’ diversi, creativi. Un modo per arrivare a quella gente che a volte non riceve il messaggio del Papa». 

E come fate?

«I video di Francesco sono un lavoro molto importante. Li realizziamo in collaborazione con il Centro Televisivo Vaticano. Poi c’è una casa di produzione musicale, la Indigo, che fa la colonna sonora: anche loro sono argentini come noi…».

Che riscontri hanno i video del Papa su Internet?

«Solo su Facebook parliamo di una media di 27 milioni di persone l’uno. Ma poi l’impatto si amplia: quando Francesco compare in video con la sua “intenzione” si contano  almeno 4000 articoli pubblicati nel mondo. E la cosa si ripete ogni mese».

Come si lavora con il Papa? 

«La prima volta che conobbi papa Francesco ed ebbi il piacere di relazionarmi con lui, fu durante un’udienza pubblica. Davanti a me avevo un sacerdote brasiliano con un bambino delle favelas, un quartiere molto povero di Rio de Janeiro. Il Papa si avvicinò al piccolo e gli disse: “Parli spagnolo”? E il piccolo rispose di sì. “Ti faccio una domanda molto importante”. Ero al lato e pensavo “Wow, il Papa parla a questo bambino…” A un certo punto gli chiese: “Chi è meglio, Maradona o Pelé?”. Abbiamo riso molto, il bambino poi ha risposto Neymar (un giocatore brasiliano, ndr) e abbiamo continuato a ridere. Io penso che questo aneddoto racconti molto del Papa… Mi sono reso conto di come Francesco prima di mandare un messaggio ed evangelizzare, voglia stabilire un dialogo. Per me è stato un grande insegnamento, anche in tema di comunicazione».

Lei è stato definito l’uomo del marketing di Francesco.

«Ma papa Francesco non ha necessità di pubblicità… è un comunicatore perfetto. Noi cerchiamo di veicolare le sue parole nel migliore dei modi, un po’ come fate voi con Il mio Papa, quando fate conoscere con il vostro giornale il messaggio del Papa».

di Adriano Alimonti

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