Frate Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia: “Col Papa ci conosciamo da tempo”

6 giugno 2018 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Per molti lettori il volto di padre Raniero Cantalamessa è quello di un amico di vecchia data. La barba può essere un po’ più imbiancata, ma il sorriso, l’affabilità e lo schietto accento marchigiano sono quelli che per 15 anni, dal 1994 al 2009, ci hanno accompagnato ogni sabato pomeriggio su RaiUno per la spiegazione del Vangelo della domenica nella rubrica Le ragioni della speranza. 

Umile e schivo, da buon frate cappuccino, padre Raniero compirà 84 anni in luglio (cadono anche i 60 anni di sacerdozio) e continua a pubblicare libri e a parlare e predicare in molti Paesi, invitato anche dalle altre Chiese cristiane. 

Ma fin dal 1980 padre Raniero ha un impegno molto particolare: è predicatore della Casa pontificia. Nominato da Giovanni Paolo II, è stato confermato sia da Benedetto XVI sia da Francesco. Il mio Papa lo ha intervistato proprio per sapere di più su questo suo impegno.

Padre Raniero, chi è il predicatore della Casa pontificia?

«È l’oratore eletto dal Papa per tenere, in certi giorni stabiliti, una predica in presenza sua, dei cardinali, dei vescovi e prelati della Curia romana, dei superiori e procuratori generali di ordini religiosi e di altri membri della Cappella papale… Dall’Avvento del 1995, poi, alla predica sono ammesse anche alcune donne, religiose e laiche, che lavorano in Vaticano». 

Qual è stata la sua reazione quando è stato chiamato?

«È successo all’inizio del 1980. Il mio superiore generale mi chiese se avevo seri motivi per rinunciare: li cercai in fretta e furia, ma… Ma non ne trovai, a parte una certa comprensibile trepidazione. Devo dire, però, che Dio aveva preparato il terreno per questo cambiamento nella mia vita. Insegnavo Storia delle origini cristiane ed ero direttore del Dipartimento di Scienze religiose all’Università Cattolica di Milano, ma da poco avevo sentito la chiamata a lasciare la cattedra per dedicarmi a tempo pieno all’annuncio della Parola di Dio. Stavo appunto preparandomi con un ritiro in un piccolo convento della Svizzera italiana quando ricevetti la nomina: non potevo non vedervi una conferma della scelta fatta».

Come si svolge la predica 

di fronte al Papa?

«Fino a Benedetto XVI, il Papa assisteva da una specie di cappellina laterale che gli permetteva di comunicare visivamente con il predicatore, ma non col resto dell’assemblea. Come c’era da attendersi, alla prima predica che ho tenuto in presenza di papa Francesco, nell’Avvento del 2013, me lo sono visto davanti, seduto tra gli altri ascoltatori. Ecco, chi sta facendo veramente la predica in quel momento (e la fa a tutta la Chiesa!) non è il povero frate cappuccino seduto in cattedra (magari occasionalmente con il dito levato…), ma il Papa che lo ascolta. Il maestro della Chiesa universale ascolta un semplice sacerdote della sua Chiesa! È un segno del riconoscimento del primato della Parola di Dio da parte della Chiesa ai suoi più alti vertici».

Col Papa ha mai parlato della spiritualità francescana?

«No, mai a tu per tu. Mi vergognerei perché io la professo, ma lui la vive. Il suo andare sempre diritto, quasi per istinto, verso i più poveri e disagiati ricorda da vicino il Francesco amico dei poveri che andava verso i lebbrosi. È vero, però, che per la mia prima serie di predicazione tenuta in sua presenza scelsi come tema “Francesco d’Assisi e la riforma della Chiesa per via di santità”: era un omaggio e un segno di gratitudine per avere avuto il coraggio di portare per la prima volta il nome di Francesco sul soglio pontificio. Sono convinto, e lo ripeto spesso, che il nome di Francesco non poteva cadere su spalle papali più degne. Papa Bergoglio è una sintesi riuscita tra il metodo di sant’Ignazio e lo spirito di san Francesco».

I temi delle sue predicazioni sono indicati dal Papa?

«Ecco: questo è un segno di fiducia di cui non finisco io stesso di stupirmi, ma sono stato sempre lasciato libero di scegliere i temi. Nessuno mi ha mai chiesto di leggerli in anticipo, nemmeno la predica del Venerdì Santo che pure ha una immediata risonanza. Solo una volta, subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York (avvenuto l’11 settembre 2001, ndr), Giovanni Paolo II mi chiese di parlare del digiuno, avendo indetto una giornata penitenziale per fermare la spirale della violenza. Certo, io non scelgo a caso i temi. In preghiera, cerco di capire quali sono i problemi, i programmi e anche le grazie che la Chiesa sta vivendo in un certo momento, per apportare su di essi il contributo di luce e incoraggiamento che viene dalla Parola e dallo Spirito di Dio». 

Ci può raccontare qualche suo incontro con papa Francesco? 

«Ho sempre cercato di non sottrargli altro tempo oltre quello delle prediche. I nostri incontri avvengono quasi solo alla fine di ogni ciclo di predicazione e ci diciamo più con gli sguardi e la stretta di mano che con le parole. Però ci conosciamo da tempo: nel 2006 e nel 2012 avevo predicato con lui gli esercizi spirituali al clero di Buenos Aires e sempre nella sua diocesi abbiamo fatto diversi incontri ecumenici insieme. Ero rimasto colpito dalla sua umiltà e semplicità, dal suo inginocchiarsi per ricevere la preghiera dei fratelli. Quando, insieme con il resto del mondo, ho visto i suoi primi gesti e udito le sue prime parole da papa mi sono detto: “Questo è lui. Non sta inventando nulla a beneficio della piazza e delle telecamere”». 

Cosa la colpisce in particolare di papa Bergoglio?

«Molti mi fanno questa domanda. La mia risposta convinta (e spero che lui non la legga, se no mi prende per un adulatore e lui non ama gli adulatori) è che…  Che è un uomo “morto a se stesso” e che perciò ha la libertà dello Spirito. Che questa libertà non sia capita subito da tutti, non fa meraviglia; succedeva la stessa cosa intorno a Gesù e intorno al suo omonimo di Assisi».

CHI E’ PADRE RANIERO CANTALAMESSA

Cappuccino. Marchigiano di Colli del Tronto (AP), nato il 22 luglio 1934, padre Raniero Cantalamessa appartiene ai Frati Minori Cappuccini. Ordinato sacerdote a Loreto nel 1958, è laureato in Teologia e in Lettere classiche. Per molti anni ha “presentato” su RaiUno il Vangelo della domenica raccogliendo l’eredità del popolarissimo padre Mariano.

LA STORIA DEL PREDICATORE

La carica di predicatore della Casa pontificia (un tempo si diceva “predicatore apostolico”) è stata istituita da papa Paolo IV nel 1555. All’inizio fu ricoperta da religiosi di vari ordini (soprattutto da gesuiti); nel 1743 Benedetto XIV l’assegnò in modo stabile ai frati cappuccini. Le prediche si tengono ogni venerdì nei Tempi di Avvento e di Quaresima alle 9 del mattino nella cappella Redemptoris Mater, nel Palazzo Apostolico. Il Venerdì Santo, invece, la predica è nella basilica di San Pietro nel corso della Liturgia della Passione presieduta dal Santo Padre.

di Laura Badaracchi

TAG

, , ,