Parla Angelo Gugel, l’aiutante di camera di tre Papi che salvò Wojtyla

3 maggio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Lo scorso 27 aprile ha compiuto 83 anni. Angelo Gugel, nativo di Miane (TV), sposato, quattro figli, è il primo maggiordomo ad aver servito tre Papi: Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, per un totale di 28 anni, dal 1978 al 2006. Da sempre schivo e riservato, ha  raccontato la sua esperienza in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 23 aprile. 

L’ATTENTATO

Si comincia dall’evento più drammatico, quello del 13 maggio 1981, quando il terrorista turco Alì Agca spara in piazza San Pietro a Karol Wojtyla. Il Pontefice si accascia fra le braccia di Angelo che lo adagia sul sedile della papamobile. Una pietra bianca in terra ricorda il punto dell’attentato. «Quello che pochi sanno» racconta «è che ve n’è un’altra uguale, con lo stemma pontificio e la data, anche nell’atrio dei Servizi Sanitari del Vaticano, dove sdraiammo il Santo Padre sul pavimento, prima di trasportarlo in ambulanza al Policlinico Gemelli». 

IL MIRACOLO DEL PARTO

Maria Luisa Dall’Arche è la moglie di Angelo e beneficiaria di un miracolo che lui ben ricorda. «La nostra primogenita nacque morta. Facemmo voto di mettere come secondo nome Maria a tutti i figli che la Madonna ci avesse concesso. Ne arrivarono tre: Raffaella, Flaviana e Guido. La quarta si chiama Carla Luciana in onore di Karol e di papa Luciani: è nata nel 1980 per intercessione di Wojtyla» dice Gugel. Che spiega: «Mia moglie ebbe gravi problemi all’utero. I ginecologi del Policlinico Gemelli escludevano che la gravidanza potesse proseguire. Un giorno Giovanni Paolo II mi disse: “Oggi ho celebrato la messa per sua moglie”. Il 9 aprile Maria Luisa fu operata di cesareo. All’uscita un medico commentò: “Qualcuno deve aver pregato molto”. Il certificato di nascita riporta “ore 7.15”, l’istante in cui la Messa mattutina del Papa era al Sanctus. A colazione, suor Tobiana Sobotka, superiora delle religiose in servizio al Palazzo Apostolico, informò il Pontefice che era nata Carla Luciana Maria. “Deo gratias” esclamò Wojtyla. E volle battezzarla lui».  

UN RAPPORTO SPECIALE

Angelo Gugel ha un privilegio davvero raro: è «l’unica persona al mondo a figurare sull’Annuario Pontificio alla voce “Familiare del Papa”. Aveva le chiavi dell’appartamento papale. «Per la precisione era la chiave dell’ascensore che dal cortile porta nell’appartamento pontificio. Capitò che la perdessi, in una passeggiata con lui sulla spiaggia dell’ospedale Bambino Gesù di Palidoro. Usai quelle di scorta. La cosa incredibile è che, tornati al mare 15 giorni dopo, ritrovai la chiave» dice. 

L’ESORCISMO DI WOJTYLA

In un’udienza generale, Angelo fu testimone di un esorcismo compiuto da Wojtyla. «Una ragazza bestemmiava con la bava alla bocca. Un vescovo scappò via per la paura. Il Santo Padre pregava in latino senza scomporsi. Alla fine le toccò il capo e subito il volto dell’indemoniata si distese in un’espressione di pace. Lo vidi compiere un rito analogo in un salottino dell’Aula Nervi, dopo un’udienza». 

WOJTYLA: VACANZE E FUGHE

«Non tutte le nostre uscite apparivano sui giornali» dice Gugel. Aggiunge: «In 27 anni non l’ho mai sentito chiedere qualcosa: mangiava ciò che trovava». Ma è vero che Wojtyla era solito mettere il parmigiano anche sull’insalata!

QUELLA VOLTA CON PERTINI

Quando il presidente Pertini raggiunse Wojtyla in montagna sull’Adamello, mostrò di aver paura di andare in elicottero. Al rifugio il presidente si irrigidì quando gli portarono un piatto di strozzapreti. Non voleva mancare di rispetto al Papa… 

L’ESORDIO Da PAPA LUCIANI

Quello con Wojtyla è stato il periodo più lungo in veste di aiutante di camera, ma l’inizio fu con Giovanni Paolo I. «Era stato il mio vescovo a Vittorio Veneto. Conosceva mia madre e mia moglie. Aveva ordinato prete mio cognato don Mario Dall’Arche. Durante il Concilio ero il suo autista a Roma. Lo salutai alla vigilia del Conclave. Lui si schermì: “Mi fai gli auguri perché mi salvi l’anima?”». Eletto Papa, chiamò Gugel in Vaticano: «Lei è al mio servizio».

POCHI MESI CON BENEDETTO 

Dopo oltre un quarto di secolo con Wojtyla, Angelo è stato anche aiutante di camera di Benedetto XVI, per nove mesi. «Avevo già compiuto 70 anni. In Vaticano è l’età della pensione. Fui richiamato in occasioni particolari. Stetti con il Santo Padre a Castel Gandolfo nell’agosto del 2010. Al termine gli dissi che mi ero sentito come in famiglia. Rispose: “Ma lei è sempre in famiglia!”». E tornò a trovarlo. «Sì, e l’ho visto lucidissimo. Solo le gambe sono malferme». 

L’ULTIMO SALUTO

Quale giorno resterà scolpito nella memoria di Gugel? «Il 2 aprile 2005, quando tutta la mia famiglia fu ammessa a congedarsi da Karol Wojtyla che stava morendo. L’ultima ad arrivare fu Carla Luciana Maria. Appena entrò in camera, il Papa si ridestò dal torpore, spalancò gli occhi e le sorrise». Come per dirle: “Ti riconosco, so chi sei”».

di Antonio de Felice

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