Parla Andrea Bocelli: “Il Papa mi commuove”

9 agosto 2017 Gente di Francesco

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Sulle note dell’Ave Maria di Franz Schubert in italiano Andrea Bocelli ha incantato non una platea qualunque, ma quella del Vaticano dove in prima fila non poteva che esserci papa Francesco. Il 2 agosto, il celebre tenore si è esibito durante l’udienza generale, nell’aula Paolo VI, accompagnato dai 95 ragazzi del coro “Voices of Haiti – Andrea Bocelli Foundation”. E subito dopo l’esibizione Andrea e Francesco si sono salutati come due vecchi amici: «Lei hai qualcosa di davvero speciale, mi commuove ogni volta» dice Bocelli. «Ma no, sono solo normale» risponde sorridendo papa Francesco.

Com’è avvenuto l’incontro con papa Francesco. Era in programma da tempo? 

«Tenevo molto al fatto che le “Voices of Haiti” – al loro primo tour in Europa – potessero cantare per il Santo Padre. In fondo, il progetto ABF (Andrea Bocelli Foundation) che ha dato vita al coro trae ispirazione anche dai consigli del Papa. Poco dopo la sua elezione, mia moglie ed io fummo ricevuti da Francesco in Santa Marta: che gioia rendergli omaggio ed esporgli l’attività della fondazione che porta il mio nome. Gli chiesi consigli su come dirigere al meglio la missione filantropica. Lui ci esortò a proseguire, a concentrare le forze sul Paese caraibico». 

Lei è applaudito in tutto il mondo. Che emozione prova davanti al Papa?

«Un’emozione grandissima, come ogni volta che ho avuto l’onore di cantare per lui. Papa Francesco è un uomo di Dio, fonte di speranza e di ispirazione per tutti noi». 

Come hanno vissuto quest’esperienza i ragazzi del coro “Voices of Haiti” (cioè “Le voci di Haiti”)?

«Il coro è composto da sessanta bambini e ragazzi haitiani; ma la delegazione caraibica, compresi gli accompagnatori, raggiungeva quasi le cento unità. Tutti eccitati e felici per una simile eccezionale opportunità, stupiti dal tripudio di bellezze architettoniche della Città Santa, erano confusi e commossi dall’affetto del Papa. Il Santo Padre, dopo l’esibizione, li ha salutati al centro dell’Aula Paolo VI, dicendo: “Siete belli… E cantate benissimo!”». 

Insomma, lei aveva incontrato Francesco in altre occasioni ma l’udienza del 2 agosto è stata speciale…

«Sì, ho avuto questo privilegio… L’altro giorno, al termine dell’udienza, dopo aver salutato e benedetto numerose coppie di sposi, il Papa avvicinandomi, ha esordito: “Ero a salutare i fedeli, ho sentito cantare e ti ho subito riconosciuto: ecco Andrea, mi sono detto!”».

Lei, nella sua carriera, ha cantato anche per altri Pontefici… 

«Ho avuto l’onore di incontrare e cantare per gli ultimi tre papi, negli ultimi vent’anni. Sono stati tutti momenti emozionanti il cui ricordo custodisco gelosamente. Ho avuto il grandissimo piacere di cantare di fronte a Papa Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI. Spiriti superiori, entrambi, figure che per noi credenti rappresentano l’autorità religiosa più alta, dunque il ponte più fulgido tra l’esistenza terrena e il trascendente». 

 

In che modo la fede ha influito nelle sue scelte di vita?

«La fede è basilare, nella mia vita. È un dono inestimabile che ho cercato di custodire e incrementare, che mi sostiene giorno dopo giorno. Credo sia un argomento cruciale nella vita di ogni uomo e personalmente sono felice di testimoniare la mia fede, ove ciò sia possibile».   

Da bambino faceva il chierichetto e, crescendo, cantava nelle chiese. Che ricordi ha di quei periodi?

«La piccola chiesa di Lajatico (Pisa) era un luogo che esercitava su di me un grande fascino: c’era un organo la cui potenza sonora mi suggeriva grandi emozioni. Era una sorta di invito alla riflessione, mi aiutava a rivolgere la mia attenzione al cielo e a quelle domande cruciali per ogni uomo. Quelle alle quali, a mio avviso, c’è un’unica risposta…».   

Che cosa si ripropone il progetto “Voices of Haiti” che appoggia i ragazzi di un Paese povero e piegato da terremoti e uragani?

«Il progetto è operativo dal principio del 2016. Siamo partiti da un semplice concetto: la musica è voce dell’anima, la sua forza e la sua bellezza aprono la mente e sviluppano il pensiero; l’arte e la cultura sono un diritto umano. Seguendo questi princìpi, la nostra fondazioneABF ha concepito – unitamente al nostro partner locale, la Fondazione St. Luc (rappresentato in italia dalla Fondazione Francesca Rava Nph onlus)– le “Voices of Haiti”. I coristi sono bambini e ragazzi haitiani dai 9 ai 15 anni che attraverso questa esperienza valorizzano il proprio talento, grazie ad una preparazione altamente specializzata, fruendo di un bagaglio di opportunità – educative, culturali, esistenziali – preziose per il loro futuro. In questi giorni, finalmente, abbiamo il piacere di ospitarle questo coro in Italia, dove tutto ha avuto inizio, dove quasi sei anni fa è nata ABF».

di Antonella Silvestri

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