Il Papa alla Sacra Rota: “Processi gratuiti”

31 gennaio 2015 Foto e video story

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Papa Francesco e i prelati uditori del Tribunale della Rota Romana (credits: Getty Images)

Ancora una volta papa Francesco è tornato a occuparsi di matrimonio. L’ha fatto venerdì scorso, ricevendo in udienza giudici, avvocati e collaboratori del Tribunale della Rota Romana, per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, cioè il loro anno “di lavoro”.

Con loro, il Papa ha voluto «riflettere sul contesto umano e culturale in cui si forma l’intenzione matrimoniale». Perché visto che spetta ai giudici rotali (cioè della Rota) il compito di dichiarare nullo un matrimonio, Francesco ha voluto ricordare loro che si tratta di una «missione difficile», in cui bisogna stare attenti a «non chiudere la salvezza delle persone dentro le strettoie del giuridicismo».

Come ci ha ormai abituato da tempo, il Pontefice ha invitato tutti a un sano realismo, a evitare «sofismi lontani dalla carne viva delle persone in difficoltà», così che il diritto possa aiutare «a stabilire la verità nel momento consensuale». E possa farlo, possibilmente, senza alcuna spesa da parte di chi si rivolge alla Rota Romana.

«Mi piace sottolineare che un rilevante numero di cause sono di gratuito patrocinio a favore di parti che, per le disagiate condizioni economiche in cui versano, non sono in grado di procurarsi un avvocato», ha detto Francesco, che poi si è spinto oltre, senza mezzi termini: «Quanto vorrei che tutti i processi fossero gratuiti! », ha esclamato sottolineando che «i Sacramenti sono gratuiti. I Sacramenti ci danno la grazia. E un processo matrimoniale tocca il Sacramento del matrimonio».

Quanta sofferenza in quelle macerie
Il Papa è tornato su un argomento che aveva già toccato qualche mese fa suscitando commozione in tanti. «La Chiesa conosce la sofferenza di molti nuclei familiari  che si disgregano, lasciando dietro di sé le macerie di relazioni affettive, di progetti, di aspettative comuni…», ha detto. È per aiutare loro e «il gran numero di fedeli in situazioni irregolari» che i giudici rotali, ha ricordato, sono chiamati ad accertare se esista un «dubbio sulla validità del matrimonio, un vizio d’origine sul consenso…».

In parole povere: chi ha contratto il matrimonio si rendeva conto davvero di ciò che stava facendo? Per rispondere a questa domanda e «ponderare la validità del consenso espresso», il giudice «deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza - in cui l’intenzione matrimoniale si è formata». Perché «l’abbandono di una prospettiva di fede, sfocia inesorabilmente in una falsa conoscenza del matrimonio che non rimane priva di conseguenze nella maturazione della volontà nuziale».

Insomma: la fede dei promessi sposi era adeguata alla sfida del matrimonio? Se no, «il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno», creando negli sposi una “riserva mentale” circa la permanenza e l’esclusività dell’unione.

Insomma, nel momento in cui l’amato non realizzasse più le aspettative di benessere affettivo, tutto andrebbe all’aria… E allora ecco che l’impegno dei giudici della Rota si rivela, dice Francesco, un «lavoro pastorale per il bene di tante coppie e tanti figli, spesso vittime di queste vicende».

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Curiosità: che cos’è e come funziona il tribunale della “sacra rota”
Non fate il collegamento automatico tra Tribunale della Rota Romana – o Sacra Rota, com’è detta comunemente – e annullamento dei matrimoni. In primo luogo perché un matrimonio non si annulla, ma eventualmente viene dichiarato nullo, cioè è come se non fosse mai esistito, e una cosa mai esistita non può essere annullata (né, tanto meno, si potrebbe annullare un sacramento).

E poi perché la Rota Romana fa di più e altro rispetto a questo. Il Tribunale Apostolico della Rota Romana (questo è il suo nome completo) è l’unico tribunale al mondo che abbia competenza su tutto il mondo. Il nome Rota potrebbe derivare dal recinto circolare nel quale si riunivano i giudici per valutare.

L’origine di questo tribunale risale alla Cappella Domini Papae (del Papa signore) ai cui membri era affidato, fin dal 1100, il compito di studiare le cause; la nascita ufficiale, però, risale al dicembre 1331, per volontà di Giovanni XXII. La Rota sospese l’attività nel 1870, quando Roma fu presa dalle truppe italiane, e la riprese nel 1908, con nuove norme. La Rota Romana di oggi segue le norme dettate da Giovanni Paolo II nel 1994.

Fondamentalmente è un tribunale di appello (al quale si fa ricorso, dunque, in “secondo grado”, dopo avere già avuto un giudizio) su questioni di diritto canonico. Ha però anche alcune competenze specifiche in “primo grado”: per esempio in cause civili dove i convenuti (cioè le “persone” citate in giudizio da chi si ritiene danneggiato) siano vescovi diocesani ed enti immediatamente dipendenti dalla Santa Sede, o in ogni altra causa che gli sia affidata direttamente dal Pontefice.

La maggior parte delle pratiche che arrivano da tutto il mondo sui tavoli del tribunale, comunque, riguardano effettivamente il riconoscimento di nullità dei matrimoni religiosi: sono più di mille all’anno, sia di “primo grado”, sia come ricorso finale dopo i primi due gradi nei tribunali diocesani locali. A occuparsi delle cause sono gli uditori o giudici rotali (cioè della Rota), nominati dal papa e riuniti in un collegio presieduto da un “decano”, che attualmente è monsignor Pio Vito Pinto, nominato nel 2012 da Benedetto XVI.

Le cause vengono trattate in latino e il patrocinio (la rappresentanza degli interessi di chi è coinvolto nella causa) è riservato agli avvocati rotali, iscritti in un albo particolare. Un luogo comune vorrebbe la Rota Romana come un tribunale per soli ricchi, ma è vero invece che già con papa Benedetto XVI, e ancora di più con Francesco, si va sempre più verso il patrocinio gratuito per i non abbienti, con la Rota stessa che sopporta le spese.

di Tiziana Lupi

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