Il Papa: “Lottiamo ogni giorno contro il demonio”

22 febbraio 2015 Foto e video story

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Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato i gruppi di fedeli venuti da Napoli, Cosenza, Verona e i ragazzi di Seregno (MB) (credits: Getty Images)

Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato i gruppi di fedeli venuti da Napoli, Cosenza, Verona e i ragazzi di Seregno -Monza Brianza (credits: Getty Images)

La curiosità dei pellegrini che arrivano a San Pietro per l’Angelus è tantissima: qua e là nella piazza vedono banchetti sorvegliati da suore, sacerdoti e da un centinaio di senzatetto accompagnati dall’Elemosiniere pontificio, monsignor Konrad Krajewski. Tutti si avvicinano e chiedono, insistono: cosa c’è su questi tavoli? La voce gira veloce: è un regalo di Francesco per i fedeli, pensato per il tempo di Quaresima cominciato mercoledì 18 febbraio, per aiutare il cammino verso la conversione, che non è libero da ostacoli e insidie. Ma i tavoli restano “coperti”.

D’altra parte, che ci sia bisogno di una preparazione speciale per questo tempo che ci condurrà alla Pasqua, lo dimostra anche il fatto che il Papa, nel pomeriggio, partirà per Ariccia dove sarà impegnato negli Esercizi spirituali. Dalla finestra del palazzo Apostolico, dunque, oggi il Pontefice chiede una preghiera un po’ diversa da quella che domanda ogni settimana a tutti. Chiede che in questi giorni si preghi perché lui e i prelati possano «ascoltare la voce di Gesù e correggere tanti difetti che tutti noi abbiamo, e fare fronte alle tentazioni che quotidianamente ci attaccano».

Proprio dell’attacco delle tentazioni che il demonio scatena contro Gesù nel deserto parla il Vangelo di Marco, da cui Bergoglio prende spunto per le riflessioni di oggi. Nel deserto Gesù trascorre 40 giorni durissimi: un tempo di prova, prima di compiere la sua “missione”«In quei 40 giorni di solitudine, affrontò Satana corpo a corpo, smascherò le sue tentazioni e lo vinse. E in Lui abbiamo vinto tutti», dice Francesco. Ma la vittoria non è definitiva, non è una cosa che non ci riguarda più: va protetta ogni giorno.

Ecco perché la Chiesa ci fa ricordare questa situazione all’inizio della Quaresima: per ribadirci che stiamo vivendo «un tempo di combattimento». Sì, dice il Pontefice, «la Quaresima è un tempo di combattimento spirituale, contro lo spirito del male». Ma non bisogna spaventarsi, perché in questo deserto non siamo soli, «siamo con Gesù, con il Padre e con lo Spirito Santo» e procediamo con lo sguardo rivolto alla Pasqua, che è la vittoria definitiva contro il maligno, il peccato e la morte.

Ecco allora il significato di questa prima domenica di Quaresima: «rimetterci sulla strada di Gesù, che conduce alla vita». Il “deserto”, però, è anche il luogo dove si può ascoltare con chiarezza la voce di Dio e distinguerla da quella del tentatore: «Nel rumore, nella confusione, non si può fare: si sentono solo le voci superficiali. Nel deserto possiamo scendere in profondità, dove si gioca veramente il nostro destino, la vita o la morte».

E alla fine arriva la sorpresa del Papa
Ma come e dove si sente la voce di Dio? «Nella sua Parola», dice il Papa, e perciò è importante conoscere le Scritture, tenere «il Vangelo a portata di mano», leggendolo «anche dieci minuti al giorno!». Il “deserto” quaresimale, poi, ci aiuta a fare altre scelte importanti, secondo Francesco: «Dire no alla mondanità » (non significa non andare alle feste dell’alta società, ma non essere attaccati alle cose terrene, del mondo); «Dire no agli idoli», e infine «Fare scelte coraggiose conformi al Vangelo e rafforzare la solidarietà con i fratelli».

E in conclusione, dopo la preghiera, Francesco svela la sorpresa dei banchetti: è un libretto da “portare in borsa”come piace al Papa. È «un aiuto per la conversione e la crescita spirituale che parte sempre dal cuore: lì dove si gioca la partita delle scelte quotidiane tra bene e male, tra mondanità e Vangelo, tra indifferenza e condivisione», spiega il Papa, che poi esorta tutti: «Prendetene uno per ciascuno e portatelo con voi!».

Curiosità: custodisci il cuore, il libretto donato da papa francesco ai fedeli in piazza san pietro è un tesoro di insegnamenti
«Avanti, prendetelo: è leggero! »: al termine dell’Angelus, Francesco sprona i fedeli in piazza San Pietro ad andare ai tavoli e a ritirare il libretto che ha deciso di donare loro (sono distribuite 50mila copie, realizzate dalla Tipografia Vaticana) per la Quaresima. Visto l’entusiasmo dei pellegrini, l’invito potrebbe suonare non così necessario… Ma il Papa tiene davvero a questo libretto “Custodisci il cuore”, perché vuole che ogni fedele lo usi per una missione importantissima, che lui stesso enuncia nella pagina di apertura: «Noi dobbiamo diventare cristiani coraggiosi».

Il libretto è tascabilissimo e leggero, e papa Francesco lo ha definito uno strumento che può aiutare la conversione del cuore in questo tempo di Quaresima. All’interno, infatti, si trova una preziosa raccolta di insegnamenti di Gesù e si trovano i contenuti essenziali della fede, come il “Credo”, i sette Sacramenti, i doni dello Spirito Santo, i dieci Comandamenti, le Virtù teologali, le Opere di misericordia, i sette
Vizi capitali. La fonte a cui si attinge per le spiegazioni è il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Sono poi proposte due pratiche spirituali. La prima è la “lectio divina” (in latino: lettura divina), che è un modo per ascoltare e assimilare la Parola di Dio leggendola durante la preghiera e ponendo a Dio e a se stessi delle domande: che cosa vuol cambiare il Signore della mia attraverso queste parole? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? E così via…

La seconda pratica è quella dell’esame di coscienza. Francesco la considera parte fondamentale di quell’opera di “vigilanza” del cuore necessaria perché non entrino «cattivi pensieri, cattive intenzioni, gelosie, invidie», e dice: «Chi di noi la sera, prima di finire la giornata, si fa la domanda: cosa è accaduto oggi nel mio cuore? Cosa è successo? Che cose sono passate attraverso il mio cuore?». È un esercizio importante, prosegue, perché «i diavoli tornano, sempre. Anche alla fine della vita».

di Cecilia Seppia

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