Il Papa visita le mamme in difficoltà con i loro bambini

7 marzo 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Papa Francesco non perde mai le abitudini  più sane. Come quella inaugurata con i Venerdì della Misericordia in cui fa visita a chi è considerato fuori dalla società, chi è scartato, chi è rifiutato per un passato difficile o per scelte che non sono state accettate.

Il Santo Padre, infatti, continua ad andare ai margini, a cercare le pecorelle smarrite,  per ribadire che Dio è amore, che perdona, che a Lui bisogna tornare per convertire il cuore.

A Roma le temperature restano basse, ma Francesco non rinuncia a questo appuntamento che si svolge quasi ogni mese da quando venne aperto ufficialmente il Giubileo straordinario della Misericordia nel 2015. Alle 16 insieme a monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione (il dicastero che ha organizzato l’Anno Santo), Francesco esce dal Vaticano a bordo della Ford Focus blu. Insieme a lui ci sono i suoi uomini fidati che sanno da giorni di questa nuova visita, ma che hanno rigorosamente mantenuto il segreto. In poco tempo arriva in via Kenya, nel quartiere Eur della periferia romana.

Proprio qui  si trova Casa di Leda: una struttura di 600 metri quadrati confiscata alla criminalità organizzata e dal 2007 gestita dalla cooperativa sociale Cecilia Onlus. All’interno della casa, unica nel suo genere, sono accolte 5 mamme detenute per reati minori con età compresa tra i 25 e i 30 anni: tre sono di etnia rom, una egiziana e una italiana.

A loro è stata riconosciuta la capacità genitoriale e quindi possono proseguire il periodo detentivo insieme ai loro piccoli. Francesco suona il campanello e a rispondere è Lillo Di Mauro, direttore della struttura che prende il nome da Leda Colombini: partigiana, sindacalista e volontaria in carcere, si impegnò perché venisse approvata una legge che tenesse i bimbi fuori dagli istituti di pena.

Il Papa viene accolto tra lo stupore generale, ma lui con spontaneità abbraccia i piccoli che gli vanno incontro, saluta e poi si siede per confrontarsi con queste donne provate dalla vita. Ascolta il direttore che gli legge una lettera nella quale sono i bambini a raccontare la loro storia di “invisibili”, e parlano delle bugie dette prima di entrare in carcere per trovare i genitori. Si legge: “Veniamo perquisiti, violentati nella nostra intimità dalle mani di adulti sconosciuti che ci tolgono i peluche, i poveri giocattoli che sono i nostri amici per aprirli, controllarli. A volte ci tolgono anche le mutandine per assicurarsi che le nostre mamme non vi abbiano nascosto droghe”.
È uno squarcio su una realtà violenta che i volontari di Casa di Leda cercano di contrastare in ogni modo per tutelare la dignità dei bambini. Francesco è in silenzio, i suoi occhi sono lucidi dinanzi alla descrizione di quello che vivono questi “fiori fragili”: in Italia sono almeno 4.500 i bambini che hanno una mamma in carcere e circa 90mila hanno un papà detenuto.

Un mondo sommerso ma che reclama attenzione. Dice il Papa al direttore di Casa di Leda: «Lei mi ha emozionato, ha avuto la capacità di far piangere il mio cuore e io le sarò sempre vicino…». Francesco apprezza il lavoro che si sta facendo, lo ripete più volte, sottolineando che proprio qui si sta «realizzando lo Spirito del Vangelo».
Nella commozione c’è anche lo spazio per fare insieme una merenda con un dolce arabo, fatto da una delle ospiti e che il Pontefice ha trovato molto buono.
È un momento di grande tenerezza, soprattutto perché i bimbi non si lasciano condizionare dall’ospite importante. 

Con naturalezza mettono le mani nel suo piatto, rubano un pezzettino al “nonno” che accarezza la loro testa, donando affetto e baci alle loro vite già segnate dall’abbandono.

La festa prosegue con la distribuzione di uova di Pasqua portate da Bergoglio e con qualche piccolo dono che le ospiti di Casa Leda offrono al Papa.  Alle 17 Francesco è già a Santa Marta, felice di quell’abbraccio che ha dato forza a chi lavora nella struttura, a chi combatte ogni giorno perché sia rispettata la dignità umana e perché i bambini siano tutelati nel loro diritto di vivere una vita serena.

di Benedetta Capelli

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