Papa Francesco ricorda don Enrico Pozzoli da Lodi

14 luglio 2017 News

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Schermata 2017-07-12 alle 12.36.27Il 13 luglio era una data speciale in casa Bergoglio. Nel giorno di sant’Enrico, infatti, si aggiungeva puntualmente un posto a tavola per un ospite, che non era solo “un amico in più”, come dice la popolare canzone. 

E chi era? Lasciamo che sia papa Francesco a spiegarlo con le parole rivolte ai cresimandi milanesi il 25 marzo: «Chi mi ha aiutato a credere? Per rispondere devo tornare con il ricordo in Lombardia. Mi ha aiutato a credere, a crescere tanto nella fede, un bravo sacerdote lodigiano, che mi ha battezzato e poi, durante tutta la mia vita, io andavo da lui… E mi ha accompagnato fino all’entrata nel noviziato (dei Gesuiti, ndr). E non mi dimentico mai di quel sacerdote: mai, mai… Era un apostolo del confessionale, misericordioso, buono, lavoratore». 

Quel sacerdote di Lodi si chiamava don Enrico Pozzoli e per i Bergoglio non era solo un conoscente da invitare nel giorno dell’onomastico. Per loro è stato un riferimento costante, e Francesco non manca di ricordarlo: talvolta in pubblico e sempre nelle preghiere.

Don Pozzoli, salesiano nato nel 1880 a Senna Lodigiana, ordinato sacerdote nel 1903 e tre anni dopo andato missionario in Argentina, dove avrebbe vissuto fino alla morte (a Buenos Aires nel 1961, a ottant’anni), non era un raffinato teologo, ma era la persona giusta per prendersi cura dei tanti italiani che in quei primi anni del Novecento arrivavano in Argentina per costruirsi una vita migliore

Don Enrico fu la persona che fece conoscere il papà e la mamma di Francesco: erano nel gruppo di giovani che frequentavano la comunità salesiana di Calle Solis. Fu il sacerdote che battezzò il piccolo Jorge Mario nella notte di Natale del 1936 e anni dopo lo aiutò a riprendersi dopo la gravissima polmonite che lo portò quasi alla morte. 

E fu lui che, in gran segreto. nel 1955 “verificò” la solidità della vocazione del futuro papa e lo aiutò a convincere la famiglia ad accettare il suo ingresso in seminario. Come fece lo ha raccontato in una lettera lunga e commovente del 1990 quello che al tempo era solo padre Bergoglio. 

Alla piccola festa per i vent’anni di matrimonio dei genitori nella pasticceria La Perla de Flores, l’amico sacerdote convinse i signori Mario e Regina (“Erano cattolici praticanti, ma preferivano che io aspettassi qualche anno, studiando all’università”, ha scritto il Papa) raccontando loro della sua stessa vocazione e così “sciolse” il loro cuore. 

La vita di Jorge Mario e don Enrico si è intrecciata ancora, fino alle ultime ore del sacerdote lombardo, quando il Santo Padre fece una cosa che ancora rimpiange. Lo andò a trovare nell’ospedale dov’era ricoverato, ma, disperato, non volle fargli sapere che era lì: “Non so se per timidezza o che altro: avevo 25 anni, facevo il primo anno di Filosofia… Ma se potessi «rifare» quel momento lo farei”.

Da quel momento don Enrico lo ha accompagnato nella preghiera. Così, infatti, Francesco chiudeva quella lettera del 1990: “Lo ricordo tutti i giorni (tutti!) quando prego per i defunti, e davvero io gioisco per questo sentimento di gratitudine che mi dona il Signore”. 

COSI’ FRANCESCO PREGA PER LUI

Papa Francesco ha scritto: “Ogni volta che recito il «Sub Tuum Praesidium» mi ricordo di don Pozzoli”. Si riferisce a una breve preghiera amata anche da san Giovanni Bosco, che esortava i Salesiani a recitarla. Risale forse al III secolo ed è una delle preghiere più antiche. 

SUB TUUM PRAESIDIUM

Sotto
la tua protezione
troviamo rifugio,

Santa Madre di Dio:

non disprezzare
le suppliche di noi

che siamo nella prova

ma liberaci da ogni

pericolo, o Vergine

gloriosa e benedetta.

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