Papa Francesco riceve la donna che vinse i soprusi

24 novembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Franca Viola e Giuseppe Ruisi il 4 dicembre del 2018 festeggeranno 50 anni di matrimonio e quello che hanno vissuto mercoledì scorso dopo l’udienza generale in piazza San Pietro è stato il regalo, in anticipo, più bello e prezioso che potessero mai ricevere: l’incontro, il dialogo sincero, l’affetto di papa Francesco.  Franca, 70 anni, ha cambiato la storia del nostro Paese con un “No” dirompente e con la resistenza silenziosa al sopruso vile della Mafia. Una storia che merita di essere raccontata per intero.

Siamo ad Alcamo, in Sicilia. È il 1965. Filippo Melodia, rampollo dell’aristocrazia mafiosa locale chiede a Franca, diciassettenne figlia di un mezzadro, di sposarlo. Lei però non vuole. Inizia una serie di minacce di morte e ritorsioni, finché Filippo rapisce la ragazza e per 8 giorni la violenta, per poi riportarla a casa disonorata. 

Il 1° gennaio del ‘66 è programmata quella che al sud si chiamava la “paciata”, ovvero l’incontro tra le due famiglie volto a concordare le nozze. Secondo la legge di allora infatti (art. 544 del codice penale) il reato di violenza carnale poteva essere estinto solo qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”. La violenza carnale invece era considerata più che altro un oltraggio alla morale e nulla più. I familiari di Franca, d’accordo con i carabinieri, fingono di accettare la proposta, e Filippo soddisfatto porta Franca con sé a casa propria. 

Il giorno dopo, però, gli agenti fanno irruzione nell’abitazione del Melodia e liberano la giovane. Il processo che ne segue è lunghissimo e porta alla condanna del sequestratore e dei suoi complici. 

Franca, che sembrava destinata a vivere da reietta, riesce invece a sposare Giuseppe Ruisi, l’amore della sua vita, un coetaneo a cui si era promessa e che per lei è pronto a tutto; un’unione che sarà coronata dalla nascita dei figli Sergio e Mauro. In breve tempo la storia di questa giovane coraggiosa e schiva percorre l’Italia, arriva alle orecchie di Papa Paolo VI che la riceve in Vaticano e poco dopo, grazie a lei, la legge sul matrimonio riparatore viene abolita. Nel 2014 poi il presidente Napolitano le conferisce un’onorificenza e la sua foto finisce sui libri di storia. Tutte cose belle ma Franca ha un desiderio più grande: incontrare papa Francesco.  

 Nel luglio di quest’anno perciò scrive al Pontefice, raccontandogli tutto. Trenta giorni dopo, mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia, le telefona invitandola ufficialmente in Vaticano per mercoledì 15 novembre. Sembra tanto ma il tempo vola, spinto dalla gioia dell’attesa. La mattina di mercoledì scorso però, a causa di un disguido in Prefettura, Franca e Giuseppe, accompagnati dai figli, non sono riusciti a ritirare i biglietti e a prendere posto sul sagrato della basilica. Hanno insistito, finché sfiduciati non hanno potuto che  rimettersi in auto. A quel punto ecco che arriva la telefonata di mons. Georg: «Il Papa vi aspetta, per favore tornate indietro». 

Mauro, il figlio che è al volante, fa inversione e mezz’ora dopo per  Franca si realizza il sogno dell’abbraccio con Francesco. Con Bergoglio i coniugi siciliani hanno parlato a lungo, ricevendo parole di stima e di incoraggiamento. Franca non se la sente di raccontarci che cosa si siano detti ma ribadisce: «L’anno prossimo saranno i 50 anni più belli della mia vita, però oltre ai figli e a Sonia mia nipote, il regalo più grande l’ho ricevuto oggi, incontrando gli occhi del Papa. Un amico, un fratello dai modi gentili e con il sorriso che allarga il cuore».

di Cecilia Seppia

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