Papa Francesco ordina 16 nuovi preti

25 aprile 2018 News

tweet
Credit Osservatore Romano

Credit Osservatore Romano

Risuona forte la parola «Eccomi!» nella Basilica di San Pietro, dove papa Francesco presiede la messa di ordinazione di 16 nuovi sacerdoti. E la quarta domenica di Pasqua detta del Buon Pastore, quella in cui si celebra la 55ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. È il “sì” che apre loro le porte del sacerdozio, che affida alla Chiesa la loro vita, che consegna al Papa il loro futuro.

Undici, di cui cinque romani, appartengono alla diocesi di Roma; sei si sono formati al Collegio diocesano “Redemptoris Mater”, cinque hanno studiato presso il “Seminario Romano Maggiore”, quattro appartengono alla Famiglia dei Discepoli, fondata da don Giovanni Minozzi, e uno alla Piccola Opera della Divina Provvidenza (Don Orione). 

E ben differenti sono le nazionalità dei candidati: tre giovani arrivano dall’India, uno dalla Croazia e uno dalla Romania, e gli altri da Perù, Vietnam, Myanmar, Colombia, El Salvador e Madagascar.

Tutti raccontano di aver aperto il cuore a Gesù, lasciando che lui trasformasse la propria vita, come il più maturo Renato Tarantelli Baccari, 41 anni, ex avvocato e parente di Ezio Tarantelli, l’economista ucciso dalle Brigate Rosse nel 1985 (trovate l’intervista nelle pagine successive).

 Nella sua strada già segnata è proprio il cammino di Santiago a far cambiare direzione, un percorso simile a quello del ventinovenne Gabriele Nasca, della parrocchia romana di Santa Maria Addolorata,  che dice di aver sentito «cadere le difese e crollare le paure di fronte alla chiamata del Signore». 

Thierry Randrianantenaina, 27 anni, originario del Madagascar, racconta di aver detto sì a Dio per aver salvato il matrimonio dei suoi genitori, messo in crisi dall’alcolismo del padre. Nelle loro vesti bianche si presentano a Francesco con emozione e ascoltano con attenzione l’omelia nella quale il Papa raccomanda soprattutto una cosa: «Non stancatevi di essere misericordiosi. Pensate ai vostri peccati, alle vostre miserie che Gesù perdona. Siate misericordiosi».
Ai «predicatori del Vangelo, pastori del Popolo di Dio», suggerisce di dispensare «quella Parola che voi stessi avete ricevuto con gioia», di leggere e meditare assiduamente il Vangelo «per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato».

L’invito di Francesco è di essere nutrimento per gli altri, donare «gioia e sostegno» con il profumo della loro vita e «con la parola e l’esempio» essere capaci di «edificare la Casa di Dio che è la Chiesa». Il Pontefice chiede verità, essere ciò che si predica ma soprattutto guardare al Buon Pastore «che non è venuto per essere servito, ma per servire e per cercare e salvare ciò che era perduto». 

Al termine dell’omelia, i 16 nuovi sacerdoti confermano la volontà di servire il Signore e nelle mani di Francesco pongono le loro mani mentre il Papa ripete: «Dio che ha iniziato in te la sua opera fin da bambino la porti a compimento». 

I futuri sacerdoti si stendono a terra  alla recita delle litanie dei santi: è un momento particolarmente intenso e toccante di questa celebrazione, esattamente come quello in cui giurano fedeltà a papa Francesco che impone le sue mani sulla loro testa, invocando su di loro lo Spirito Santo. Il gesto solenne viene ripetuto dai padri spirituali di ogni nuovo sacerdote perché si giura fedeltà a tutta la Chiesa.

Il rito delle ordinazioni non è ancora terminato e prosegue con la vestizione e con l’unzione dei palmi delle mani, fatta dal Santo Padre con il Crisma a ciascuno di loro. È in questo gesto particolare carico di significato che vengono incaricati della missione di consacrare il pane e il vino sull’altare.

DON RENATO TARANTELLI: “DA PAPA FRANCESCO PAROLE CHE TOCCANO SEMPRE IL CUORE

Il più maturo, il più noto visto il suo cognome ma anche il più sorridente. Renato Tarantelli Baccari, il giorno dopo l’ordinazione, porta ancora la gioia nel cuore. 41 anni, un futuro luminoso davanti come avvocato sulle orme di Ezio Tarantelli, il cugino del padre ucciso dalle Brigate Rosse nel 1985, una docenza all’università e una donna accanto da 7 anni: la vita di Renato era completa ma arrivò il vento dello Spirito a scompaginare i piani.

Così nel cammino da Lourdes a Santiago di Compostela, 40 giorni di viaggio in inverno, tutto si trasforma, arriva la consapevolezza che l’amore di Dio ricevuto va condiviso. Altri 18 cammini, poi l’ingresso in seminario. «Dopo la messa – racconta don Renato a Il Mio Papa – Francesco mi ha salutato dicendo: “ma tu per tutta la celebrazione non hai mai smesso di ridere! Vuol dire che sei proprio felice”. “Certamente – ho risposto – sono felicissimo” e poi salutando mio madre le ha detto: “lei ha allattato suo figlio con il sorriso non con il latte!».

Don Renato sottolinea: «È stato davvero tutto molto emozionante e lo è ogni volta che si incontra il Papa: ha il dono della profezia perché ti dice sempre una parola che ti tocca il cuore. Essere ordinati da lui è stato bellissimo, quando ha imposto le mani sul mio capo ho pensato al suo spirito di misericordia e tenerezza. Spero sia entrato in me». Proprio la mamma di Renato aveva capito la sua vocazione. «Lo aveva sempre saputo, mentre mio padre era più scettico perché io ero davvero uno scatenato fin da bambino.

Ma poi tante persone, quando ho detto che sarei diventato prete, mi hanno confessato che vedevano un colore diverso in me soprattutto quando parlavo di fede». La morte di Ezio Tarantelli è la ferita della famiglia di Renato: «Ero piccolo ma ricordo il trambusto. Quello che ci ha insegnato è che la violenza non viene da Dio: ad essa deve seguire sempre il perdono». In serata la messa nella parrocchia di origine, San Giuseppe al Trionfale in Prati: «una gioia enorme, ho visto l’amore delle persone che mi ha fatto capire che non sono più io ma un noi. Proprio il popolo di Dio dovrà insegnarmi ad essere un buon prete». 

di Benedetta Capelli

TAG

, , ,