Papa Francesco in udienza: “Non si può rompere la fratellanza!”

26 febbraio 2015 Foto e video story

tweet
(credits: Agf)

(credits: Agf)

Il sole splende nel cielo sopra piazza San Pietro, in una giornata che è un antipasto della bella stagione. E a riscaldare ancora di più i cuori dei fedeli arrivano le parole di Francesco, che prosegue anche questa settimana il cammino della sua catechesi (cioè il suo insegnamento) dedicata alla famiglia. Dopo avere dedicato riflessioni al ruolo della madre, del padre e dei figli, questa settimana Francesco parla dei fratelli: «“Fratello e “sorella” sono parole che il cristianesimo ama molto», dice il Papa per entrare in argomento, «e, grazie all’esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e tutte le epoche comprendono».

Il Santo Padre conosce molto bene l’argomento anche per esperienza diretta: sappiamo bene, infatti, che era il più vecchio dei cinque figli di Mario e Regina Bergoglio… Cinque fratelli, i Bergoglio, capaci di vivere in armonia tra loro. Ma il Papa sa che l’armonia tra fratelli è un dono fragile, che va nutrito e custodito con enorme cura. Perché quando l’equilibrio si rompe, il disastro è in agguato… Il Santo Padre, dunque, oggi vuole mostrare i due “volti” di questa situazione. Lo fa con grande maestria di educatore.

Una benedizione che viene dal Signore
«Il legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio», prosegue Francesco. «Il salmista (ovvero l’anonimo autore di un salmo contenuto nella Bibbia, ndr) canta la bellezza del legame fraterno: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!” (salmo 132, 1). E questo è vero: la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità».

In agguato, però, c’è il male, e naturalmente Francesco ne parla evocando uno degli episodi più forti, più incisivi della Bibbia: la vicenda di Abele e Caino, figli di Adamo ed Eva…«Sappiamo che quando il rapporto fraterno si rovina, si apre la strada a esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. Il racconto biblico di Caino e Abele costituisce l’esempio di questo esito negativo», spiega il Papa. «Dopo l’uccisione di Abele, Dio domanda a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?” (Genesi, 4, 9a).

È una domanda che il Signore continua a ripetere in ogni generazione. E purtroppo in ogni generazione non cessa di ripetersi anche la drammatica risposta di Caino: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”. La rottura del legame tra fratelli è una cosa brutta e cattiva per l’umanità! Anche in famiglia: quanti fratelli litigano per piccole cose, o per un’eredità, e poi non si parlano più, non si salutano più… Questo è brutto! La fratellanza è una cosa grande, quando si pensa che tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma, vengono dalla carne della mamma! E non si può rompere la fratellanza. Pensiamo un po’: tutti conosciamo famiglie che hanno fratelli divisi, che hanno litigato… Per queste famiglie – e forse nella nostra famiglia ci sono alcuni casi… – chiediamo al Signore che le aiuti a riunire i fratelli, a ricostruire la famiglia».

Fratelli in famiglia, fratelli nel mondo
L’armonia tra fratelli in famiglia non è qualcosa di limitato all’ambito domestico, per Francesco. Tutt’altro: è una condizione fondamentale per la vita dell’uomo in assoluto. «Il legame che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia, tra fratelli si impara la convivenza umana. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo!», spiega con entusiasmo Francesco.

Il Papa parla di una benedizione che viene da Dio e che si dilata in modo da «oltrepassare ogni differenza di nazione, di lingua, di cultura e persino di religione. Pensate che cosa diventa il legame fra gli uomini, anche diversissimi fra loro, quando possono dire di un altro: “Questo è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me”! È bello questo! ». È singolare, poi, il modo in cui la fraternità si declina quando un fratello o una sorella sono più deboli, perché malati o portatori di handicap. C’è premura, pazienza, affetto, e si tratta, dice il Papa, di «un’esperienza forte, impagabile, insostituibile».

Ma a Francesco l’anima e il cuore gliela prendono di diritto «i più piccoli, i più deboli, i più poveri sono loro i fratelli che vanno amati e rispettati in una società diventata ormai solo tecnocratica e burocratica». La catechesi si chiude con una preghiera silenziosa per consegnare a Dio le intenzioni, le sofferenze e l’amore per i nostri fratelli e sorelle.

Due bambini salgono sulla papamobile
La mattinata in piazza San Pietro, dunque, è stata illuminata non solo dal sole, ma anche da parole profonde e caldissime del Santo Padre, ascoltate con partecipazione dalla folla dei fedeli. E che sarebbe stata una mattinata speciale, lo si era già intuito durante il consueto giro in papamobile.

I baci dei bimbi, i saluti calorosi dei fedeli, uno scambio della papalina e poi una scena inattesa ed emozionante… Un bambino e una bambina vengono ospitati dal Pontefice sui sedili della autovettura bianca. Appena si sono seduti, gli hanno accarezzato il vestito, come a ringraziarlo… Hanno fatto quasi sette minuti di giro in papamobile, al termine dei quali sono scesi insieme con Francesco, veloce a ringraziarli per primo per la loro compagnia.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

 

Curiosità: il Papa torna a parlare di Caino e Abele
Per spiegare la fratellanza, il Papa ha citato l’episodio biblico dell’uccisione di Abele da parte del fratello Caino. Francesco aveva già evocato la drammatica domanda “Dov’è tuo fratello?” almeno due volte: nell’omelia della visita a Lampedusa, l’8 luglio 2013, come denuncia della “globalizzazione dell’indifferenza”, e nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2014, centrato sul tema della fraternità.

 

 

Gabriele e Silvio Muccino (credits: Getty images)

Gabriele e Silvio Muccino (credits: Getty images)

Curiosità: la psicologa spiega perché possiamo diventare Caino e Abele
Da Caino e Abele a personaggi famosi del nostro tempo come i registi Silvio e Gabriele Muccino: di liti insanabili tra fratelli è piena ogni epoca. Francesco ha fatto l’esempio di un litigio per una eredità, ma sono infiniti e spesso banalissimi i motivi per cui un rapporto fraterno può finire bruscamente… Per capire come sia possibile che si sciolga per sempre il legame che dovrebbe essere più forte, abbiamo parlato con la dottoressa Giuliana Proietti, psicologa ad Ancona e responsabile scientifica del sito www. psicolinea.it.

«Le ragioni di un conflitto familiare dipendono quasi sempre da mancanza di comunicazione o da disparità nel trattamento da parte dei genitori verso un figlio», spiega la psicologa. «Se poi ci sono questioni economiche, la crisi è ancora più probabile. Il caso dell’eredità evocato dal Papa è tipico: implica sempre anche una questione di principio, su cui pochi sono disposti a scendere a compromesso, e dunque arriva la rottura». 

Se poi in famiglia manca la trasmissione di certi valori, il rischio di litigare è più elevato: «È difficile andare d’accordo tra fratelli cresciuti in un ambiente familiare non fondato su uguaglianza e condivisione. Ogni favoritismo crea gelosia e a volte una gelosia infantile può sfociare, in età adulta, in una lite fra fratelli per motivi che agli altri possono apparire banali».

Come si affrontano situazioni così delicate? «Se i genitori si preoccupano da subito di insegnare ai fratelli che l’amore è condiviso, senza preferenze, il rischio di fratture future è molto ridotto. Poi va favorita la comunicazione: più c’è dialogo tra fratelli e genitori, più il legame sarà solido».

Quando due fratelli non si parlano più stanno entrambi malissimo, anche se dicono il contrario, prosegue la dottoressa Proietti, «perché viene a mancare uno dei legami primari. Per questo è un obbligo morale per i genitori intervenire sempre, anche quando i figli sono adulti, per provare ogni mediazione». Un rapporto interrotto è difficile da ricostruire: «Ci vogliono perdono, pentimento, disponibilità alla riparazione… Ma quanto siamo disposti a metterci in discussione?». (Valentino Maimone)

di Benedetta Capelli

 

TAG

, , , , , , , , , , ,

VEDI ANCHE