Francesco e la Messa per gli armeni

12 aprile 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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La basilica di San Pietro splende dei colori dei paramenti liturgici armeni. Spicca l’oro delle mitrie, il bianco e il rosso dei piviali ma anche il nero del semplice abito dei sacerdoti orientali. Per gli armeni è un giorno di festa perché papa Francesco ha proclamato dottore della Chiesa san Gregorio di Narek, poeta, monaco, filosofo mistico vissuto tra il 951 e il 1003. Ma è anche il giorno della memoria della tragedia, del “grande male” come dicono in Armenia.

Un forte messaggio contro la guerra
Bergoglio usa il termine più scomodo, parla apertamente di “genocidio” suscitando l’irritazione della Turchia che ancora oggi non riconosce quella ferita. Nel saluto che precede la celebrazione della messa, il Papa elenca «le tre grandi tragedie inaudite del ventesimo secolo. La prima è quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio»: quella subita dal popolo armeno.Francesco ricorda che «furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi».

La seconda tragedia inaudita è il nazismo e lo stalinismo; la terza riguarda gli stermini di massa in Cambogia, Ruanda, Burundi e in Bosnia. «Sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori».

Il tempo che viviamo è infatti «un tempo di guerra: una terza guerra mondiale “a pezzi”, in cui assistiamo a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: “A me che importa?”». Le parole di Francesco sono macigni, interrogano ogni uomo…

Terminato il saluto, inizia la messa accompagnata dalla solennità e dolcezza dei canti armeni. Dopo la formula di proclamazione di san Gregorio di Narek a dottore della Chiesa, si entra nel rito con la proclamazione del Vangelo di Giovanni in armeno. Il brano che narra i dubbi di Tommaso è lo spunto per il Papa per ricordare la domenica della Divina Misericordia, istituita da Giovanni Paolo II.

«Anche a noi oggi il Signore mostra, mediante il Vangelo, le sue piaghe. Sono piaghe di misericordia. Nelle sue piaghe noi siamo stati guariti. Gesù ci invita a guardare queste piaghe, ci invita a toccarle per guarire la nostra incredulità. Ci invita a entrare nel mistero di queste piaghe, che è il mistero del suo amore misericordioso». Al termine della messa, i tre patriarchi delle Chiese armene hanno voluto ringraziare Francesco per la celebrazione intensa.

A loro il Papa ha consegnato un messaggio nel quale esorta «coloro che sono a capo delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali» di opporsi «senza ambiguità e compromessi» agli orrori che offendono Dio e la dignità umana. Infine ha auspicato «la ripresa di un cammino di riconciliazione tra il popolo armeno e quello turco» per offrire alle nuove generazioni un futuro migliore perchè il sacrificio di molti diventi «seme di giustizia e di pace».

di Benedetta Capelli

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