Papa Francesco in udienza con gli infermieri

7 marzo 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Erano circa settemila gli infermieri, gli assistenti sanitari e le vigilatrici d’infanzia giunti per abbracciare il Papa in Aula Paolo VI, sabato 3 marzo. E Francesco, commosso, ha ricordato per loro un drammatico momento della sua giovinezza: quello in cui un’infermiera intervenne tempestivamente e lo salvò dalla probabile morte per le complicazioni di una polmonite.

Queste le parole del Papa: «Con il vostro permesso, oggi vorrei rendere omaggio a un’infermiera che mi ha salvato la vita. Era un’infermiera suora, italiana. Quando io, a vent’anni, ero in punto di morte, è stata lei a dire ai dottori: “No, questo medicinale non va, bisogna dare di più”. Grazie a questo, io sono sopravvissuto e la ringrazio tanto! E vorrei nominarla qui, davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna, anche coraggiosa fino al punto da discutere con i medici. Umile, ma sicura di quello che faceva».

A questo punto nell’Aula è esploso l’applauso fragoroso dei “colleghi” di suor Cornelia (una religiosa domenicana).  

Il Papa ha insistito: «Il ruolo degli infermieri nell’assistenza al malato è davvero insostituibile! Davanti alla “singolarità” di ogni situazione, non è mai abbastanza seguire il protocollo. Si richiede un continuo e faticoso sforzo di discernimento e di attenzione alla singola persona, e tutto questo fa della vostra professione una vera missione, e fa di voi degli “esperti in umanità”, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi “vale”, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno». 

Dopo aver elencato i tanti pregi degli infermieri, Francesco ha però fatto loro anche una raccomandazione: «Non dimenticatevi della “medicina delle carezze”! Una carezza, un sorriso, sono pieni di significato per il malato. È semplice il gesto, ma il malato si sente accompagnato, sente vicina la guarigione, si sente persona, non un numero».

Tenerezza e donazione sì, ma senza consumarsi: «Svolgete un lavoro usurante ed esposto a rischi; un eccessivo coinvolgimento, unito alla durezza di mansioni e turni, potrebbe farvi perdere la freschezza e la serenità necessarie. State attenti!». Il Papa ha poi denunciato la carenza di personale: coi “tagli”, dice il Papa, non si migliorano i servizi e un’amministrazione saggia non può vedere in questa “carenza” una fonte di risparmio. 

Infine, qualche parola anche per i pazienti che non devono mai dare per scontato quanto ricevono: «Chiedete senza pretendere; non solo aspettatevi un sorriso, ma anche offritelo… A questo proposito, un’anziana mi ha raccontato che, quando va in ospedale, è così grata ai dottori e agli infermieri per il lavoro che svolgono, che cerca di mettersi elegante e di farsi bella per dare a sua volta qualcosa a loro».

di Cecilia Seppia

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