Papa Francesco festeggia i 50 anni del Cammino Neocatecumenale

9 maggio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Per la celebrazione dei loro 50 anni di storia, i membri del movimento del Cammino Neocatecumenale hanno incontrato papa Francesco là dove nel 2000 Giovanni Paolo II incontrò i giovani della Giornata Mondiale della Gioventù: la grande spianata di Tor Vergata, nella periferia est di Roma. 

Francesco è stato accolto dal boato gioioso di quasi 150mila fedeli giunti da 134 Paesi e spronati nel loro entusiasmo da Kiko Argüello, che del Cammino è stato il fondatore nella Spagna di metà anni Sessanta; in quei giorni al suo fianco c’era Carmen Hernandez, scomparsa nel 2016: sabato è stata ricordata con una gigantografia sul grande palco.

A tanta energia il Santo Padre ha risposto con un discorso ricco di esortazioni e altrettanto “energetico”. «Sono felice di incontrarvi e dire con voi: grazie! Grazie a Dio. E anche a voi, soprattutto a quanti hanno fatto un lungo viaggio per essere qui», sono le prime parole del Papa. Ai membri del Cammino (che spesso lo interrompono con i loro applausi) il Papa dice di non rattristarsi mai e li esorta ad andare, a partire, perché la missione oggi è una priorità della Chiesa. Dice: «Nella vita è forte la tentazione di restare, di non prendere rischi, di accontentarsi di avere la situazione sotto controllo. È più facile rimanere a casa, con chi ci vuol bene, ma non è la via di Gesù… Egli invia, non usa mezze misure. Non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati, ma dice a tutti i suoi discepoli una parola sola: “Andate!”». 

Per andare, però, bisogna essere agili e leggeri, e bisogna stare attenti a non dettare il passo agli altri, prosegue Francesco: «Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi, testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo. E chi, per suo amore, impara a rinunciare alle cose che passano, abbraccia questo grande tesoro: la libertà».

Francesco insiste su un punto che gli sta molto a cuore: andare in missione non vuol dire fare proselitismo né mettere a punto teorie e schemi, ma compiere gesti concreti, pieni di umanità e gioia: «Non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non conta la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire… E voi avete questa vocazione ad annunciare vivendo in famiglia. Portate quest’atmosfera familiare in tanti luoghi desolati e privi di affetto. Fatevi riconoscere come gli amici di Gesù!».

Simbolicamente Francesco benedice e consegna 34 Croci a 34 responsabili di missioni ad gentes, cioè missioni di evangelizzazione in terre dove c’è bisogno dell’annuncio del Vangelo. È in Corea, in Turchia, in Nord Africa, in India, in Islanda che sacerdoti e famiglie neocatecumenali andranno a vivere per un periodo di tempo per riaccendere i cuori alla fede e costruire, con i vescovi locali, solide comunità cristiane. Con loro, però, ci sono anche preti e laici che andranno a sostenere con preghiera e attività alcune parrocchie delle periferie romane… 

Il canto del Te Deum chiude questa grande festa della fede, e Francesco saluta con un’ultima nota di allegria ed entusiasmo: «Pregate anche per me che rimango qui!».

di Cecilia Seppia

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