Papa Francesco e la festa per il Battesimo di Gesù

10 gennaio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Per tutti noi che seguiamo papa Francesco nelle sue celebrazioni, quello che accade in occasione della Festa del Battesimo del Signore è diventato una sorta di rito nel rito: i bambini che vengono battezzati nella Cappella Sistina stanno tranquilli nelle prime fasi della messa poi, chi prima chi dopo, iniziano comprensibilmente a smaniare e a piangere, con grande disappunto dei genitori che spesso non riescono a farli smettere. 

È accaduto anche domenica scorsa e il Pontefice non ha mancato di fare, sorridendo, la sua consueta raccomandazione: «Adesso stanno tutti zitti, ma è sufficiente che uno dia il tono e poi l’orchestra segue! Se loro incominciano a fare il concerto è perché non sono comodi, o hanno troppo caldo, o non si sentono a loro agio, o hanno fame. Se hanno fame, allattateli, senza paura, date loro da mangiare, perché anche questo è un linguaggio di amore» ha detto, facendo tirare a mamme e papà un bel sospiro di sollievo.

Del resto, lunedì i bambini non erano pochi: 34 (diciotto femmine e sedici maschi), tutti figli di dipendenti della Città del Vaticano perché questa è la condizione necessaria per partecipare al rito. La celebrazione si è svolta come sempre, inserendo nella messa i diversi passaggi dell’amministrazione del sacramento. 

Nella sua omelia, pronunciata a braccio, Francesco si è rivolto ai genitori spiegando loro che il Battesimo è l’inizio di un percorso: «È il primo passo per quel compito che voi avete, il compito della trasmissione della fede» ha detto, sottolineando la necessità della presenza dello Spirito Santo: «Poter trasmettere la fede è una grazia dello Spirito Santo. Ed è per questo che voi portate qui i vostri figli, perché ricevano lo Spirito Santo, ricevano la Trinità – il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo – che abiterà nei loro cuori».

Francesco ha anche spiegato che questo passaggio della fede dai genitori ai figli può avvenire soltanto in un modo: «Si può fare soltanto “in dialetto” nel dialetto della famiglia, nel dialetto di papà e mamma, di nonno e nonna. Se manca il dialetto, se a casa non si parla fra i genitori quella lingua dell’amore, la trasmissione non è tanto facile, non si potrà fare».

Sentendo queste parole, tornano alla memoria i racconti che Bergoglio ha fatto della sua infanzia e di come siano stati, appunto, i suoi genitori e i suoi nonni a trasmettergli la fede. Soprattutto la nonna Rosa che, oltre al dialetto dell’amore, parlava anche quello piemontese e che proprio nella nostra lingua gli ha insegnato fin da piccolo ad amare Dio.  

Dopo avere affidato questo compito così importante ai genitori, il Pontefice ha anche spiegato loro che ciò che trasmetteranno ai figli sarà la base su cui verrà costruito il resto: «Poi verranno i catechisti a sviluppare questa prima trasmissione, con idee, con spiegazioni». E anch’essi dovranno usare un linguaggio semplice, quello proprio dei bambini: «Gesù ci consiglia di essere come loro, di parlare come loro. Noi non dobbiamo dimenticare questa lingua dei bambini, che parlano come possono, la è la lingua che piace tanto a Gesù».

Una lingua che dobbiamo usare tutti quando ci rivolgiamo al Signore: «Nelle vostre preghiere siate semplici come loro, dite a Gesù quello che viene nel vostro cuore come lo dicono loro». 

L’EMOZIONE DI VEDERE NOSTRA FIGLIA BATTEZZATA DAL PAPA

Il battesimo di un figlio è uno di quegli eventi in cui la gioia e l’emozione la fanno da padrone. Un evento destinato a rimanere per sempre nella memoria dei genitori. Se poi, come capita ogni anno nella festa del Battesimo del Signore, ad amministrare il sacramento è niente meno che il Papa, la gioia si moltiplica: «Mia figlia non ha pianto quando le è stata versata l’acqua sulla testa ma per poco non piangevo io» ricorda ancora commosso Sandro Barbagallo, padre di Elisabetta Maria Dorotea, una dei trentaquattro bambini che Francesco ha battezzato nella Cappella Sistina. 

Barbagallo, che i lettori di Il mio Papa conoscono perché lo abbiamo intervistato più volte per il suo lavoro, è il curatore delle Collezioni Storiche dei Musei Vaticani ed è abituato ai grandi eventi. Il battesimo della figlia, però, lo ha trovato letteralmente disarmato: «Sono stato nella Sistina tante volte per conferenze ed eventi ma non mi era mai capitato di essere talmente preso dalla cerimonia da non riuscire nemmeno ad alzare lo sguardo verso il soffitto. Sono rimasto per tutto il tempo con gli occhi rivolti all’altare». 

Angela, la mamma della piccola Elisabetta, condivide le stesse emozioni: «Al momento del battesimo, il bambino deve stare in braccio alla madre ma quando siamo arrivati sotto il gradino da salire per arrivare al fonte battesimale, ho avuto paura di non farcela da sola e ho chiesto a Sandro di sostenere me e la piccola». È vero che Sandro e Angela, come tutti gli altri genitori, avevano fatto le prove il venerdì precedente la cerimonia e che avevano già avuto modo di presentare la loro bimba al Papa poco dopo la nascita, ma l’emozione del battesimo è unica. Un po’ come i nomi scelti per la figlia: «Rappresentano non solo una continuità con la tradizione onomastica della famiglia ma, soprattutto, la piena consapevolezza di avere affidato questo splendido dono di Dio alla Vergine Maria fin da quando abbiamo scoperto la gravidanza. I nomi di Maria ed Elisabetta richiamano, appunto, la visitazione della Madonna a sua cugina, anch’ella incinta» spiega Barbagallo. 

di Tiziana Lupi

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