Papa Francesco e il Santissimo Sacramento

27 giugno 2014 Foto e video story

tweet

  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images
  • credits: Getty Images
    credits: Getty Images

 

Papa Francesco stupisce anche nella solennità del Corpus Domini: dopo la messa sul sagrato di San Giovanni in Laterano, rinuncia a guidare la processione lungo via Merulana e attende l’arrivo dei fedeli nella basilica di Santa Maria Maggiore.  Una scelta che, come ha spiegato padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, è motivata dagli impegni della visita pastorale in Calabria.

Francesco ha scelto di fare il tragitto evitando l’autovettura scoperta, per rispettare lo spirito della celebrazione, in modo tale che l’attenzione dei fedeli  fosse così diretta sul Santissimo Sacramento esposto e non sulla sua persona. Anche nell’omelia della messa, celebrata sul sagrato della basilica di San Giovanni in Laterano, insiste sull’essenzialità.

Ai tanti pellegrini il Papa offre una profonda riflessione sull’esperienza «della totale dipendenza da Dio». Ricorda che l’uomo non vive di solo pane «ma di quanto esce dalla bocca del Signore». Distingue così la fame fisica da quella che «l’uomo porta in sé», «una fame che non può essere saziata con il cibo ordinario».

Quelle “offerte di cibo” così invitanti
Papa Francesco allora spiega questa fame: «È fame di vita, fame di  amore, fame di eternità». «Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo». L’Eucaristia, il Corpo di Cristo, «è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è l’Amore». Un amore gratuito, «sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze». Così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo».

Il pericolo è che mangiare cose apparentemente buone ci distrae dalla nostra condizione. Gli ebrei, per esempio, dimenticarono di essere schiavi mentre sognavano di mangiare la carne e le cipolle: «In quei momenti di tentazione, avevano memoria, ma una memoria Ma l’uomo di oggi è circondato da molte “offerte di cibo”, spesso più invitanti e soddisfacenti. «Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio, ma il cibo che ci nutre veramente» rassicura il Papa «e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore!». «Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra malata, una memoria selettiva. Una memoria schiava, non libera».

E allora il Santo Padre, nel suo consueto stile, snocciola una serie di domande a cui tutti sono chiamati a rispondere: «Ognuno di noi, oggi, può domandarsi: e io? Dove voglio mangiare? A quale tavola voglio  nutrirmi? Alla tavola del Signore? O sogno di mangiare cibi gustosi, ma nella schiavitù?». A questo punto l’invito è chiaro: è necessario recuperare la memoria, «riconoscere il pane falso che illude e corrompe, perché frutto dell’egoismo, dell’autosufficienza e del peccato». L’omelia del Papa si chiude con una preghiera a Gesù perché ci difenda dalla tentazione del cibo che ci rende schiavi. 

I colori delle confraternite
Conclusa la celebrazione, il corteo parte dalla basilica di San Giovanni in Laterano e lungo via Merulana giunge a Santa Maria Maggiore. Fiaccole accese e canti ti accompagnano l’ostensorio con il Santissimo Sacramento.  Il momento solenne è sottolineato anche dalle vesti di differenti colori delle secolari confraternite come i Cavalieri del Santo Sepolcro e quelli di Malta. Il Papa attende l’arrivo della processione e sul canto di Tantum ergo (l’inno composto da san Tommaso d’Aquino per il Corpus Domini) incensa il Santissimo Sacramento. Dopo la recita della preghiera indossa il velo omerale, il paramento liturgico che copre anche le mani e di solito è usato quando si porta l’Eucaristia, e impartisce la sua benedizione solenne a una piazza silenziosa, colorata di gonfaloni e illuminata dal candore delle vesti di religiosi e fedeli e dalle tiepide luci delle fiaccole.

di Benedetta Capelli

TAG

, , , ,