Papa Francesco dona speranza alla Birmania

6 dicembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Un viaggio ai confini della cristianità per invitare un popolo alla tolleranza e al rispetto di tutte le minoranze. Un viaggio, quello in Myanmar, in cui Francesco ha dimostrato ancora una volta il senso della sua missione pastorale.

I giorni trascorsi nella ex Birmania, come si vede nelle foto di questo servizio, sono stati molto intensi. Nonostante il caldo e l’umidità, Francesco non si è risparmiato e ha risposto con gioia ed entusiasmo a quella minoranza cattolica (circa 650mila persone poco più dell’1% della popolazione) che non vedeva l’ora di incontrarlo. Ciascuno degli appuntamenti che il Papa ha avuto in questi quattro giorni è stato significativo anche se, inutile negarlo, uno dei momenti più attesi di tutto il viaggio, era l’incontro con le autorità del Paese. Incluso quello (in forma privata) con Aung San Suu Kyi, il premio Nobel per la pace nonché Consigliere di Stato e Ministro degli Affari Esteri. Nel discorso che ha tenuto al Myanmar International Convention Center Francesco non ha pronunciato, come previsto, la parola “Rohingya” che indica la minoranza musulmana costretta a fuggire dal Paese a causa di una violenta persecuzione da parte delle forze governative, ma ha speso parole importanti per la pacificazione del Paese, auspicando per il Myanmar un futuro di pace: «Una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti umani di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità. Le differenze religiose non devono essere fonte di divisione e di diffidenza ma, piuttosto, una forza per l’unità, per il perdono, per la tolleranza e la saggia costruzione del Paese».

Il giorno dopo l’incontro con le autorità, mercoledì 29, papa Francesco ha celebrato la messa al Kyaikkasan Ground, il grande centro sportivo situato nel cuore di Yangon, la ex capitale. Alle centinaia di migliaia di fedeli che lo attendevano lì fin dalla notte, Bergoglio ha riassunto in poche parole il senso del suo viaggio: «Ho atteso a lungo questo momento. Molti di voi sono giunti da lontano e da remote aree montuose, alcuni anche a piedi. Sono venuto come pellegrino per ascoltare e imparare da voi, e per offrirvi alcune parole di speranza e consolazione». E poi ha aggiunto una frase delle sue: «Gesù è come un GPS (un navigatore satellitare, ndr) che ci guida infallibilmente. 

Nel pomeriggio, Francesco ha avuto due incontri con i religiosi: con il Supremo Consiglio “Sangha” dei Monaci Buddisti (il Myanmar è un Paese a maggioranza buddista, che sono circa l’88% della popolazione) e con i vescovi locali. 

Nel primo, al Kaba Aye Centre, uno dei templi buddisti più venerati dell’Asia sud-orientale, Francesco ha invitato tutti a superare intolleranza, incomprensioni e pregiudizi: «Possano i buddisti e i cattolici camminare insieme lungo questo lungo sentiero di guarigione e lavorare fianco a fianco per il bene di ogni abitante di questa terra. A nome dei miei fratelli e sorelle cattolici, esprimo la nostra disponibilità a continuare a camminare con voi e a seminare semi di pace e di guarigione, di compassione e di speranza in questa terra».

Con i vescovi, incentrando il suo discorso su tre parole – guarigione, accompagnamento e profezia – il Papa ha utilizzato alcune frasi che sono ormai entrate nel nostro immaginario, come la Chiesa che deve essere un ospedale da campo e il buon Pastore che deve avere l’odore delle pecore. Poi ha raccomandato loro i giovani: «Occupatevi della loro formazione ai sani principi morali che li guideranno nell’affrontare le sfide di un mondo minacciato dalle colonizzazioni ideologiche e culturali» ha detto il Papa che quei giovani li ha incontrati il giorno dopo nella cattedrale di Saint Mary, colorata dai tradizionali costumi birmani, per celebrare insieme la messa prima di lasciare il Paese. A loro, dopo l’esortazione a condividere tutta la vita con Gesù, il Papa ha rivolto parole di incoraggiamento: «Non abbiate paura di imparare dai vostri errori. Non abbiate paura di fare scompiglio, di porre domande che facciano pensare la gente. E non abbiate paura se a volte percepirete di essere pochi. Il Vangelo cresce sempre da piccole radici». Dopo la messa, Francesco si è diretto all’aeroporto da dove è partito per il Bangladesh.

di Tiziana Lupi

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