Papa Francesco in difesa dei bambini

23 aprile 2015 Foto e video story

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Il volto sorridente del Papa mentre compie il giro della piazza, 08/04/2015 (credits: Getty images)

Il volto sorridente del Papa mentre compie il giro della piazza, 08/04/2015 (credits: Getty images)

Una bimba piccolissima, due anni al massimo, fa di tutto per farsi prendere in braccio da Francesco. Una volta vicina a lui, si leva decisa il ciuccio dalla bocca per dargli un bacio sulla guancia. È una delle immagini più belle di questa udienza in cui il Papa ha scelto di parlare proprio dei bambini, frutto più grande della benedizione che Dio ha dato all’uomo e alla donna, eppure spesso costretti a subire la stessa Passione di Gesù, perché disprezzati, emarginati, abbandonati, rifiutati, derubati della loro infanzia.

L’appello rivolto a tutti gli adulti
Così ancora una volta Francesco grida in difesa di chi da solo non si può difendere, e giudica vergognoso l’atteggiamento di chi, pur di giustificarsi per quanto subiscono i minori in certi contesti, dice che è stato un errore metterli al mondo… «Non scarichiamo sui bambini le nostre colpe, per favore!», dice il Papa. «I bambini non sono mai un errore. La loro fame non è un errore, come non lo è la loro povertà, la loro fragilità, il loro abbandono e non lo è neppure la loro ignoranza o la loro incapacità… Semmai, questi sono motivi per amarli di più».

Lo sguardo di Francesco si fa ancora più severo quando domanda: «Che ne facciamo dell’uomo e dei diritti del bambino, se poi puniamo i bambini per gli errori degli adulti. A coloro che hanno il compito di governare, di educare e a tutti gli adulti, il Papa chiede di nuovo di fare il possibile per cambiare una situazione così drammatica che egli stesso definisce, appunto, «la Passione dei bambini».

D’altra parte, rimarca Bergoglio, «ogni bambino emarginato, abbandonato, che vive per strada mendicando, senza scuola, senza cure mediche, è un grido che sale a Dio e che accusa il sistema che noi adulti abbiamo costruito. E purtroppo questi bambini sono preda dei delinquenti, che li sfruttano per indegni traffici o commerci, o addestrandoli alla guerra e alla violenza».

Anche nei Paesi “ricchi”, però, non va sempre meglio per i bimbi: molti «vivono drammi che li segnano in modo pesante, a causa della crisi della famiglia, dei vuoti educativi e di condizioni di vita a volte disumane». In ogni caso, dice il Papa, «sono infanzie violate nel corpo e nell’anima». Quindi mette l’accento su una certezza che però non ci deve deresponsabilizzare: «Nessuno di questi bambini è dimenticato dal Padre! Nessuna delle loro lacrime va perduta!».

Il pensiero di Francesco va anche ai genitori di bimbi con gravi difficoltà. Per lui sono «persone straordinarie, pronte a ogni sacrificio e generosità», ma troppo spesso lasciate sole mentre andrebbero accompagnate nella loro fatica.

“Il Signore ascolta gli angeli dei bimbi”
Tra gli applausi della piazza che è ancora colorata dai fiori della messa di Pasqua, il Papa mette poi l’accento su parole e azioni che non servono e anzi sono dannose quando si tratta di bambini. Cita quelle che definisce «Formule da difesa legale d’ufficio» come: «Dopo tutto, noi non siamo un ente di beneficenza“, o «Nel proprio privato, ognuno è libero di fare ciò che vuole», o ancora «Ci spiace, non possiamo farci nulla».

Altro rimprovero viene per tutto ciò che segna la vita dei genitori, ma ricade sui piccoli: lavoro precario e malpagato, orari insostenibili e trasporti inefficienti… E anche unioni immature e separazioni irresponsabili.

Infine il Pontefice disegna uno scenario che sembra quasi un sogno: «Una società in cui nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso o troppo grande, pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio, di non valere niente e di essere abbandonato alle ferite della vita e alla prepotenza degli uomini». Anche perché forse qualcuno non lo sa ma, rivela, infine, il Papa, «il Signore giudica la nostra vita ascoltando quello che gli riferiscono su di noi, gli angeli dei bambini».

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Ecco chi sono i meninos de rua e chi li aiuta

In udienza dal Papa c’erano anche i Meninos de rua: un’espressione in portoghese con cui vengono chiamati “i bambini di strada” delle città brasiliane, quelli che vivono nelle baraccopoli. Questi bambini, spesso orfani o abbandonati dalle famiglie,  sopravvivono dedicandosi all’accattonaggio, spesso sono ingaggiati dalla malavita come corrieri di droga o killer su commissione; molti finiscono nella rete della prostituzione. È usanza diffusa tra di loro fumare colla, per stordirsi e attutire lo stimolo della fame. Dal 1986 esiste un’associazione chiamata Casa Do Menor fondata da padre Renato Chiera che si prende cura di loro dal punto di vista del recupero e della prevenzione, con lo scopo di reinserirli nella società. Casa Do Menor ha molte strutture in Brasile e dal 1995 ce n’è una anche in Italia.

di Cecilia Seppia

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