Papa Francesco: “Da giovane mi ha aiutato una psicanalista”

6 settembre 2017 News

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Credit Osservatore Romano

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Qualche tempo dopo essere stato eletto papa, Francesco rispose alla domanda di uno studente delle scuole dei Gesuiti sul perché avesse scelto di vivere in un piccolo appartamento dentro a Casa Santa Marta e non nell’appartamento papale nel Palazzo Apostolico. 

Il Pontefice disse che la sua decisione era dovuta a «motivi psichiatrici» e spiegò: «Per me è un problema di personalità. Io ho necessità di vivere tra la gente e se vivessi solo, forse un po’ isolato, non mi farebbe bene». 

Nonostante già si sapesse che negli anni Sessanta l’allora padre Bergoglio aveva insegnato Psicologia e dunque aveva una competenza specifica in questo campo, nessuno però avrebbe potuto immaginare quello che è stato reso noto nei giorni scorsi.

Ovvero che, quando aveva 42 anni, padre Bergoglio sentì il bisogno di consultare una psicanalista. Non si trattò di una terapia psicanalitica nel senso stretto del termine, visto che questa sarebbe durata ben più a lungo dei sei mesi di cui ha parlato, quanto di una serie di incontri che il Papa ha definito come “il bisogno di chiarire alcune cose. 

La rivelazione è arrivata dalla presentazione di un libro che uscirà tra pochi giorni in Francia: Politique et Société (“politica e società”), una raccolta di dialoghi tra il Papa e Dominique Wolton, un sociologo francese. Tra i passi pubblicati in anteprima il 2 settembre dal settimanale Le Figaro Magazine c’è appunto quello in cui Francesco rievoca l’episodio. 

A un certo punto, la conversazione con Wolton è giunta sul tema dell’importanza delle donne nella sua vita e Francesco ha detto: «Quelle che ho conosciuto mi hanno aiutato molto quando ho avuto bisogno di consultarmi». Tra queste, ecco la psicanalista: «Ho consultato una psicanalista ebrea. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Era una persona buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto quando avevo 42 anni». 

Probabilmente anche lui deve avere aiutato lei, visto che la donna lo chiamò poco prima di morire: «Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale».

Non sappiamo quali fossero le cose “da chiarire” che spinsero il futuro pontefice a rivolgersi a una psicanalista. 

Certo è che, da un lato, la psicanalisi è diffusissima in Argentina (è addirittura il Paese che ha il maggior numero di psicologi nel mondo, in proporzione alla popolazione) e chiedere questo genere di aiuto è una consuetudine; dall’altro lato, gli incontri di qui ha parlato il Papa si collocarono tra il 1978 e il 1979, un periodo non certo facile per lui.

Stava terminando o aveva appena terminato la complicata esperienza da Provinciale dei Gesuiti (cioè “capo” dei gesuiti d’Argentina) e cercava di fronteggiare la dittatura militare, proteggendo e salvando dissidenti e ricercati. 

Al di là delle motivazioni,  la “rivelazione” accende una nuova luce sui rapporti tra Chiesa e psicanalisi, mai idilliaci. Basti ricordare che nel 1961, durante il pontificato di san Giovanni XXIII, il Santo Uffizio, vietò ai sacerdoti di esercitare la psicanalisi e ai seminaristi di sottoporvisi.

di Tiziana Lupi

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