Papa Francesco si confessa

20 marzo 2015 Foto e video story

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Il Papa inginocchiato al confessionale riceve la benedizione di un sacerdote (credits: Agf)

Il Papa inginocchiato al confessionale riceve la benedizione di un sacerdote (credits: Agf)

Chissà se ci abitueremo mai alle immagini che abbiamo visto venerdì scorso nella basilica vaticana, se smetteremo, prima o poi, di meravigliarci vedendo Francesco ricevere il sacramento della Riconciliazione, il papa peccatore come gli altri inginocchiato davanti al confessore e, poco dopo, seduto lui nel confessionale, sacerdote tra i sacerdoti, impegnato a confessare i fedeli.

Lo aveva fatto già l’anno scorso e lo ha ripetuto quest’anno nella stessa occasione, cioè la celebrazione della liturgia penitenziale. Una celebrazione che ha anche aperto la le 24 ore per il Signore”, l’iniziativa proposta dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione che organizza in tutto il mondo l’apertura straordinaria della chiese proprio per invitare i fedeli a celebrare il sacramento della riconciliazione.

La misericordia del Signore
Poco prima, durante l’omelia, lo aveva detto senza mezzi termini come è abituato a fare soprattutto, probabilmente, per fugare i timori di chi non si avvicina al confessionale per timore di essere giudicato e per vergogna di raccontare i propri peccati: «Dio perdona tutto e perdona sempre, non ci stanchiamo di chiedere perdono». Perché il Signore «mai si spaventa dei nostri peccati. Pensiamo al figliol prodigo: il padre non lo lascia parlare, lo abbraccia. Così Dio con noi. Dio sarà contento, ti abbraccerà con tanto amore, non avere paura».

Perdono e misericordia: sono questi i due temi su cui Francesco ha costruito l’omelia di venerdì dedicato proprio alla misericordia. Per il ponteficeDio  «è veramente ricco di misericordia e la estende con abbondanza su quanti ricorrono a Lui con cuore sincero.

L’amore di Dio per la donna peccatrice
È la trasformazione del cuore che ci porta a confessare i nostri peccati è dono di Dio, noi da soli non possiamo, è opera sua. Essere toccati con tenerezza dalla sua mano e plasmati dalla sua grazia ci consente di avvicinarci al sacerdote senza timore per le nostre colpe ma con la certezza di essere da lui accolti nel nome di Dio e compresi nonostante le nostre miserie».

E anche, ha aggiunto Francesco con quel pizzico di ironia che spesso accompagna le sue parole, ci consente «di accostarci senza un avvocato difensore. Ne abbiamo uno solo che ha dato la sua vita per i nostri peccati, è Lui che con il Padre ci difende sempre».

Commentando il brano del Vangelo di Luca appena ascoltato, quello della donna peccatrice nella casa del fariseo, Francesco ha sottolineato che «è l’amore misericordioso di Gesù che la spinge ad avvicinarsi. Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. Gesù le dà questa certezza: accogliendola,
le dimostra l’amore di Dio per lei».

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