Papa Francesco condanna il bullismo

24 gennaio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Se c’è qualcosa che a papa Francesco proprio non va giù è l’ingiustizia, sotto qualsiasi forma essa si manifesti. Questo suo sentire, unito al rapporto di grande affetto e vicinanza che lo lega ai giovani, gli rende assolutamente intollerabile un fenomeno  di cui si parla molto di questi tempi,  purtroppo (ne parliamo nel riquadro dell’altra pagina): il bullismo.

Una piaga che non ha esitato a definire come opera del demonio: «Lo fanno anche i bambini, è una delle tracce del peccato originale» ha detto qualche giorno fa nell’omelia della messa quotidiana di Santa Marta. E ha aggiunto: «Quando abbiamo un buon desiderio di fare un’opera buona, un’opera di carità, diciamo: “È lo Spirito Santo che mi ispira a fare questo”. Quando noi ci accorgiamo che abbiamo dentro di noi questo desiderio di aggredire quello perché è debole, non dubitiamo: c’è il diavolo, lì. Perché questa è opera del diavolo, aggredire il debole».

Già da tempo Bergoglio esprime la sua preoccupazione per il bullismo. Il primo grande appello che il Papa ha rivolto ai ragazzi è giunto nel grande incontro dello scorso anno con  cresimati e cresimandi allo Stadio di San Siro (Milano): «C’è un fenomeno brutto in questi tempi, che mi preoccupa, nell’educazione: il bullying (Francesco lo chiama così, con il termine inglese, ndr). Per favore state attenti» ha raccomandato ai giovani nel grande abbraccio dato ai giovani sugli spalti dello stadio di Milan e Inter.

E ha chiesto ai ragazzi di non cedere mai alla tentazione di scagliarsi contro i più deboli: «Nella vostra scuola, nel vostro quartiere, c’è qualcuno o qualcuna del quale o della quale voi vi fate beffa, che voi prendete in giro perché ha quel difetto, perché è grosso, perché è magro, per questo, per quest’altro? e a voi piace fargli provare vergogna e anche picchiarli per questo? Questo si chiama bullying. Per favore, fate la promessa al Signore di non fare mai questo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola, nel vostro quartiere».

Francesco sa che, da piccoli, può capitare qualche incidente di percorso perché è successo anche a lui quando, con un gruppo di amichetti, prendeva in giro una donna “un po’ mattocca” che viveva nel suo quartiere a Buenos Aires: «Ancora quando penso a questo, penso: “Ma quanta malvagità anche nei bambini! Prendersela con il più debole! E oggi lo vediamo continuamente nelle scuole: aggredire il debole, perché tu sei grasso o perché tu sei così o tu sei straniero o perché tu sei nero». Proprio per questo motivo ha accettato con entusiasmo la proposta della fondazione Scholas Occurrentes di ospitare prossimamente in Vaticano un incontro sul tema del bullismo e del cyberbullismo (la sopraffazione dell’altro su Internet e sui social network frequentati dai giovani). Vi parteciperanno rappresentanti dei social network e dell’Interpol, ma anche intellettuali e alcune vittime di questa terribile piaga che colpisce i ragazzi.

BANDE DI GIOVANI BULLI, CRESCONO I CASI PREOCCUPANTI

Quando, tre anni fa, abbiamo letto della terribile aggressione subita da Vincenzo, quattordicenne napoletano seviziato con un tubo compressore perché grasso, abbiamo sperato, che fosse il punto più basso di quel fenomeno orribile che è il bullismo. E invece i bulli non hanno smesso di colpire, lo leggiamo quotidianamente sui giornali. Protagoniste delle cronache degli ultimi giorni sono le “baby gang”, gruppi di giovani delinquenti che mettono letteralmente a ferro e fuoco Napoli e altre città: con un pretesto si accaniscono sulla vittima, scelta spesso in maniera casuale, picchiandola in mezzo alla strada. Risultato? Lo possiamo vedere dalle cartelle cliniche delle vittime: ferite, lesioni alla milza, nasi rotti e altro in una sorta di dizionario dell’orrore.

di Tiziana Lupi

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