Papa Francesco celebra la confessione e il perdono

11 aprile 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Che colpo d’occhio quello di domenica! Il bianco delle vesti di più di 500 Missionari della Misericordia presenti ha illuminato la piazza. Ed è legata a loro la messa che Francesco celebra in concomitanza con la domenica della Divina Misericordia. Come a loro è legato il Papa, che ha “istituito” questa figura nel Giubileo della Misericordia del 2016 inviando nel mondo un migliaio di sacerdoti a predicare e confessare, potendo anche assolvere da peccati particolari come l’aborto. L’omelia di Francesco è un richiamo all’amore di Dio e al perdono che ci è sempre concesso. Il Papa parte dalla figura di Tommaso, l’apostolo che volle “toccare” per credere e dice: «Dobbiamo ringraziarlo, perché non si è accontentato di sentir dire che Gesù era vivo e nemmeno di vederlo, ma ha voluto vedere dentro, toccare le sue piaghe, segni del suo amore… Anche a noi non basta sapere che Dio c’è: non ci riempie la vita un Dio risorto, ma lontano… Abbiamo anche noi bisogno di “vedere Dio”, di toccare con mano che è risorto per noi. Come vederlo? Come i discepoli: attraverso le sue piaghe».

Il Papa ci esorta poi a diventare “innamorati del Signore”, aggiungendo che il modo migliore per sperimentare l’amore di Gesù è lasciarsi perdonare vincendo tre “blocchi”. Il primo è la vergogna: «Abbiamo vergogna di aprirci e dire i peccati. Che il Signore ci dia la grazia di comprendere la vergogna e vederla come il primo passo dell’incontro! Quando proviamo vergogna, dobbiamo essere grati: vuol dire che non accettiamo il male… Il dramma è quando non ci si vergogna più di niente». Poi, la rassegnazione: «Possiamo pensare: “Sono cristiano da tanto, eppure in me non cambia niente, faccio sempre i soliti peccati”… Allora, sfiduciati, rinunciamo alla misericordia. Ma il Signore ci interpella: “Non credi che la mia misericordia sia più grande della tua miseria? Sei recidivo nel peccare? Sii recidivo nel chiedere misericordia, e vedremo chi avrà la meglio!”»..

Infine l’ultima porta chiusa: «È il nostro peccato. Se io, in tutta onestà, non voglio perdonarmi un peccato grande, perché dovrà farlo Dio? Ma questa porta è serrata solo dalla nostra parte: per Dio non è mai invalicabile… Quando ci confessiamo scopriamo che proprio quel peccato che ci teneva distanti dal Signore diventa il luogo d’incontro con lui». Al Regina Coeli, infine, Francesco torna a parlare della Siria invitando a lavorare per un negoziato dopo le notizie dei bombardamenti e dell’uso di armi chimiche. Usa parole semplici e chiare: «Non c’è una guerra buona e una cattiva; niente può giustificare l’uso di tali strumenti di sterminio contro persone e popolazioni inermi».

di Benedetta Capelli

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