Francesco: “Amiamoci come Gesù ci ha amato”

2 aprile 2015 Foto e video story

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Papa Francesco saluta la folla al suo arrivo in piazza San Pietro per l'udienza generale 1° Aprile 2015 (credits: Getty Images)

Il Papa saluta la folla al suo arrivo in piazza San Pietro per l’udienza generale, 1° Aprile 2015 (credits: Getty Images)

Una grande introduzione generale al Triduo pasquale: così Francesco ha impostato la sua catechesi all’udienza generale di mercoledì 1° aprile. Finito un lungo giro in papamobile interrotto da tanti incontri con i bambini presenti, il Papa entra subito in argomento: siamo arrivati al «culmine dell’anno liturgico e della nostra vita cristiana».

Francesco parte, calendario liturgico “alla mano”, dal Giovedì Santo, la commemorazionev dell’Ultima cena e della lavanda dei piedi agli Apostoli: «Con questo gesto profetico Gesù esprime il senso della sua vita e della sua passione, quale servizio a Dio e ai fratelli», dice. Servire gli altri è obbedire al comandamento dell’amore, che ci impone di « amarci come lui ci ha amato».

Gli eroici testimoni dei giorni nostri
La morte e la Croce sono al centro del Venerdì Santo. Francesco richiama la frase di Gesù: «“E’ compiuto!”: Che cosa significa questa parola? Significa che Gesù, col suo Sacrificio, ha trasformato la più grande iniquità nel più grande amore».

Ancora oggi, spiega il Santo Padre, ci sono uomini e donne che con la loro vita «riflettono un raggio di questo amore perfetto, pieno, incontaminato». Sono martiri, «eroici testimoni dei nostri giorni» come don Andrea Santoro, ucciso in Turchia nel 2006, che come tanti altri ha imitato Gesù.

«Anche oggi ci sono i veri martiri che offrono la loro vita», sottolinea il Papa«È un servizio della testimonianza cristiana fino al sangue, servizio che ci ha fatto Cristo: ci ha redento fino alla fine».

Il Pontefice prosegue poi a braccio, esce dal testo “ufficiale”: «Che bello sarà che tutti noi, alla fine della nostra vita, con i nostri sbagli, i nostri peccati, anche con le nostre buon opere, con il nostro amore al prossimo, possiamo dire al Padre come Gesù: “È compiuto”… Non con la perfezione con cui lo ha detto Lui, ma poter dire: “Signore, ho fatto tutto quello che ho potuto fare”».

“La Madonna tiene accesa la fiamma”
Tema successivo è il Sabato Santo, il “riposo” di Cristo nella tomba dopo la vittoria della Croce. Francesco invita a guardare a Maria. In lei è raccolta tutta la fede della Chiesa: «Nell’oscurità che avvolge il creato, rimane sola a tenere accesa la fiamma della fede, sperando contro ogni speranza nella Risurrezione di Gesù».

È proprio quel buio che a volte penetra l’anima e porta a credere che «ormai non c’è più nulla da fare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua!».

Il sepolcro ora vuoto è riempito dalla gioia, perché «la nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto ». E allora Francesco invita a essere «sentinelle del mattino», a entrare nel mistero, facendo nostri i sentimenti e gli atteggiamenti del Signore, per mangiare e celebrare con lui la vera Pasqua.

Il cardinale Camillo Ruini prega durante una messa in commemorazione di don Andrea Santoro, chiesa di Santa Maria a Trabzon, Turchia 05/02/2007 (credits: Getty Images)

Il cardinale Camillo Ruini prega durante una messa in commemorazione di don Andrea Santoro, chiesa di Santa Maria, Trabzon – Turchia 05/02/2007 (credits: Getty Images)

 

Curiosità: la storia dell’eroico don Andrea Santoro
L’eroico sacerdote don Andrea Santoro, ricordato da Francesco nella catechesi, fu assassinato il 5 febbraio 2006 nella chiesa di Santa Maria a Trebisonda (in turco: Trabzon), nel nord-est della Turchia. Aveva 61 anni ed era un sacerdote “fidei donum” della diocesi di Roma: era, cioè, un “dono della fede”, un prete in missione per un periodo limitato. Per l’omicidio fu catturato un minorenne, poi condannato.

Ora, però, c’è la possibilità che il caso venga riaperto: ci sono ombre sulle indagini e non si è mai chiarito del tutto il movente (fu estremismo islamico o un atto di delinquenza comune?). Nato a Priverno (Latina), don Andrea era parroco nella chiesa dei Santi Fabiano e Venanzio, a Roma, dal ’94. Al suo funerale, il cardinale Camillo Ruini parlò per lui di martirio cristiano e lo definì come un ponte tra Oriente e Occidente.

 

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