Francesco ai papà: “Perdonate e correggete senza avvilire”

16 febbraio 2015 Foto e video story

tweet
(credist: Getty Images)

(credist: Getty Images)

Paternità, capitolo due. Nell’udienza generale del mercoledì papa Francesco è tornato a proporre una «riflessione sulla figura del padre nella famiglia» e sull’educazione. Anche se qualche volta serve un po’ di fermezza. Se la settimana precedente aveva parlato «del pericolo dei padri assenti», stavolta ha voluto guardare «all’aspetto positivo». Lo ha fatto in un’Aula Paolo VI gremita di fedeli di diverse nazionalità che, come di consueto, lo hanno accolto sventolando bandiere e consegnando regali.

La riflessione di Francesco è partita dalla figura di san Giuseppe che, tra meno di un mese, festeggeremo insieme a tutti i papà e che «fu tentato di lasciare Maria,quando scoprì che era incinta». Quando, però, «l’Angelo del Signore gli rivelò il disegno di Dio e la sua missione di padre putativo, Giuseppe, uomo giusto, prese con sé la sua sposa e divenne il padre della famiglia di Nazaret». Un modello per tutti i padri che, come lui, dovrebbero essere «per le nuove generazioni custodi e mediatori insostituibili della fede nella bontà e nella protezione di Dio».

Essere presenti, ma senza esagerazioni
È questo ruolo che li rende figure preziose: «Ogni famiglia ha bisogno del padre» ha detto Francesco, ricordando alcune espressioni del Libro dei Proverbi per mettere l’accento su «l’orgoglio e la commozione di un padre che riconosce di avere trasmesso al figlio quello che conta davvero nella vita, ossia un cuore saggio». È importante essere «un padre saggio, un padre maturo in grado di dare una testimonianza di rigore e fermezza e non soltanto complicità e protezione. Ma anche vigilare sugli eccessi del sentimento e del risentimento, per portare il peso delle inevitabili incomprensioni e trovare le parole giuste per farsi capire».

Tuttavia, per fare ciò, occorre essere un papà presente. Anche se non bisogna cadere nell’eccesso opposto, quello del controllo. I padri devono, invece, essere «vicini ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e sono taciturni, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada». Inevitabile il richiamo alla parabola del “figliol prodigo” che si trova nel Vangelo di Luca, «quanta dignità e quanta tenerezza nell’attesa di quel padre».

Il Pontefice, parlando a braccio, ha anche ricordato: «Una volta — mimando il gesto di una sculacciata — ho sentito un papà dire: “A volte devo picchiare un po’ i figli, ma mai in faccia per non avvilirli”». E con estrema serietà ha commentato: «Che bello, ha senso della dignità. Deve punire, lo fa il giusto, e va avanti».

Ci vuole anche una dose di pazienza
Insomma per Francesco, oltre alla presenza, i padri devono mettere a disposizione dei figli anche una dose di pazienza perché «tante volte non c’è altra cosa da fare che aspettare; pregare e aspettare con pazienza, dolcezza, magnanimità, misericordia». Saper attendere, dunque, e anche saper «perdonare, dal profondo del cuore e saper correggere senza avvilire». Naturalmente, ha concluso Francesco, tutto questo non è possibile «senza la grazia che viene dal Padre che sta nei cieli», altrimenti i padri perdono coraggio e abbandonano il campo.

Curiosità: il vero significato della parabola del figliol prodigo
Non è la prima volta che papa Francesco decide di ricorrere alla parabola del figliol prodigo che, a volere essere sinceri, a volte ci fa un po’ arrabbiare perché ci sembra che trascuri l’impegno del figlio fedele e ubbidiente al padre a vantaggio del fratello che ha sperperato tutto e che trova il padre pronto a far festa per il suo ritorno. A spiegarne il vero e profondo significato, cioè la misericordia che Dio riserva nei confronti di chi sbaglia ma è pronto a riconoscere i propri errori, è stato proprio il Pontefice.

Lo aveva già fatto nel videomessaggio inviato lo scorso aprile ai giovani argentini, in occasione dell’evento della “Pascua de la Juventud”. Per Francesco questa parabola va interpretata in una chiave positiva perché dimostra che «Dio è molto buono e approfitta dei nostri insuccessi per parlare al nostro cuore. Dio non disse a quel giovane: “Sei un fallito” ma lo fece ragionare». Il giovane tornò e «la grande sorpresa che ebbe fu che il padre lo stava aspettando, da anni!». E, con il padre, trovò qualcosa di cui non era mai stato consapevole: «l’abbraccio della misericordia».

(credits: Agf)

(credits: Agf)

Al termine dell’udienza il pontefice ha salutato la coraggiosa Lucia Annibali

È stato uno dei momenti più toccanti del “baciamano”, quella manciata di minuti in cui papa Francesco, al termine dell’udienza generale, si ferma a salutare alcuni fedeli intrattenendosi con loro. Parliamo dell’incontro del Pontefice con Lucia Annibali, avvocatessa di Pesaro che il 16 aprile 2013 è stata sfigurata con l’acido da due albanesi assoldati dall’ex fidanzato della donna che non riusciva a rassegnarsi alla fine della loro relazione. Era stata la stessa Annibali a esprimere il desiderio di conoscere papa Francesco che, nel giro di pochi giorni dalla sua richiesta, l’ha accontentata, regalandole un momento di gioia in un periodo di grande tensione.

La giovane, che ha raccontato di essersi avvicinata alla fede in seguito alla tragedia, è reduce dal processo d’appello contro il suo ex Luca Varani, anche lui avvocato, al quale sono stati confermati i vent’anni di carcere per l’accusa di tentato omicidio, lesioni gravissime e stalking. Quello con l’acido non è stato, peraltro, il primo tentativo dell’uomo di fare del male alla donna che aveva deciso di chiudere la loro storia: nel febbraio 2013, infatti, si era introdotto nella casa di Lucia manomettendo le valvole del gas e solo un impegno imprevisto fuori città della giovane avvocatessa aveva impedito una terribile esplosione.

Dal momento dell’agguato con l’acido che le ha sfigurato il viso, per la Annibali è cominciato un vero e proprio calvario: finora ha subito quindici interventi chirurgici e dovrà affrontarne altri ancora in futuro. Ciò nonostante ha voluto raccontare la sua storia in un libro, “Io ci sono. La mia storia di non amore”, scritto con la giornalista Giusi Fasano. All’incontro era presente, tra gli altri, anche la madre della donna, Maria Grazia.

 

TAG

, , , , , ,

VEDI ANCHE