Il Papa alla Fao: “Azioni concrete contro la fame”

28 novembre 2014 Foto e video story

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Il Papa al convegno della Fao (Food and Agriculture Organization,), organizzazione per il cibo e l’agricoltura (credits: Getty Images)

Il Papa al convegno della Fao, Food and Agriculture Organization, organizzazione per il cibo e l’agricoltura (credits: Getty Images)

Ancora una volta papa Francesco ha dato voce a chi non ce l’ha. Lo ha fatto giovedì scorso alla Seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione, che si è svolta a Roma, nella sede della Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Tema dell’incontro era Better Nutrition, Better Lives (in inglese: nutrizione migliore, vite migliori): una questione, quella della lotta alla fame, che è fra quelle che a Francesco stanno più a cuore. E quando il Papa affronta questi argomenti, non usa mezzi termini.

Ecco, dunque, che la platea riunita nella sala Plenaria del grande palazzo alle Terme di Caracalla si è sentita rivolgere un discorso (in spagnolo) deciso, ricco di spunti di riflessione, ricco sia di speranza che di responsabilità da assumersi. «L’affamato ci chiede dignità, non elemosina», ha detto Francesco. Poi ha spiegato che «il diritto all’alimentazione sarà garantito solo se ci preoccupiamo del suo soggetto reale, vale a dire la persona che patisce gli effetti della fame e della denutrizione», persona che, troppo spesso, è un bambino. Ancora oggi, infatti, tanti, troppi bambini muoiono ogni anno per mancanza di cibo e per le malattie che a essa sono collegate: più di tre milioni, nonostante uno degli Obiettivi di sviluppo del Millennio che si erano date le Nazioni Unite nel 2000 fosse quello di sradicare la fame in tutto il mondo entro il 2015…

È una situazione insopportabile per Francesco: «Forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame», dice. Ed è insopportabile anche per tutti noi, se pensiamo che ogni anno nel mondo sono prodotte materie prime per sfamare 14 miliardi di persone quando siamo solo sette, e che di questi sette uno è in sovrappeso mentre moltissimi non hanno l’indispensabile. A questo proposito, Francesco ha ricordato che Giovanni Paolo II, inaugurando la prima Conferenza sulla Nutrizione, nel 1992, «mise in guardia contro il rischio del “paradosso dell’abbondanza”; c’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi. Purtroppo questo paradosso continua a essere attuale».

Non cancelliamo la parola solidarietà 
Questo accade perché, ha spiegato Francesco, «la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla priorità del mercato e dalla preminenza del guadagno, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria». E «mentre si parla di nuovi diritti, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base». Chiede di ricevere dignità, appunto. E non bastano le parole, lascia intendere Francesco: servono i fatti. «Le persone e i popoli esigono che si metta in pratica la giustizia; non solo la giustizia legale, ma anche quella contributiva e distributiva », dice. Esigono che vengano «rispettati i diritti fondamentali della persona umana e, nel nostro caso, della persona che ha fame». Solo così «gli interventi umanitari e le operazioni urgenti di aiuto e di sviluppo – quello vero, integrale –daranno i frutti desiderati».

Nello stesso tempo, per Francesco è necessario «affrontare la mancanza di solidarietà, parola che abbiamo inconsciamente il sospetto di voler togliere dal dizionario. La solidarietà è l’atteggiamento che rende le persone capaci di andare incontro all’altro e spinge a cercare insieme il bene comune». In questo senso, «una fonte inesauribile d’ispirazione è la legge naturale, iscritta nel cuore umano, che parla un linguaggio che tutti possono capire: amore, giustizia, pace, elementi inseparabili tra loro. Come le persone, anche gli Stati e le istituzioni internazionali sono chiamati ad accogliere e a coltivare questi valori, in uno spirito di dialogo e di ascolto reciproco».

In questo modo «l’obiettivo di nutrire la famiglia umana diventa realizzabile», e «se si crede al principio dell’unità della famiglia umana, fondato sulla paternità di Dio Creatore, e alla fratellanza degli esseri umani, nessuna forma di pressione politica o economica che si serva della disponibilità di cibo può essere accettabile». Ma, soprattutto, «nessun sistema di discriminazione, di fatto o di diritto, vincolato alla capacità di accesso al mercato degli alimenti, deve essere preso come modello delle azioni internazionali che si propongono di eliminare la fame».

In conclusione del discorso, Francesco ha infilato anche una riflessione “a braccio”, non prevista nel testo ufficiale, ma dall’eccezionale forza comunicativa. Sottolineato con forza che «ogni donna, uomo, bambino, anziano deve poter contare su queste garanzie ovunque», Francesco ha ricordato che dobbiamo anche il massimo rispetto al pianeta su cui viviamo: lo ha fatto con «una frase che ho sentito da un anziano molti anni fa: “Dio perdona sempre le offese, gli abusi; Dio perdona sempre. Gli uomini perdonano a volte. La terra non perdona mai”! Per questo bisogna custodire la sorella terra, la madre terra, affinché non risponda con la distruzione».

Le ultime parole del Papa – «Prego perché la comunità internazionale sappia ascoltare l’appello di questa Conferenza e lo consideri espressione della comune coscienza dell’umanità: dare da mangiare agli affamati per salvare la vita nel pianeta» – si sono spente nel lungo applauso di tutta la sala, alzatasi in piedi in segno d’omaggio.

di Tiziana Lupi

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