Francesco: “L’umilta è la via di Gesù: seguiamola”

2 aprile 2015 Foto e video story

tweet
(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

C’erano quasi centomila persone (tante quanti i ramoscelli di ulivo distribuiti) in piazza San Pietro per partecipare alla celebrazione liturgica della Domenica delle Palme e della Passione del Signore. Complici forse anche il sole e la temperatura quasi primaverile, la gente è arrivata molto presto per vivere insieme a papa Francesco la giornata che segna l’inizio della Settimana Santa, il periodo liturgico più intenso per noi cattolici che, in questi giorni, ripercorriamo la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo, cioè l’essenza del mistero cristiano.

Alla fine incontra sempre i fedeli
«Vi auguro una santa settimana in contemplazione del mistero di Gesù Cristo», ha detto Francesco alla fine della celebrazione, prima di salire sulla papamobile per un giro imprevisto tra la folla nella piazza che, solitamente, compie dopo gli incontri e le udienze del mercoledì. Del resto, la Domenica delle Palme ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla festante, e dunque è un’occasione gioiosa e il Papa ha voluto condividerla con i fedeli arrivati, come sempre, da ogni parte del mondo sventolando bandiere e ramoscelli di ulivo.

Molti erano giovani, romani e no, riuniti in occasione della ricorrenza della XXX Giornata Mondiale della Gioventù. A loro Francesco ha rivolto un affettuoso saluto alla fine della celebrazione, durante l’Angelus che, in via eccezionale, ha recitato sul sagrato e non dalla finestra dell’appartamento papale: «Vi esorto a proseguire il vostro cammino sia nelle diocesi, sia nel pellegrinaggio attraverso i continenti che vi porterà l’anno prossimo a Cracovia, patria di san Giovanni Paolo II, iniziatore della Giornate Mondiali della Gioventù».

Il Pontefice ha anche sottolineato la coincidenza che c’è fra il tema della prossima Gmg, “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”, con quello del Giubileo straordinario che ha appena indetto: «Il tema di quel grande incontro si intona bene con l’Anno Santo della Misericordia. Lasciatevi riempire dalla tenerezza del Padre, per diffonderla intorno a voi».

Parlando ai giovani, Francesco non ha dimenticato nemmeno quelli scomparsi nella tragedia dell’airbus della Germanwings precipitato martedì 24 marzo sulle Alpi francesi, e per questo ha affidato «all’intercessione di Maria, nostra Madre, le vittime della sciagura aerea, tra le quali vi era anche un gruppo di studenti tedeschi».

I paramenti rossi, simbolo di martirio 
La celebrazione è iniziata presto, poco prima delle 9.30, e si aperta con la tradizionale benedizione delle palme e degli ulivi che Francesco ha impartito sotto l’obelisco, al centro della piazza.

Da lì, poi, ha guidato la processione fino al sagrato, un cammino che è anche simbolo di quello dei cristiani dalla morte alla vita nuova, e ha celebrato la Santa Messa della Passione del Signore. Il pontefice indossava i paramenti rossi, colore simbolo del martirio di Cristo e dei martiri, che gli vedremo di nuovo indosso il Venerdì Santo.

Dopo la lettura del Vangelo, la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco, l’omelia gli ha offerto l’occasione per sottolineare che «al centro di questa celebrazione, che appare tanto festosa, c’è la parola che abbiamo ascoltato nell’inno alla Lettera ai Filippesi: “Umiliò se stesso”. L’umiliazione di Gesù».

È proprio quella parola, umiltà, che per Francesco «ci svela lo stile di Dio e del cristiano. Uno stile che non finirà mai di sorprenderci e di metterci in crisi» perché «a un Dio umile non ci si abitua mai».

Per questo, come «Dio si umilia per camminare con il suo popolo, per sopportare le sue infedeltà», anche noi «in questa Settimana Santa, che ci conduce alla Pasqua, andremo su questa strada dell’umiliazione di Gesù. E solo così sarà “santa” anche per noi».

Perché, ha affermato con decisione, «questa è la via di Dio, la via dell’umiltà. È la strada di Gesù, non ce n’è un’altra. E non esiste umiltà senza umiliazione». È stato proprio Cristo a dimostrarcelo con le umiliazioni a cui è stato sottoposto, come ci ha ricordato la lettura dal Vangelo di Marco: tradito e venduto da Giuda per 30 denari, «arrestato e portato via come un malfattore, abbandonato dai discepoli, trascinato davanti al sinedrio, condannato a morte», schernito dai soldati e insultato fin sotto la croce da chi derideva «il suo essere Re e Figlio di Dio».

“Umiltà vuole dure servizio”
Francesco ha anche ribadito che «umiltà vuol dire servizio, lasciare spazio a Dio, spogliandosi di se stessi» e che la strada contraria è quella della mondanità, una scelta che non ha mai mancato di criticare:«La mondanità ci offre la via della vanità, dell’orgoglio, del successo. Il maligno l’ha proposta anche a Gesù, durante i 40 giorni del deserto. Ma Gesù l’ha respinta senza esitazione».

E noi, come Lui, dobbiamo respingere: «Con Lui anche noi possiamo vincere questa tentazione, non solo nelle grandi occasioni, ma nelle comuni circostanze della vita», come fanno tanti che «ogni giorno rinunciano a se stessi per servire gli altri: un parente malato, un anziano solo, una persona disabile». O come fanno «i nostri fratelli e sorelle perseguitati perché cristiani, i martiri di oggi: non rinnegano Gesù e sopportano con dignità insulti e oltraggi».

Per Francesco, insomma, se vogliamo davvero essere buoni cristiani, non ci rimane che seguire «anche noi decisamente questa strada», la via dell’umiltà, «con tanto amore per Lui, il nostro Signore e Salvatore. Sarà l’amore a guidarci e a darci forza. E dove è Lui, saremo anche noi».

Con queste parole, che sono insieme un’esortazione e un augurio, il pontefice ha aperto la Settimana Santa. Il prossimo appuntamento è con il Triduo Pasquale che si aprirà con la Messa in Coena Domini (e la tradizionale Lavanda dei piedi) del Giovedì Santo che Francesco celebrerà nella cappella del carcere romano di Rebibbia. Già la mattina del giovedì, però, sarà nella basilica di San Pietro per la Santa Messa del Crisma.

Curiosità: i parmureli: cosa sono, come si fanno
Chi ha seguito la celebrazione delle Palme in piazza San Pietro, avrà notato che il Papa e i cardinali non portavano in processione il tradizionale ramoscello di ulivo, ma una complicata composizione di foglie gialle.

Si chiama “parmurelo”. Quest’anno i parmureli in piazza erano 2.000, donati dalla città di Sanremo. Sono fatti con foglie di palma secondo un’antica tradizione tenuta in vita da alcune associazioni liguri. Per realizzare i parmureli si legano tra loro le foglie più grandi e robuste delle palme per bloccare la fotosintesi clorofilliana (e impedire che diventino verdi). Dopo un periodo piuttosto lungo, le foglie vengono slegate: le più interne (quasi bianche) sono eliminate; le altre vengono intrecciate e formano, appunto, i parmureli.

Curiosità: e i giovani cominciano il cammino verso la loro festa
In attesa di ritrovarsi alla fine di luglio 2016 a Cracovia, per la Giornata Mondiale della Gioventù a livello internazionale, ieri in tutto il mondo s’è festeggiata la 30ª Giornata “diocesana” (cioè vissuta a livello locale).

Come la Giornata che l’ha preceduta e quella che la seguirà, la Gmg di quest’anno ha come tema una delle Beatitudini“Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Matteo, 5, 8). In vista di Cracovia, ieri è partito il pellegrinaggio delle copie del Crocifisso di San Damiano e della Madonna di Loreto che gireranno per le diocesi di tutta Italia per arrivare nella città polacca nel 2016 e che Francesco ha benedetto nell’udienza di mercoledì 25 marzo.

di Tiziana Lupi

TAG

, , , , ,

VEDI ANCHE