Il Papa ai neocardinali:”Fatevi guidare dalla carità”

26 febbraio 2015 Foto e video story

tweet
(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Lo scorso fine settimana ha regalato alla Chiesa di Roma venti nuovi cardinali. Sono quelli che papa Francesco aveva nominato a gennaio, comunicando i nomi durante un Angelus, e che ha “creato” (cioè ha investito formalmente) nel concistoro pubblico di sabato 14 febbraio, con una cerimonia durante la quale ai nuovi porporati sono stati consegnati berretta e anello cardinalizi e la “bolla di creazione”, che in pratica è il documento di nomina.

Davanti al Papa hanno sfilato 19 neo-cardinali, per ciascuno dei quali il Papa ha avuto una parola, un consiglio, un’esortazione dopo la consegna e le formule di rito. Per l’età avanzata – ha 96 anni – e una salute malferma, José de Jesus Pimiento Rodriguez ha infatti ricevuto le “insegne” cardinalizie in Colombia da un delegato papale. Il giorno dopo, domenica, Francesco è tornato nella basilica di San Pietro per celebrare la messa alla quale i nuovi porporati hanno assistito per la prima volta in veste di cardinali.

Tanto sabato quanto domenica, il Papa ha ricordato a loro (ma non solo, s’intende) il significato profondo del nuovo ruolo che ora hanno all’interno della Chiesa. Sono temi che in parte aveva già affrontato un paio di mesi fa quando, in occasione degli auguri natalizi alla Curia, aveva elencato le 15 malattie da cui è afflitta. Questa volta in ossequio al motto per cui è meglio prevenire che curare, ha preferito suggerire ai nuovi cardinali come non ammalarsi.

Lo ha fatto spiegando che tutta la storia della Chiesa è stata percorsa da «due logiche, quella dei dottori della legge, cioè emarginare il pericolo, la logica di Dio, cioè accogliere reintegrando». Partendo dalla compassione di Gesù, «che non si risparmia», Francesco ha invitato i presenti a «rimboccarsi le maniche e a non rimanere a guardare passivamente la sofferenza del mondo». Come «Gesù non ha paura del rischio di assumere la sofferenza dell’altro, ma ne paga fino in fondo il prezzo », così la strada della Chiesa deve essere «quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle “periferie” dell’esistenza».

Da Tonga, Vietnam, Birmania, Capo Verde
Non a caso, tra i nuovi cardinali che ha creato ci sono quelli che arrivano da periferie geografiche del mondo, come le Isole Tonga, il Vietnam, la Birmania e Capo Verde che, finora, un cardinale non lo avevano mai nemmeno avuto. E, ancora: così come «Gesù ha voluto guarire il lebbroso, l’ha voluto toccare, senza preoccuparsi del contagio» né di chi «si scandalizza di fronte a qualsiasi passo che non entri nei loro schemi mentali e spirituali, a qualsiasi carezza o tenerezza che non corrisponda alle loro abitudini di pensiero», così «la totale disponibilità nel servire gli altri è il nostro segno distintivo, è l’unico nostro titolo di onore!».

Attenti, insomma, a non considerare la porpora appena ricevuta come un privilegio di cui vantarsi. Per Francesco «quella cardinalizia è certamente una dignità, ma non è onorifica. Lo dice già il nome, “cardinale”, che evoca il “cardine”; dunque non qualcosa di accessorio, di decorativo, che faccia pensare a una onorificenza, ma un perno, un punto di appoggio e di movimento essenziale per la vita della comunità».

E anche un titolo il cui arrivo va festeggiato ma non troppo, come ha raccomandato nella lettera inviata lo scorso gennaio, all’indomani della nomina, ai nuovi cardinali: “Molti si rallegreranno per questa tua nuova vocazione e, come buoni cristiani, faranno festa (perché è proprio del cristiano gioire e saper festeggiare).Accettalo con umiltà. Solo fai in modo che in questo festeggiamento non si insinui lo spirito di mondanità che stordisce più della grappa a digiuno, disorienta e separa dalla Croce di Cristo. La parola chiave di tutto è ancora una volta “carità”, che «non può essere neutra, indifferente, tiepida o imparziale», ma «contagia, appassiona, rischia e coinvolge».

“Qui si gioca la nostra credibilità”
Non si può, sostiene Francesco«stare con Gesù senza voler stare con gli emarginati, isolandosi in una casta che non ha nulla di autenticamente ecclesiale». È necessario «servire Gesù crocifisso in ogni persona emarginata, per qualsiasi motivo». «Ricordiamo sempre l’immagine di san Francesco che non ha avuto paura di abbracciare il lebbroso e di accogliere coloro che soffrono qualsiasi genere di emarginazione», ha aggiunto, perché, «è sul vangelo degli emarginati che si gioca e si scopre e si rivela la nostra credibilità».

Impossibile non vedere in queste parole le immagini di Francesco a Lampedusa, o quelle degli incontri con i malati, i poveri, i detenuti, che caratterizzano ogni suo viaggio, fino a quelle della visita nella baraccopoli romana di Ponte Mammolo di due settimane fa. Per lui davvero, come ha augurato ai nuovi cardinali, l’“inno alla carità” della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi è una guida: «Ci farà bene lasciarci guidare, io per primo e voi con me, dalle parole ispirate dell’apostolo Paolo, in particolare là dove elenca le caratteristiche della carità: magnanima e benevola; non invidiosa, non gonfia d’orgoglio; che non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse e non si adira». E che «tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta».

In queste parole, per Francesco, «c’è un programma di vita spirituale e pastorale. L’amore di Cristo ci permette di vivere, di essere così: persone capaci di perdonare sempre; di dare sempre fiducia; capaci di infondere sempre speranza, perché piene di speranza per Dio; persone che sanno sopportare con pazienza ogni situazione e ogni fratello e sorella, in unione con Gesù, che ha sopportato con amore il peso di tutti i nostri peccati ». Di essere bravi cardinali ma soprattutto buoni cristiani.

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Curiosità: i diritti e i doveri dei cardinali 
Ai nuovi cardinali viene anzitutto assegnato un titolo”, cioè una parrocchia di Roma di cui diventano “titolari”. È il frutto di un’antica tradizione legata al periodo in cui i cardinali provenivano solo da Roma. Dopo essere stati eletti, i porporati celebrano la “presa di possesso” della parrocchia assegnata: in sostanza è una Messa nella quale il porporato viene presentato.

• Oltre allo stipendio da vescovi o dipendenti della Curia vaticana, i porporati ricevono il piatto cardinalizio”, una somma (di poco inferiore ai 3.000 euro al mese) per le loro necessità di rappresentanza, di viaggio o di assistenza ai poveri.

• Ogni cardinale, e dunque anche quelli che risiedono lontano da Roma, viene nominato membro di qualche congregazione pontificia, cioè una commissione che si occupa di questioni specifiche. Periodicamente dunque deve recarsi a Roma per partecipare alle riunioni.

• A Roma i cardinali possono alloggiare dove preferiscono. Nelle cerimonie siedono ai primi posti; sono suddivisi in cardinali vescovi, cardinali preti e cardinali diaconi: in base a questo viene loro assegnato un preciso ordine di precedenza.
(Ignazio Ingrao)

(credits. Getty Images)

(credits. Getty Images)

Curiosità: all’Angelus il Papa torna sul tema della carità
A una piazza San Pietro festosissima (c’erano anche diversi gruppi di fedeli provenienti dai Paesi d’origine dei nuovi cardinali) Francesco si è rivolto proponendo – prima della preghiera mariana - una riflessione molto profonda ispirata dal “Vangelo” del giorno (Marco 1, 40-45) e naturalmente collegata all’omelia appena pronunciata alla Messa con i nuovi cardinali.

L’episodio del lebbroso purificato è la perfetta esemplificazione dell’idea che il Papa ha della carità: un atteggiamento “attivo”, nel quale il fedele deve guardare negli occhi chi viene aiutato, deve toccarlo, deve stargli vicino… Al termine, strong>Francesco ha rivolto «un augurio di serenità e di pace a tutti gli uomini e le donne che nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo si preparano a celebrare il capodanno lunare», letto come occasione di intensa fraternità.

di Tiziana Lupi

TAG

, , , , , , ,

VEDI ANCHE