Papa Bergoglio e la lezione sulle omelie

27 febbraio 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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La preghiera che scandirà le giornate di Francesco nella settimana degli esercizi spirituali ad Ariccia è stata, in fondo, anche il cuore dell’incontro annuale del Papa con il clero di Roma, giovedì 19 febbraio nell’aula Paolo VI. L’udienza, infatti, è stata dedicata alla cosiddetta “ars celebrandi”, cioè l’arte del celebrare la messa, e in particolare all’omelia. Parole, quelle di Francesco, che non saranno utili soltanto ai sacerdoti romani…

L’omelia non deve diventare uno show
L’omelia, la “predica”: per molti fedeli resta un momento “noioso”, e invece ha un’importanza davvero speciale nella celebrazione. Ma «non deve essere sofisticata, né tanto meno sembrare uno show», ha detto Francesco. Dev’essere, invece, radicata nella vita e nell’atteggiamento del sacerdote, nella sua preghiera personale, nel suo vivere la fede. È una sfida per ogni celebrante, perché anche attraverso l’omelia deve riuscire a portare i fedeli «dentro il mistero di Dio».

Ecco perché quando si fa la messa è importante, ha detto il Pontefice, «recuperare il fascino della bellezza, cioè dello stupore sia di chi celebra, sia della gente: entrare in un’atmosfera spontanea, normale, religiosa, ma non artificiale». Proprio come quella vissuta dagli apostoli quando stavano con Gesù. È solo così che si sente Dio, perché celebrare è in fondo stare, pregare, davanti a Lui, con tutta la comunità. E ovviamente ogni forma di “artificialità”, ha sottolineato Bergoglio, “rovina” lo stupore.

Mai abusare dei gesti o delle parole, quindi, mai prendere l’altare per un palcoscenico, mai fare gli showman, i protagonisti della celebrazione, né essere troppo rigidi, ingessati, fare le «mummie rubriciste» che ripetono a cantilena quello che è scritto nelle letture. Spontaneità, dunque, senza fornire «troppe indicazioni», altrimenti si perdono il senso e la grazia «quasi sacramentale» dell’omelia e si fanno lezioni sterili, mal digerite dai fedeli.

Prepararsi alla predica ogni giorno
Per evitare queste situazioni il sacerdote deve prepararsi davvero all’omelia. Non deve farlo poco prima della messa, di fretta tra una confessione e il catechismo coi ragazzi. Deve preparare l’omelia ogni giorno, senza dimenticare che nella celebrazione agisce la persona di Cristo. Francesco ha sottolineato che se l’omelia è fatta bene, anche i fedeli più saltuari o distratti – quelli che vanno a messa solo ai funerali o matrimoni, per esempio - possono essere attratti dalla parola di Dio anziché rimanere fuori dalla chiesa a fumare una sigaretta.

Nelle due ore di incontro, poi, è stato dedicato anche spazio alle domande dei sacerdoti, alcune preparate, altre improvvisate. Bergoglio ha risposto anche su questioni delicate, come la condizione dei religiosi che hanno lasciato il sacerdozio perché si sono sposati: il Santo Padre l’ha definita una piaga che fa male e addolora la Chiesa. Una piaga non facile da risolvere perché dietro ci sono storie diverse, a volte complicate, e che non può neppure essere considerata solo un problema, perché sarebbe troppo cinico.

Un’assicurazione Francesco l’ha data, però: la questione non finirà in archivio. Altri spunti, poi: il coinvolgimento e l’integrazione dei fedeli immigrati, la formazione dei sacerdoti, il rischio – da evitare - di fare entrare in seminario persone con squilibri psichici.

Curiosità:Il libro che insegna a predicare
Esiste una pubblicazione che aiuta i sacerdoti a comunicare in modo più efficace nell’omelia. Non è un manuale, ma uno “strumento”: si chiama “Direttorio omiletico” (la omiletica è l’arte di scrivere le omelie, i sermoni) ed è un libro di circa 150 pagine curato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, con spunti presi dal Sinodo del 2005 e dalla Evangelii Gaudium, la esortazione apostolica di Francesco del 2013.

Curiosità 2: I suggerimenti per pronunciare la buona omelia
• L’omelia non si improvvisa: va preparata con cura, ancorandola alla profonda conoscenza della Sacra Scrittura.
• L’omelia va organizzata seguendo una traccia: scegliere cosa dire, perché dirlo, come dirlo all’assemblea a cui si parla…
• Le omelie vanno differenziate a seconda della celebrazione: nella messa feriale si raccomanda un’omelia breve.
• Per non annoiare, si possono usare immagini o leggende.
• L’omelia non è uno spettacolo: deve dare fervore e significato alla celebrazione.
• Durante l’omelia non si danno mai notizie.
• Il bravo predicatore deve alimentare la fede e preparare il momento interiore della comunione eucaristica con Cristo.
• La predicazione deve essere positiva, per offrire «sempre speranza», ha detto Francesco, e non lasciare «prigionieri della negatività».
• Le parole del sacerdote devono essere incarnate, cioè testimoniare un atteggiamento di fronte alla vita, una posizione umana.
• Il tono di voce è molto importante: mai fare un’omelia con lo stesso tono con cui si danno gli avvisi parrocchiali. Bisogna parlare dal cuore al cuore.

di Cecilia Seppia

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