Il Papa annuncia l’Anno Santo della Misericordia

20 marzo 2015 Foto e video story

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(credits: Getty Images)

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Papa Francesco indice un Anno Santo straordinario, un Giubileo della Misericordia, a 15 anni dall’ultimo Anno Santo del 2000 e a due anni dall’inizio del suo pontificato. L’annuncio arriva al termine dell’intensa omelia pronunciata nella liturgia penitenziale celebrata nella Basilica Vaticana.

Non stupisce che Francesco dedichi un Anno Santo alla misericordia: tutto il suo pontificato e forse tutto il suo percorso di fede si possono leggere alla luce del perdono che solo Gesù sa dare, dell’abbraccio del Padre che cambia i cuori. Non è un caso che il suo motto, da vescovo e da papa, sia Miserando atque Eligendo, “lo guardò con sentimento di misericordia e lo scelse”, ricordando l’episodio della vocazione di Matteo.

L’Anno Santo prenderà il via l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione, con l’apertura della Porta Santa di San Pietro e si concluderà domenica 20 novembre 2016, nel giorno di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Francesco ha toccato il tema della misericordia fin dalle prime parole dell’omelia. Naturalmente i fedeli non sapevano nulla dell’annuncio che sarebbe arrivato di lì a poco e avrebbe conquistato l’attenzione del mondo…

Dio è veramente ricco di misericordia
«Anche quest’anno, alla vigilia della Quarta Domenica di Quaresima, ci siamo radunati per celebrare la liturgia penitenziale. Il Sacramento della Riconciliazione permette di accostarci con fiducia al Padre per avere la certezza del suo perdono. Egli è veramente “ricco di misericordia” e la estende con abbondanza su quanti ricorrono a Lui con cuore sincero», dice il Santo Padre.

«Essere qui per fare esperienza del suo amore, comunque, è anzitutto frutto della sua grazia. Come ci ha ricordato l’apostolo Paolo, Dio non cessa mai di mostrare la ricchezza della sua misericordia nel corso dei secoli. La trasformazione del cuore che ci porta a confessare i nostri peccati è “dono di Dio”. Da noi soli non possiamo. Il poter confessare i nostri peccati è un dono di Dio, è un regalo, è “opera sua”», dice Francesco citando la Lettera di Paolo agli Efesini (Ef 2, 8-10).

L’amore e il perdono sono simultanei”
«Il Vangelo che abbiamo ascoltato (Il Papa fa riferimento a Luca 7, 36-50, ndr) ci apre un cammino di speranza e di conforto», dice più avanti il Papa. «È bene sentire su di noi lo stesso sguardo compassionevole di Gesù, così come lo ha percepito la donna peccatrice nella casa del fariseo.

In questo brano ritornano con insistenza due parole: amore e giudizio. C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi… Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima! E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, una peccatrice pubblica!

L’amore e il perdono sono simultanei: Dio le perdona molto, tutto, perché “ha molto amato” (Lc 7, 47); e lei adora Gesù perché sente che in Lui c’è misericordia e non condanna. Sente che la capisce con amore, lei, una peccatrice. Grazie a Gesù, i suoi molti peccati Dio se li butta alle spalle, non li ricorda più. Perché anche questo è vero: quando Dio perdona, dimentica».

Diverso è l’atteggiamento di Simone, il fariseo: «Non riesce a trovare la strada dell’amore. Tutto è calcolato, tutto pensato… Non è capace di compiere il passo successivo per andare incontro a Gesù che gli porta la salvezza. Simone si è limitato ad invitare Gesù a pranzo, ma non lo ha veramente accolto. Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie, non è stato capace di guardare al cuore».

«Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai alla superficie delle cose, soprattutto quando siamo dinanzi a una persona», esorta Francesco. «Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio. Tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. Più è grande il peccato e maggiore dev’essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono…».

E viene dunque il momento dell’annuncio: «Ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale e dobbiamo fare questo cammino. Per questo ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre” (Luca 6, 36)…

Sono convinto che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di ricevere misericordia, perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e a ogni donna. Non dimentichiamo che Dio perdona tutto, e Dio perdona sempre». Così è incominciato il cammino che ci porterà all’Anno Santo.

di Benedetta Capelli

Il regista Ermanno Olmi (credits: Getty Images)

Il regista Ermanno Olmi (credits: Getty Images)

Curiosità: che cosa ha detto il Papa nella omelia in cui ha annunciato il Giubileo

Quello che colpisce nelle parole di papa Francesco, e dunque anche in quelle dell’omelia con cui ha annunciato l’Anno Santo, è la capacità di presentarci pagine del Vangelo che abbiamo già ascoltato tante volte facendocele rivivere come se per la prima volta fossimo noi stessi presenti, in qualche modo coprotagonisti.

Oggi si parla molto di “storytelling”, cioè di un modo di raccontare che avviene attraverso storie e non attraverso dimostrazioni logiche, che impegnano solo la nostra mente, o attraverso esortazioni che d’istinto tendiamo a respingere (sono le famose “prediche inutili” di cui parlava Luigi Einaudi, il nostro secondo presidente della Repubblica, riferendosi ai discorsi su temi economici).

Si ritorna invece alla toccante immagine del film “L’albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi (1978) in cui i bambini della cascina ascoltano intorno al fuoco crepitante le parole del vecchio nonno, capace di creare commozione e spavento a seconda dell’episodio narrato. Sentimenti profondi di cui l’uomo tecnologico di oggi ha più che mai bisogno.

Ebbene, anche nell’omelia di venerdì 13 marzo Francesco ci mette tutti intorno al fuoco, al calore della sua parola, introducendoci nella modesta stanza in cui Gesù incontra la peccatrice e Simone, il fariseo padrone di casa. E la parola che viene distillata da questo insieme è la parola “misericordia”, che  come dice la sua etimologia - è il sentimento che tocca il nostro cuore di fronte alla miseria propria o altrui.

“Miseria” non è per nulla un termine spregiativo o puramente materiale: esprime il senso della nostra piccolezza di fronte alla grandezza di Dio. Un Dio che a sua volta si china su di noi proprio attraverso la sua misericordia, assumendo la nostra pochezza e facendola crescere con quell’amore con cui la mamma guarda e stringe il neonato. Un’immagine tanto umile quanto grandiosa, e non solo infantile.

Per tutta la vita – ci dice papa Francesco – anche le più grandi virtù impallidiscono e si corrompono se non c’è la misericordia, cioè la Circolazione dell’amore.Persino la massima virtù della giustizia scolora se non si accompagna alla misericordia. Questo è il grande tema su cui dovremo riflettere in tutti i suoi aspetti nell’Anno Santo di cui ci è stato fatto dono.

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