Padre Lombardi, due anni con Francesco

20 marzo 2015 Foto e video story

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Padre Lombardi con il fazzoletto scout all’incontro per il 50° anniversario del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, 8/11/2014(credits: Agf)

Padre Lombardi con il fazzoletto scout all’incontro per il 50° anniversario del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani, 08/11/2014(credits: Agf)

La passione per la matematica e l’esperienza giovanile tra i lavoratori italiani emigrati in Germania. Le gite con gli scout all’aria aperta e il valore della preghiera. La sorpresa per l’elezione del primo Papa gesuita della storia e la soddisfazione per l’apprezzamento dei media nei confronti di Francesco. Padre Federico Lombardi, 72 anni (originario di Saluzzo, Cuneo) «si confessa» con Il mio Papa e svela tratti inediti della sua personalità e del suo rapporto con il Pontefice.

Gesuita come Bergoglio, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede è uno dei collaboratori più vicini al Santo Padre. Attento e discreto, padre Lombardi fa da guida e da filtro ai rapporti di Francesco con la stampa. Ammette che questi primi due anni accanto al Pontefice argentino sono stati molto «intensi» ma anche assai «positivi». E si prepara al prossimo «tour de force» con gli imminenti viaggi all’estero del Papa, il Sinodo sulla famiglia a ottobre e l’apertura dell’Anno Santo a dicembre. Anche se prima deve sottoporsi a una sosta forzata per un intervento all’anca programmato da tempo.

Pochi sanno che Lei ha una brillante laurea in matematica nel cassetto. Giornalismo e comunicazione, dunque, non rientravano nei suoi progetti di vita?
Sono stato indirizzato agli studi scientifici dai superiori durante la mia formazione gesuitica rispondendo a quella che era una mia inclinazione naturale. Ho sempre avuto, infatti, un interesse e una facilità per gli studi di carattere scientifico.

C’era la possibilità concreta che questi studi mi servissero per l’insegnamento o per dedicarmi alla filosofia della scienza. Poi, però, sono stato chiamato alla Civiltà Cattolica, la rivista quindicinale della Compagnia dove, almeno nei primi anni, mi sono occupato di scienza e società. In seguito la vita mi ha portato ad altre attività.

La formazione matematica comunque ha mantenuto un’influenza su di Lei?
Direi di sì. Continuo, in un certo senso, a sentirmi matematico per il gusto e la ricerca di un’espressione il più possibile precisa e chiara, non equivoca. Il matematico cerca di esprimersi sempre in termini precisi per le sue dimostrazioni. E anch’io quando devo fare delle dichiarazioni o delle precisazioni cerco di formularle con una certa esattezza perché penso che questo sia un servizio utile per aiutare a capire meglio.

Ha trascorso i primi anni di sacerdozio accanto ai lavoratori italiani immigrati in Germania, a Francoforte. Cosa ha significato quell’esperienza per Lei?
È stata una scuola di vita, anche perché ha coinciso con il tempo nel quale sono stato ordinato sacerdote. Ed è stata perciò una fonte importante di crescita spirituale e pastorale. Ha rappresentato l’opportunità per approfondire le problematiche sociali connesse all’emigrazione.

La condizione del lavoratore migrante è una condizione faticosa, lontano dal proprio Paese e dalla propria famiglia. Con problemi di inserimento e a volte anche di rischio personale: ricordo purtroppo tanti casi di nostri connazionali morti sul lavoro. In Italia ha ricoperto molti ruoli di responsabilità: superiore provinciale dei gesuiti, direttore della Radio Vaticana, del Centro televisivo vaticano e della Sala Stampa della Santa Sede.

Che spazio resta per la preghiera e la vita spirituale?
Al mattino c’è sempre spazio per la preghiera e per la celebrazione della messa. Poi, però, nella spiritualità dei gesuiti è molto importante l’unione con Dio che attraversa tutta la vita. E che può esprimersi, per esempio, rivolgendo ogni tanto brevi pensieri o invocazioni al Signore.

Inoltre per i gesuiti è fondamentale coltivare la retta intenzione delle proprie azioni, riferendole con continuità e con semplicità a Dio. Per esempio chiedi aiuto al Signore quando cerchi una soluzione per una questione da risolvere, quando incontri una persona che ti domanda un consiglio, quando affronti una difficoltà. Questo vuol dire sperimentare il senso della presenza di Dio nella propria esistenza.

Ha nostalgia delle uscite che faceva con gli scout?
 È stata un’esperienza bella e positiva. Quando ero alla Civiltà Cattolica svolgevo il ruolo di assistente dei gruppi scout e, perciò, potevo partecipare alle loro attività. In seguito sono diventato assistente degli adulti scout e le attività all’aria aperta si sono ridotte. C’erano da seguire i convegni, la catechesi e la formazione spirituale. Poi ho dovuto lasciare anche quello ma restano i rapporti personali.

È rimasto sorpreso dall’elezione di Francesco?
Sì. Durante il Conclave non mi sono mai accanito a fare previsioni. Ma il fatto che un gesuita potesse diventare Papa era estraneo alla mia mente; la Compagnia di Gesù, infatti, è a servizio del Santo Padre e dei vescovi, non aspira a ruoli di responsabilità nella gerarchia della Chiesa.

Perciò la scelta del Conclave è stata una sorpresa. Naturalmente servo questo Papa così come ho servito il predecessore. Noi gesuiti facciamo voto di obbedienza e di servizio al Pontefice, chiunque sia.

Com’è il suo rapporto con Papa Bergoglio?
Sono convinto che ogni tipo di servizio, vada calibrato sulla personalità, sulle attese e sullo stile della persona a cui è rivolto. Si tratta, perciò, di interpretare il modo in cui papa Francesco si comporta e governa la Chiesa. Il Santo Padre si serve dei suoi collaboratori, ma con una certa libertà

Ci sono le funzioni del Segretario di Stato, quelle della Prefettura della Casa pontificia e ci sono altre dimensioni della sua attività che il Papa conserva in una sfera più personale, rapporti o incontri che coltiva egli stesso e che non passano attraverso i canali ufficiali.

Vi sentite spesso? 
Anzitutto seguo tutto quello che riguarda l’attività pubblica del Papa, in contatto con gli altri collaboratori. Poi possono sorgere domande a proposito di attività o incontri del Pontefice. Se vedo che può essere utile avere elementi ulteriori per parlarne e per spiegarli chiedo al Santo Padre, di solito tramite i suoi segretari, e con molta semplicità ricevo la risposta che mi occorre.

A volte è lui stesso ad avvisarmi tramite i suoi segretari o direttamente con un colpo di telefono, se ritiene importante che io sappia qualcosa, per potermi preparare. Ricordo la prima volta che ricevetti una sua telefonata, verso gli inizi del suo pontificato, quando volle avvertirmi su un discorso che avrebbe fatto agli ambasciatori. Mi spiegò che avrebbe insistito molto sul tema della povertà. Questo mi servì per far cogliere meglio ai media il senso di quel discorso. Anche in occasione del viaggio a Lampedusa ci tenne che io capissi bene lo spirito con cui lo faceva.

Sono stati due anni faticosi?
Sono stati due anni di grande dinamismo da parte del Santo Padre Mi sembra un tempo positivo perché papa Francesco, grazie al suo linguaggio e al suo stile, è riuscito a far cogliere l’atteggiamento positivo della Chiesa verso il mondo. 

E mi pare che i mass media, a parte qualche eccezione, abbiano compreso il messaggio del pontefice e abbiano risposto con entusiasmo al fatto di avere notizie interessanti e belle sul servizio del Papa per la pace, la giustizia, i poveri, i giovani. È nata un’alleanza tra il Pontefice che annuncia un messaggio di amore, pace e misericordia e i mass media che vi collaborano e lo diffondono, senza ostacolarlo.

 di Ignazio Ingrao

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