Oscar Maradiaga, il cardinale consigliere di Bergoglio

3 maggio 2015 Foto e video story

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Oscar Rodriguez Maradiaga (72 anni) è nato a Tegucigalpa-Honduras (credits: Getty Images)

Oscar Rodriguez Maradiaga (72 anni) è nato a Tegucigalpa-Honduras (credits: Getty Images)

Lui è uno tra i più stretti collaboratori di papa Francesco: il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, 72 anni, nato a Tegucigalpa in Honduras, dove è arcivescovo dal 1993. Salesiano, poliglotta, è diplomato in pianoforte ed è stato docente di chimica e fisica. Ha collezionato un numero impressionante di titoli accademici: filosofia, teologia, diplomi in psicologia e psicoterapia.

È anche presidente della Caritas internazionale e soprattutto coordinatore del gruppo dei nove cardinali di tutto il mondo (il cosiddetto C9) che Bergoglio ha chiamato intorno a sé per consigliarlo e aiutarlo nella riforma e nella guida della Chiesa. Perciò è in contatto costante con Francesco e molto spesso è in Vaticano. Lo abbiamo intervistato per chiedergli com’è il Pontefice visto da vicino.

Lei si riunisce e si sente spesso con il Papa per preparare le riunioni del C9. Com’è Francesco«in privato»? «È un uomo molto mite e attento. Ascolta tutti con grande attenzione, fa domande, interviene. Non alza mai la voce e non si innervosisce. Dà molta fiducia ai collaboratori, però, allo stesso tempo, segue tutti con partecipazione e interesse».

«Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve» ha detto papa Francesco in un’intervista. Cosa intendeva dire? «Non credo che pensi né alla rinuncia né alla morte. Penso sia stato un modo, anche garbato, per rispondere ad alcuni che cercano di ostacolare il percorso del suo pontificato o che sono preoccupati per le sue decisioni. Come a voler dire: “Oggi ci sono, ma domani altri proseguiranno il lavoro che ho intrapreso”».

Bergoglio ha molti nemici?
«No. Anche se è chiaro che il lavoro di riforma e di rinnovamento della Chiesa che ha iniziato modifica i punti di riferimento e provoca delle reazioni. Il cambiamento incontra sempre degli ostacoli. Ma ogni difficoltà e ogni prova si possono trasformare in opportunità. Francesco ne è molto convinto».

A che punto sono le riforme volute del Papa?
«Stiamo seguendo il nostro piano di lavoro. Ci vuole pazienza, ma andiamo avanti. Basti pensare a quanto abbiamo già fatto in campo finanziario con la riforma dello Ior (la banca vaticana) e la creazione della Segreteria per l’Economia. Ma è soprattutto una la riforma profonda che il Pontefice ha già realizzato».

Quale?
«Riguarda l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei poveri. Tutti, ha detto il Pontefice: “Siamo chiamati a diventare una carezza di Dio!” per quanti sono nel bisogno. Non dobbiamo aver paura di avvicinare, toccare, abbracciare i poveri, come fa Francesco. Questo è il messaggio che sta al centro del suo pontificato. Il Santo Padre, come mi ha detto un giorno un pastore protestante, sta scrivendo un’enciclica dei gesti fin dal primo momento in cui è stato eletto».

Spesso, però, ci sono pregiudizi nei confronti delle persone meno fortunate o degli stranieri. Cosa fare?«Occorre favorire una cultura dell’incontro tra noi e i meno fortunati. Occorre informare la gente correttamente e reagire alla globalizzazione dell’indifferenza e dell’esclusione».

Il Papa è molto preoccupato per il martirio dei cristiani?
«Sì è preoccupato. Ciò che lo colpisce è soprattutto l’indifferenza dei media e della comunità internazionale di fronte a questi fatti. Gli studenti uccisi nel nord del Kenya erano lo stesso numero dei morti del volo della Germanwings. Ma del massacro di quei giovani sulla stampa si è parlato solo per un giorno. Invece dell’aereo precipitato si è continuato a scrivere per una settimana. Il Papa vorrebbe che ci fosse più partecipazione al dramma del cristiani perseguitati».

di Ignazio Ingrao

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