Nunziatina, dove pregava l’arcivescovo Bergoglio

3 marzo 2015 Foto e video story

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Buenos Aires, Argentina,  l'arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, 13/02/2013  (credits: Getty Images)

Buenos Aires, Argentina, l’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio, 13/02/2013 (credits: Getty Images)

Nel cuore di Roma percorrendo il Ponte Vittorio per raggiungere via della Conciliazione e da lì svoltare verso piazza San Pietro, ci si trova di fronte a una chiesetta. È proprio sull’angolo di un incrocio e passerebbe quasi inosservata se oggi non fosse diventata una meta ambita per tanti turisti. Stiamo parlando della chiesa dedicata a Maria Santissima dell’Annunziata, che gli abitanti del rione Borgo chiamano più semplicemente “La Nunziatina”.

È un piccolo luogo di culto che appartiene alla Confraternita di San Michele Arcangelo, da decenni officiato dai Frati Francescani dell’Immacolata, ed è diventato famoso in tutto il mondo perché qui papa Francesco, come lui stesso ha raccontato anche al nostro direttore Aldo Vitali, veniva a pregare durante i suoi soggiorni romani prima dell’elezione a pontefice. Andare alla Nunziatina: «Mi purificava l’anima» aveva ricordato Francesco.

È un luogo di tesori artistici e spirituali 
Nelle sue trasferte in Italia dall’Argentina alla fine degli anni ’90, l’allora arcivescovo Jorge Mario Bergoglio soggiornava alla residenza “Paolo VI” in via della Scrofa e amava recarsi a piedi ai Dicasteri della Santa Sede dove era atteso dai suoi colleghi della Curia. Proprio durante una di queste camminate, Bergoglio un giorno scopre la Nunziatina, restando affascinato dalla sua atmosfera profonda e dai tanti tesori dell’arte religiosa che custodisce: alcuni dipinti del pittore Angelo Massarotti, un affresco di Giovan Battista Montano del XVI secolo, la magnifica Madonna del Latte con Bambino di Antoniazzo Romano che risale addirittura al tardo Quattrocento.

Francesco è colpito in particolare da due opere che si trovano proprio all’ingresso. Innanzitutto la statua di san Michele Arcangelo «che sconfigge tutti i malefici del demonio!». È in bronzo, opera della scultore francese Louis Albert Leféuvre (vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo), e raffigura il Santo mentre trafigge Lucifero. D’altronde, per Francesco, san Michele è una figura assai importante. Tant’è vero che poco dopo la sua salita al Soglio di Pietro, benedisse una grande rappresentazione in bronzo del Principe della Milizia Celeste” (l’Arcangelo è chiamato anche così) sotto la cui protezione ha collocato tutta la Città del Vaticano.

Il secondo degli angoli della chiesa più amati da Francesco è, invece, un piccolo spazio dove si trova la statuina di santa Teresa del Bambino Gesù. Il Papa era solito fermarsi in raccoglimento davanti a lei e al termine della preghiera la toccava e la baciava in un gesto così simile a quello che facciamo anche noi… In effetti come sappiamo il Santo Padre ha una speciale devozione per Teresina, la cui autobiografia “Storia di un’anima” porta sempre con sé in viaggio nella sua famosa borsa nera.

…e nasce un’amicizia con un giovane frate
Alla Nunziatina Francesco, allora, entrava tutte le mattine alle nove. I primi a notare le visite di quel pellegrino arrivato «dalla fine del mondo» sono i frati che vivono lì. Bergoglio non passa, infatti, inosservato:la sua talare con i bottoni rosso-violaceo lo identifica subito come “arcivescovo”. All’inizio sono i fraticelli un po’ intimiditi… finché uno di loro non si trova faccia a faccia con il Monsignore. Si chiama Anselmo Marcos, francescano di origine filippina che si occupava delle pulizie.

Un giorno Bergoglio gli chiede: «Sei felice di essere un consacrato? ». Fra Anselmo risponde: «Sì!». Il prelato replica: «Perché?». E il piccolo frate ancora: «Perché so che il Signore è contento che lo serva e in questo è la mia felicità ». Dopo quella breve e sincera risposta di un giovane con il secchio delle pulizie in mano, nasce una genuina amicizia. Fra Anselmo, infatti, conosceva alcune preghiere che la nonna gli aveva insegnato in spagnolo e così lui e monsignor Bergoglio finiscono per trovarsi a pregare insieme, inginocchiati fianco a fianco.

Un rapporto sincero come lo stesso Francesco ha ricordato ai confratelli di Anselmo ricevuti a Santa Marta il 10 luglio 2014: «Devo molto a quel frate, piccolino, come il buon profumo che si conserva nel vasetto. Le sue risposte semplici ma profonde, mi hanno molto edificato». Piccola, ma grande storia di una chiesetta solo apparentemente come tante altre…

(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Curiosità: chi sono i frati della nunziatina
I Frati Francescani dell’Immacolata sono un ramo della famiglia di san Francesco d’Assisi, che professa il “Voto Mariano”, ossia si impegnano a imitare la Madonna nella dimensione dell’essere e dell’agire. Questo spiega la scelta della tonalità celeste sul saio cinerino a forma di croce e la Medaglia Miracolosa della Madonna di Rue du Bac, apparsa a Parigi, appuntata al petto.

La loro esperienza nasce nel 1970 all’interno dei Frati Minori nel convento di Frigento sui monti dell’Irpinia. Un gruppo di religiosi si sentì ispirato a seguire il carisma dell’eroico confratello san Massimiliano Maria Kolbe, martire ad Auschwitz, ma anche pioniere dell’evangeIizzatore. Iniziarono così a fondare diverse case religiose, specie in terre di missione, finché il 1 gennaio del 1998 vennero ufficialmente riconosciuti dalla Santa Sede.

Da allora i Frati Francescani dell’Immacolata dispongono di circa 40 conventi nel mondo, denominati “Case Mariane” e a loro sono affidate opere di apostolato come radio, televisioni, editoria oppure la conduzione pastorale di santuari mariani, parrocchie e cappellanie di ospedali. L’Istituto ha conosciuto una crisi e un momento di verifica attraverso il provvedimento di commissariamento l’11 luglio del 2013 in cui si contestavano una serie di scelte improprie legate alla formazione, alla liturgia e all’amministrazione.

Papa Francesco in persona ha apprezzato gli sforzi dei Frati dell’Immacolata e ha voluto incoraggiarli convocandoli in un’udienza lo scorso 10 giugno a Santa Marta. Dopo un’ora e mezza di colloquio ha donato loro una nuova casa religiosa per i seminaristi e la sua benedizione.

di Adriano Alimonti

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