Napoli: il Papa incontra detenuti e malati

21 marzo 2015 Foto e video story

tweet
(credits: Getty Images)

(credits: Getty Images)

Anche questa volta, come sempre ha fatto fino a ora nelle sue visite pastorali, Francesco non ha rinunciato a incontrare i più sofferenti. Due, in questo senso, sono state le tappe che ha toccato a Napoli. E in entrambe ha chiesto che fossero spente le telecamere: i riflettori, si sa, non si addicono a certi incontri che richiedono un po’ di raccoglimento.

Ha stretto la mano a ciascuno di loro
Alle 13, accolto dalle note della celebre canzone napoletana “’O surdato ‘nnammorato” Francesco è arrivato alla casa circondariale “Giuseppe Salvia”. Il tristemente famoso carcere di Poggioreale per capirci, dove sono richiusi soprattutto rapinatori e spacciatori, con un reparto riservato ai transessuali.

È stata la sua terza volta in un carcere, dopo quello minorile di Casal del Marmo (a Roma) e quello di Castrovillari (a Cassano allo Ionio) e a pochi giorni dalla Messa in Coena Domini del Giovedì Santo che celebrerà, il 2 aprile, nel carcere romano di Rebibbia.

Tra i detenuti di Poggioreale (ma anche dell’altro carcere cittadino, quello di Secondigliano, e del penitenziario minorile di Nisida), ne sono stati estratti un centinaio che hanno mangiato con Francesco. Lui ha voluto salutarli tutti, stringere loro le mani a uno a uno e ha parlato spontaneamente.

Sono contento di trovarmi in mezzo a voi. Questo incontro mi permette di esprimere la mia vicinanza a voi, e lo faccio portandovi la parola e l’amore di Gesù, che è venuto sulla terra per rendere piena la nostra speranza ed è morto in croce per salvare ciascuno di noi».

Parole come sempre calorose e sentite: «A volte capita di sentirsi delusi, sfiduciati, abbandonati da tutti: ma Dio non si dimentica dei suoi figli, non li abbandona mai! Egli è sempre al nostro fianco, specialmente nell’ora della prova; è un Padre “ricco di misericordia, che volge sempre su di noi il suo sguardo sereno e benevolo. Ci attende sempre a braccia aperte. Questa è una certezza, che infonde consolazione e speranza».

Quindi è tornato a sottolineare la difficile condizione dei carcerati: «Troppo spesso sono tenuti in condizioni indegne e dopo non riescono a reinserirsi nella società. Ma grazie a Dio ci sono anche dirigenti, cappellani, educatori, operatori pastorali che sanno stare vicino a voi nel modo giusto. E ci sono alcune esperienze buone e significative di inserimento».

Quindi la visita ai malati in basilica
L’altro incontro a porte chiuse è stato quello con i malati nella basilica del Gesù Nuovo, dove riposano le reliquie del medico santo Giuseppe Moscati. Qui Francesco ha sottolineato l’importanza della «umanizzazione della medicina e di quanti benefici questa può portare, là dove si riesce a viverla, a tutti i malati e ai loro familiari».

Anche in questa occasione Francesco non si è risparmiato e ha abbracciato e baciato alcuni disabili, tra cui diversi bambini, che lo stavano aspettando fuori dalla basilica.

(credits: Agf)

(credits: Agf)

 

Curiosità: ecco il menu del pranzo
Francesco lo ha detto subito chiaramente: niente menù delle grandi occasioni né catering. Per il pranzo nel carcere di Poggioreale ha chiesto (e ottenuto) di mangiare gli stessi piatti dei detenuti, peraltro cucinati da loro. Il menù comprendeva: pasta al forno, carne con broccoli e i tradizionali dolci napoletani, la sfogliatella e il babà.

 

TAG

, , , , , , ,

VEDI ANCHE