Monsignor Krajewski, il braccio destro del Papa

4 febbraio 2018 News

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Credit Osservatore Romano

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Passo veloce, sorriso perenne, sguardo fisso sugli ultimi. Don Corrado, come ama farsi chiamare monsignor Konrad Krajewski, Elemosiniere del Papa, è così: un uomo senza filtri aperto nell’accudire gli altri e deciso nel modo di fare le cose. Richiamando il Vangelo di Luca, in lui ci sono tutte e due le sorelle di Lazzaro; Marta, indaffarata a sistemare la casa, e Maria ad ascoltare la parola di Gesù. C’è infatti un aspetto spirituale meno conosciuto di don Corrado, più intimo, più in ascolto dell’uomo. Ogni giorno alle tre del pomeriggio è nel Santuario della Divina Misericordia, a due passi dal Vaticano, per recitare la coroncina del Rosario insieme a tanti pellegrini, soprattutto polacchi come lui, devoti di santa Faustina Kowalska, amata da Giovanni Paolo II, il Papa che proprio a questo religioso ha cambiato la vita. 

E tutti i giorni confessa per un’ora, ma prima prega per chi si accosterà al sacramento e poi fa la stessa penitenza che ha impartito. 

Nato a Lodz, la terza città della Polonia, il 25 novembre 1963, don Corrado diventa sacerdote a 25 anni dopo la laurea in teologia presso l’università di Lublino. Ma è a Roma, all’Istituto sant’Anselmo, che germoglia la sua passione per la liturgia. Di lui si accorge monsignor Piero Marini, maestro delle celebrazioni pontificie ai tempi di Giovanni Paolo II, e ancora oggi compagno di don Corrado nelle sortite per dare conforto ai terremotati di Amatrice o a quelli di Ischia. È nel giugno del 1987, durante il terzo viaggio di Wojtyla in Polonia, che questo giovane non ancora sacerdote e dai capelli neri e folti mostra le sue abilità nell’organizzare l’aspetto liturgico della visita del Papa a Lodz. Il futuro Elemosiniere riesce infatti a gestire 1500 bambini della prima Comunione che Giovanni Paolo II voleva salutare tutti. 

È sempre Marini a richiederlo nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche e per don Corrado è come la realizzazione di un sogno perché, confessò poi, sapeva in cuor suo che servire Wojtyla significava servire un santo. È lui uno dei pochi ammessi nella camera di Giovanni Paolo II al momento della morte, a vestirlo insieme a tre infermieri «che gli parlavano» raccontò don Corrado «come se stessero parlando al loro padre». In quelle carezze, nei baci alle mani del Papa defunto, il futuro Elemosiniere sentì il profumo della santità e ne ebbe certezza ai funerali con tutti gli striscioni portati in Piazza San Pietro con la scritta “Santo subito”. 

Con Giovanni Paolo II ci sono altre cose che don Corrado aveva in comune: la passione per lo sci, in Polonia e per il nuoto d’estate. Così come la devozione per la Madonna di Czestochowa, la Vergine nera di Jasna Gora, la Regina della Polonia. Don Corrado non manca mai di partecipare al pellegrinaggio dei polacchi a fine agosto ai piedi di Maria per chiederne la protezione. E ama fare sorprese, come essere presente a un battesimo di un bimbo nato per miracolo per dare la sua benedizione. Lo fa «perché» come disse una volta «si è utili alla Chiesa quando con il nostro stile di vita non nascondiamo Dio ma lo mostriamo. Il bene è contagioso». Quel bene che, dal 3 agosto 2013, quando è stato nominato capo dell’Elemosineria, continua a fare a nome di Francesco.

di Benedetta Capelli

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