La Messa in italiano compie 50 anni

6 marzo 2015 Foto e video story

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Papa Bergoglio mentre dice messa con la classica talare viola, il colore del periodo quaresimale (credits: Agf)

Papa Bergoglio mentre dice messa con la classica talare viola, il colore del periodo quaresimale (credits: Agf)

Via Appia Nuova è una lunga arteria che scorre da Roma verso sudest e taglia in due la capitale, puntando verso la zona dei Castelli Romani dove Francesco ha trascorso l’ultima settimana: la Appia Nuova, infatti, conduce direttamente ad Ariccia, che ha ospitato il Santo Padre per gli esercizi spirituali in vista della Quaresima. Ma senza spostarsi così lontano dal centro, al numero civico 244, c’è un luogo altrettanto speciale: è la parrocchia di Ognissanti.

Francesco ricorda un giorno storico
A vederla così, non sembrerebbe tanto diversa da una delle belle chiese che troviamo nelle nostre città. Eppure è un posto che ha visto uno dei giorni più importanti del XX secolo. Qui il 7 marzo del 1965 papa Paolo VI tenne la prima messa sperimentale all’interno della quale erano previste parti in italiano.

E proprio in occasione del cinquantesimo anniversario dell’introduzione delle lingue nazionali nella celebrazione liturgica, papa Francesco il prossimo sabato 7 marzo celebrerà una messa proprio alla parrocchia di Ognissanti, rievocando quello storico momento. Cosa significò quella messa tenuta da Paolo VI nel cuore degli anni ’60 è facile immaginarlo… La Chiesa avrebbe cominciato a rivolgersi alla gente con le parole delle gente, abbandonando il dotto (ma ormai riservato a pochi) latino.

Ecco quell’omelia che segnò un’epoca
Ed ecco, allora, cosa disse Paolo VI in quella memorabile giornata, rivolgendosi ai fedeli durante la sua omelia: «Che cosa stiamo facendo? Questo è il momento delle riflessioni, e si inserisce nel sacro Rito per suscitare i pensieri che lo devono accompagnare. Noi stiamo attuando una realtà, la quale, già di per sé, si presenta solenne e ha due aspetti: l’uno straordinario; l’altro consueto e ordinario.

Straordinaria è l’odierna nuova maniera di pregare, di celebrare la Santa Messa. Si inaugura, oggi, la nuova forma della Liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo, per tutte le Messe seguite dal popolo.

È un grande avvenimento, che si dovrà ricordare come principio di rigogliosa vita spirituale, come un impegno nuovo nel corrispondere al grande dialogo tra Dio e l’uomo… Il Signore sia con voi!». Un’occasione unica in cui il futuro beato papa Montini (ricordiamo che è stato beatificato da papa Francesco lo scorso 19 ottobre) chiarì subito il senso di quel cambiamento epocale: «Norma fondamentale è, d’ora in avanti, quella di pregare comprendendo le singole frasi e parole, di completarle con i nostri sentimenti personali, e di uniformare questi all’anima della comunità, che fa coro con noi».

Una riforma che arrivò per gradi 
Come sappiamo, Paolo VI è ritenuto un innovatore, avendo fatto da guida e ispiratore per le riforme promulgate nel corso del Concilio Vaticano II: ossia la grande riunione di tutti i vescovi mondo che cercò di rinnovare la Chiesa cattolica. E tra i primi temi trattati nel corso della riunione ci fu proprio la riforma liturgica.

Il primo passo risale al 4 dicembre del 1963, quando venne approvata la costituzione liturgica “Sacrosanctum Concilium” con 4 soli voti contrari. All’interno del testo si legge: «L’uso della lingua latina, salvo diritti particolari, sia conservato nei riti latini. Dato, però, che, sia nella messa che nell’amministrazione dei sacramenti, sia in altre parti della liturgia, non di rado l’uso della lingua nazionale può riuscire di grande utilità per il popolo, si conceda alla lingua nazionale una parte più ampia».

Un percorso che si completò in 4 anni
Questo fu seguito il 27 gennaio del 1965 dalla promulgazione del “Ritus servandus in celebratione Missae” (il cosiddetto “Messale del 1965”): è il testo, che prevedeva la possibilità di utilizzare la lingua definita “volgare” in alcune parti della Messa, ed entrò in vigore la prima domenica di Quaresima del medesimo anno.

Appunto il successivo 7 marzo. Tuttavia ci vollero altri quattro anni, prima che la riforma fosse completata. Fu possibile grazie alla Costituzione Apostolica “Missale Romanum” di Paolo VI. E così il Messale Romano riformato arrivò ufficialmente la prima domenica di Avvento di quell’anno (il 30 novembre).

Papa Paolo VI, 1978 (credits: Agf)

Papa Paolo VI, 1978      (credits: Agf)

Curiosità: le differenze tra la messa in latino 1965 e italiano 2015
LE FONTI
Latino: la fonte è data dal Concilio di Trento, detto perciò Tridentino, riunitosi nel tentativo di “conciliare” cattolici e protestanti e che durò ben 19 anni, dal 1545 al 1563, sotto il pontificato di tre papi, Paolo III, Giulio III e Pio IV.

Italiano:La fonte è il Concilio Vaticano II, convocato nel 1962 da papa Giovanni XXIII e proseguito da papa Paolo VI, che ha consentito la celebrazione nelle diverse lingue nel “Missale Romanum” emanato il 3 aprile 1969.

L’ALTARE
Latino l’altare è rivolto verso l’abside, cioè la parte terminale della chiesa. Ciò procura un distacco dei fedeli dal sacerdote che celebra dando le spalle, e una percezione più lontana del divino cui l’assemblea si rivolge.

Italiano: l’altare è posto tra il celebrante e i fedeli, riproducendo la situazione dell’Ultima cena degli apostoli intorno alla tavola, con una maggiore vicinanza e più intensa partecipazione dei presenti.

 L’ELEVAZIONE
Latino: il pane e il vino dell’eucarestia sono coperti agli occhi dei fedeli dal celebrante, salvo nel momento dell’elevazione, in cui egli mostra all’assemblea l’ostia e il calice dopo la consacrazione stendendo entrambe le mani in alto.

Italiano: Il pane e il vino sono consacrati sotto l’occhio dei fedeli, che possono cogliere anche l’espressione del sacerdote durante la cerimonia. Rimane il gesto dell’elevazione dell’ostia e del calice dopo la consacrazione.

PULPITO E AMBONE
Latino: l’omelia viene pronunciata dal pulpito, una struttura sopraelevata e appoggiata a una colonna della chiesa. Il sacerdote dominava così l’assemblea e veniva ascoltato a voce naturale prima dell’introduzione degli amplificatori.

Italiano: l’omelia viene pronunciata dall’ambone, che è in pratica il leggio da cui vengono letti i testi sacri. Il sacerdote è al livello dei fedeli o di poco sopraelevato e la sua voce è diffusa quasi sempre da un sistema di altoparlanti.

LITURGIA DELLA PAROLA
Latino: oltre al Vangelo è prevista una sola lettura, fatta dal celebrante sull’altare. Tra i due momenti il sacerdote recita il graduale, tratto da uno o più salmi, che non prevede la risposta dei fedeli.

Italiano: Le letture dell’Epistola e del Vangelo sono precedute dalla lettura dell’Antico Testamento o dagli Atti degli Apostoli (per a Pasqua). Il graduale è chiamato ora salmo responsoriale, viene letto da un fedele e prevede la risposta dei presenti.

IL DIGIUNO E LA COMUNIONE
Latino: il digiuno eucaristico, che precede la comunione, doveva avvenire per i cibi solidi e liquidi, eccetto l’acqua, fino dalla sera precedente. La comunione veniva impartita solo con la deposizione dell’ostia nella bocca del fedele inginocchiato.

Italiano: i comunicandi devono essere digiuni da un’ora per i cibi solidi e le bevande, fatta eccezione per l’acqua. Ricevono la comunione in piedi, avvicinandosi al sacerdote e l’ostia può essere distribuita anche nelle mani dei fedeli.

 

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