Mercedes Fariña, la ritrattista di Papa Francesco

25 gennaio 2015 Foto e video story, Gallery

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  • (credits: Getty Images)
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La casa di Mercedes Fariña sorge nel cuore di Flores. A otto quadras da qui, a otto isolati di distanza, 78 anni fa è nato il cittadino più illustre del barrio, Jorge Bergoglio. Mercedes, che di anni ne ha 38, professione pittrice, e il futuro papa Francesco non si erano mai incontrati, qui a Buenos Aires. Lui era l’arcivescovo della città, Mercedes non era neppure una cattolica molto praticante: al punto che i suoi figli non sono neppure battezzati. Poi è successo qualcosa.

“È stato naturale ritrarre Francesco”
«La sera del 13 marzo 2013, quando Bergoglio è stato eletto pontefice, qui nel barrio si è scatenata una baraonda. La gente era felice, eccitata, tutti si sentivano in qualche modo coinvolti. Si respirava un’energia davvero incredibile», ci racconta l’artista. «Sono sempre stata attratta dal tema della sacralità e della spiritualità

Il tema della religione e di Dio ha sempre fatto parte della mia pittura. Allora è stato spontaneo pensare a un omaggio e ho dipinto il Papa in preghiera con la basilica di Flores sullo sfondo. Premetto che io non sono una ritrattista, non ne faccio mai, neppure su commissione. Ma con Francesco mi è venuto naturale».

In poco tempo il dipinto ha innescato una catena di eventi. «In occasione dell’apposizione di una targa sulla facciata della casa di calle Membrillar, dove Bergoglio è cresciuto, ho esposto il quadro ed è stato un grande successo. Il parroco della basilica di Flores mi ha così chiesto di esporlo anche in chiesa, proprio accanto al confessionale dove Bergoglio ebbe la chiamata del Signore e la reazione della gente è stata incredibile. Tutti volevano toccarlo, la gente si faceva il segno della croce, pregava davanti al quadro».

Una lettera e poi l’incontro a Roma
«Gli apprezzamenti sono continuati e quando la biografa del Papa Francesca Ambrogetti mi ha contattato per esibirlo alla presentazione della nuova edizione del suo libro Il Gesuita, in me è sorto il desiderio di donare il quadro al Santo Padre. Tramite una persona molto vicina al Pontefice, gli ho, dunque, mandato una foto del dipinto con una lettera».

Passa una settimana e lui le risponde: «La ringrazio per la sua lettera. La ringrazio anche per il ritratto e le faccio i miei complimenti per la sua capacità artistica. Le chiedo, per favore, di pregare e di farlo per me. Che Gesù la benedica e la Madonna la protegga».

Come se non bastasse le istituzioni vaticane l’hanno invitata ad andare a Roma con il quadro, offrendole anche di prendere parte a un’udienza con Francesco. «Nel frattempo io avevo cominciato a dipingere altri quadri che lo ritraevano e il giorno in cui ho finito l’ultimo (in tutto la serie si compone oggi di 9 opere) il fax del Vaticano è giunto: proprio mentre stavo appoggiando il pennello. Così abbiamo organizzato il viaggio e il quadro, che ha viaggiato in via ufficiale e, in prima classe, è arrivato alla Casa Santa Marta».

Quando Mercedes ricorda i momenti vissuti alla presenza di papa Francesco s’illumina: «Mi ha parlato ed è stato un momento molto speciale. Irradia un’energia incredibile! Mi ha ringraziato, mi ha preso la mano ed è stato un momento di grande comunione spirituale. Mio figlio, poi, era felicissimo di vedere dal vivo quel signore che conosceva attraverso i quadri».

È il 9 ottobre del 2013. Oggi la serie, denominata Habemus Papam, è diventata assai popolare. Con il sostegno istituzionale del Ministero degli Affari Esteri dell’Argentina e l’autorizzazione della Santa Sede è già stata esposta nella cattedrale di Buenos Aires, presso il Museo Eclesiástico della cattedrale di La Plata e in Connecticut negli Stati Uniti.

«Mi piacerebbe che arrivasse anche in Italia», dice con un sorriso. Poi ci tiene a sottolineare che «i quadri non sono in vendita e qualsiasi forma di ricavato (da cartoline e fotografie) è devoluto alla Caritas di Buenos Aires». Anche se «la serie è da ritenersi completa. A meno che non accadano dei fatti che mi diano ispirazione».

Un quadro nel nome della pace mondiale
Ma non è tutto. Il 14 dicembre l’artista argentina ha consegnato al cardinale Gianfranco Ravasi un altro quadro: l’ottavo ritratto di Francesco dal titolo Pacem in Terris, ispirato allo storico incontro di preghiera per la pace avvenuto nei Giardini Vaticani l’8 giugno 2014. Nel quadro si vedono tre figure, disposte a triangolo: papa Francesco e due bambini, uno israeliano (con le fattezze del figlio di Mercedes, Lorenzo) e uno palestinese. Tutti e tre guardano davanti a sé, in un punto al di fuori dal dipinto.

Papa Francesco, posizionato volutamente sullo sfondo del dipinto, le mani giunte in preghiera, sembra fissare dritto negli occhi il visitatore. I due ragazzi sono davanti, a indicare la speranza nelle nuove generazioni, e sostengono tra le mani una sfera di vetro che contiene un messaggio di pace.

di Andrea Di Quarto

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