Manila, la messa record di Papa Francesco

18 gennaio 2015 Foto e video story

tweet
La messa celebrata da Francesco al Rizal Park di Manila ha stabilito il nuovo primato per numero di presenti (credits: Getty Images)

La messa celebrata da Francesco al Rizal Park di Manila ha stabilito il nuovo primato per numero di presenti (credits: Getty Images)

Una folla come mai si era vista prima nella storia: sette milioni di persone, sotto una pioggia grondante, tutte lì per papa Francesco. Un’immagine e un giorno che irrompono nella memoria di questo secolo, destinati a rimanerci per sempre. È una certezza, la grande messa al Rizal di Park di Manila è un evento che sarà impossibile dimenticare.

Eppure questa non è l’unica istantanea storica del viaggio nelle Filippine: Francesco circondato dai bambini di strada, la folla nell’incontro con le famiglie al Mall of Asia, e ancora aTacloban mentre celebra messa con un impermeabile giallo sotto la tempesta. Il mio Papa ha seguito tutto ciò da una posizione privilegiata, nel seguito dell’aereo papale. Francesco era stato chiaro parlando sul volo che lo ha condotto a Manila: «Vado nelle Filippine per i poveri». E ha mantenuto fede all’impegno.

Appena arrivato, il 16 gennaio, dopo aver salutato il presidente filippino Benigno Aquino e aver celebrato la messa nella cattedrale, si reca a sorpresa presso un centro per il recupero dei bambini di strada. Un fuori programma che commuove il cardinale Luis Tagle, arcivescovo della città, al quale il Papa confida: «Questo viaggio non è solo per le Filippine. È anche per me: sto imparando molto».

Nel centro ci sono 300 bambini e Bergoglio si intrattiene più di mezz’ora, facendo saltare il programma. I bambini si stringono a lui, cercano di sussurrargli alle orecchie le loro storie, gli danno piccoli doni. E lui, come un nonno, ascolta tutti.

Nel pomeriggio, rivolgendosi alle famiglie riunite nella Mall of Asia Arena Francesco confessa: «Mi sono commosso nel cuore dopo la messa quando ho visitato i bambini soli: quanta gente lavora nella Chiesa perché abbiano una famiglia, questo significa andare avanti profeticamente». Il dialogo del Papa con le famiglie è particolarmente intenso. Inserisce lunghi brani improvvisati in spagnolo e tradotti in inglese da monsignor Mike Miles della Segreteria di Stato che gli sta a fianco passo dopo passo.

Un messaggio per le famiglie e i bambini
Tra questi un deciso invito a sognare: «Non è possibile una famiglia senza il sogno», dice il Pontefice. «Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare, i bambini non crescono e l’amore non cresce, la vita si affievolisce e si spegne. Per questo vi raccomando che la sera, quando fate l’esame di coscienza, ci sia anche questa domanda: oggi ho sognato il futuro dei miei figli? Oggi ho sognato l’amore del mio sposo, della mia sposa? Oggi ho sognato i miei genitori, i miei nonni? Non perdiamo mai la capacità di sognare se vogliamo amare veramente».

Il giorno seguente Papa Francesco deve recarsi a Tacloban, a sud di Manila per incontrare la popolazione dell’isola travolta l’8 novembre 2013 dal ciclone Yolanda che ha fatto oltre 10 mila morti. Una tempesta tropicale di forza 2 si abbatte sull’isola e gli organizzatori suggeriscono prudenza. Ma il Santo Padre non vuole cambiare programma. Il pilota dell’A320 delle Philippines Airlines che lo porta a Tacloban è costretto ad un difficile atterraggio.

A Tacloban insieme ai superstiti del tifone
Ad attendere papa Bergoglio ci sono centinaia di migliaia di persone nel fango, sotto la pioggia. Il Papa non rinuncia alla papamobile: indossa l’impermeabile giallo fornito dall’arcidiocesi di Palo e fa il giro tra i fedeli nell’area dell’aeroporto dove celebra la messa.

Giunto all’omelia mette da parte il discorso scritto e parla ancora a braccio. «Permettetemi una confidenza», dice rivolto ai fedeli: «Quando vidi da Roma questa catastrofe sentii che dovevo stare qui. In quel giorno decisi di fare questo viaggio. Decisi di stare con voi. Un po’ tardi mi direte in verità, però ci sono, sono qui! Sono qui per dirvi che Gesù è il Signore, che Gesù non ci delude. Potreste dirmi: “padre, il Signore mi ha deluso perché ho perduto la mia casa, la mia famiglia, quello che avevo, ora sono malato…” è vero, questo che mi dite e io rispetto questo sentimento. Però allo stesso tempo Gesù è sulla croce e da lì non ci delude».

Il Pontefice invita ad affidarsi alla Madonna: «Noi siamo come i bambini che nel momento del dolore, quando non capiamo niente, chiediamo che il Signore ci si riveli. Ci viene solo di dare la mano e aggrapparci a quella della Madre di Gesù e dirle “mamma” come un bambino quando ha paura e dice l’unica parola che possiamo dire nei momenti che sentiamo oscuri: “mamma».

Mentre Francesco parla sotto il vento e la pioggia, sono tanti a commuoversi: anche il tempo sembra ricordare i giorni drammatici del tifone. Il mattino seguente Francesco incontra trentamila giovani presso il campo sportivo dell’Università san Tommaso della capitale.

“Al mondo manca la capacità di piangere”
Due toccanti testimonianze precedono il discorso del Papa: Jun Chura (14 anni) e Glyzelle Palomar (12 anni), ex bambini di  strada, raccontano la situazione in cui si trovano migliaia di minori a Manila, abusati, drogati, costretti a rubare e a prostituirsi.

E la piccola Glyzelle, con gli occhioni gonfi di lacrime, rivolge al Papa la domanda più difficile: «Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei bambini?». Francesco è colpito, commosso, e parla con sincerità: «Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: “Perché i bambini soffrono?”». E quindi prosegue con intensità: « Al mondo di oggi manca la capacità di piangere. 

Certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Ognuno si domandi: “Ho imparato a piangere quando vedo un bambino affamato, drogato, abbandonato, abusato, usato come schiavo?” Solo quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa».

Francesco continua a dialogare con i giovani, mettendoli in guardia: «Bisogna imparare a usare armoniosamente tre linguaggi: della mente, del cuore, della mano. Pensare, sentire e fare: a voce alta». E imparare a lasciarsi amare: «Il vero amore è amare e lasciarsi amare. Dio sempre sorprende. Non dobbiamo avere la psicologia del computer che pretende di sapere tutto».

A Rizal Park: la messa dei record
Nel frattempo sette milioni di filippini si preparano all’abbraccio con il Pontefice per la messa al Rizal Park di Manila. Sette milioni: un numero incredibile di fedeli per quella che diventerà la messa più “numerosa” nella storia. Fin dal mattino i fedeli si sono messi in cammino verso l’immensa area affacciata sulla baia di Manila.

«Lolo Kiko (in filippino vuol dire “Nonno Francesco”) we love you (in inglese vuol dire “Ti amiamo”) », scandisce la folla per ore. Nell’omelia il Papa raccomanda di avere cura della Terra: «Dio ha creato il mondo come uno splendido giardino e ci ha chiesto di averne cura. Tuttavia, con il peccato, l’uomo ha sfigurato quella bellezza; mediante il peccato l’uomo ha anche distrutto l’unità e la bellezza della nostra famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione».

Ma il diavolo è contro di noi: «La grande minaccia al piano di Dio per noi è ed è sempre stata la menzogna del diavolo. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio; sprechiamo il nostro denaro nel gioco d’azzardo e nel bere; ci ripieghiamo su noi stessi». Occorre invece aprirsi alla vita, difendere i bambini e la famiglia per costruire «un mondo di giustizia, onestà e pace».

di Ignazio Ingrao

TAG

, , , , , , ,

VEDI ANCHE